I 30 film da vedere assolutamente che ti faranno amare il cinema

Film da vedere assolutamente, quali sono le pietre miliari della cinematografia? Ecco la recensione di 30 cult imperdibili che ti faranno amare la settima arte, il cinema.

Trainspotting rientra tra i film da vedere assolutamente
Trainspotting rientra tra i film da vedere assolutamente

Quali sono i film da vedere assolutamente

Non è semplice rispondere a questa domanda perché per gli appassionati che vedono film al cinema o in tv, questa è un’arte che scatena sensazioni umorali, molto soggettive, profonde, con cui ognuno può confrontarsi.

Ma nonostante questo si possono individuare dei film che oggettivamente sono dei punti di riferimento per chi ama il linguaggio cinematografico. Parliamo solo di cinema, escludendo le serie tv e i film tv, che pur essendo in alcuni casi meritevoli di applausi, resteranno fuori dal nostro articolo.

Fare delle classifiche di film belli sarebbe presuntuoso oltre che stucchevole, per cui ci limitiamo a scegliere quelli che, in un modo o nell’altro, hanno segnato un punto fondamentale nella storia e nella crescita della cinematografia, nell’evoluzione del genere e nell’impatto sui costumi della società.

Con un occhio di riguardo all’Italia che ha sfornato talenti di livello irraggiungibile, anche tra i film 2016.

IL MONELLO, 1921

Charlie Chaplin può essere considerato il primo vero grande artista del genere. E il Monello – scritto, prodotto, diretto e interpretato da Chaplin stesso – ha rappresentato un passaggio cruciale nell’evoluzione dell’arte cinematografica, sia da un punto di vista tecnico che del marketing. Sir Charles Spencer Chaplin si era costruito il suo proprio studio hollywoodiano, i Charlie Chaplin Studios, che per molti anni a venire fu quanto di più moderno si era mai visto nella pur breve storia del cinema. Il Monello fu girato proprio in quegli studios. Incassi, critica e media ne determinarono il successo giunto fino ai giorni nostri.

VIA COL VENTO 1939

Girato in 70mm, con la magia del suono stereofonico, in technicolor, distribuito in tutto il mondo, forse la più riuscita storia d’amore mai recitata. Diede vita al fortunato connubio cinema-letteratura. La sceneggiatura, infatti, è tratta dal romanzo omonimo di Margaret Mitchell, vincitore del premio Pulitzer nel 1937. In base agli incassi rivalutati secondo il tasso di inflazione, è il film che ha guadagnato di più nella storia: quasi 3,5 miliardi di dollari. La prima forma di isteria collettiva per il cinema è nata proprio in quel lontano 1939.

IL GRANDE DITTATORE, 1940

Se con Via col vento si piangeva d’amore qui si ride, amaro. In Europa c’è la guerra, Hitler guida la Germania nazista e Chaplin decide di prenderlo di mira con un capolavoro assoluto, punto di riferimento per quanti faranno del cinema impegnato una ragione di vita. Chaplin è deciso nel “riaffermare la verità“, come diceva Orwell, “soffocata dal nazi-fascismo“. Il film, vietato in quasi tutta Europa dal ’40 al ’45, vide la sua prima proiezione nel Vecchio Continente solo a Londra, nel 1941. La censura, quella vera, è nata con Il Grande Dittatore, che dimostrò al mondo intero quanta forza potesse avere un normalissimo film nell’influenzare le masse.

QUARTO POTERE, 1941

Scritto, diretto e interpretato da Orson Welles, che all’epoca aveva appena venticinque anni, Quarto Potere è ispirato alla biografia del magnate dell’industria del legno e dell’editoria William Randolph Hearst. Tecnicamente all’avanguardia nell’utilizzo, per la prima volta consapevole e sistematico, della profondità di campo e del piano sequenza; fortemente boicottato dal magnate, che ne limitò distribuzione e pubblicità; altamente innovativo quando anticipa, di mezzo secolo, il rapporto tra politica, potere, stampa e tv. Quarto Potere ha rappresentato una rivoluzione totale nel campo dell’arte cinematografica. 

LADRI DI BICICLETTE, 1948

Il capolavoro di Vittorio De Sica è il miglior affresco al mondo del periodo post-bellico. Esportato in tutto il mondo, perché tutto il mondo si riconosce il quel dramma quotidiano, quattro anni dopo la sua uscita venne ritenuto il più grande film di tutti i tempi dalla rivista cinematografica britannica Sight & Sound. Oscar nel 1949 come miglior film straniero, vede De Sica nel triplice ruolo di regista, sceneggiatore e produttore, e un giovane Sergio Leone in una piccola parte recitativa, quella del giovane seminarista. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Luigi Bartolini. 

GIOVENTÙ BRUCIATA, 1955

James Dean all’ennesima potenza. La prima vera assoluta star del cinema mondiale. Il primo maledetto per eccellenza, icona per milioni di ragazzi in tutto il globo. Il film esce nel 1955 e a settembre dello stesso anno Dean muore. In quel preciso momento nasce il Mito. Il film racconta il doloroso passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dolore con cui si sono confrontate intere generazioni. L’impatto sui costumi, sulle mode, sui linguaggi dell’epoca fu devastante: la rivoluzione culturale che poi sfociò nella libertà sessuale di fine anni ’60 inizia con Gioventù Bruciata.

LA DOLCE VITA, 1960

Ancora una volta è un italiano, questa volta Federico Fellini, a fotografare meglio di chiunque altro un’epoca. Quella della Dolce Vita, dei paparazzi, dello Star System. Una città, Roma, riportata a gloria mondiale dopo la tragedia del fascismo e della guerra. Due attori, Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, divenuti talmente famosi da riempire pagine di gossip. Una stagione, la Dolce Vita, riassunta magistralmente in 180 minuti. Il tutto condito, ovviamente, dall’Oscar, vinto nel 1962. 

AGENTE 007 – LICENZA DI UCCIDERE, 1962

L’azione piena di colpi di scena ed effetti speciali, con sparatorie, inseguimenti e donne fantastiche, nasce nel 1962 con il primo film della serie 007. Bond, James Bond. E dopo oltre cinquanta anni siamo ancora a ripetere quella battuta. Di nuovo, è la letteratura a dare vita al film, ispirato all’omonimo romanzo di Ian Fleming pubblicato nel 1958. Quando Sean Connery fu scelto per la parte era un giovane attore scozzese sconosciuto al grande pubblico. Ursula Andress, la prima Bond girl, è rimasta anche la più iconica. 

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO, 1968

La fantascienza come non l’avete mai vista prima e forse nemmeno dopo. La realtà tecnologica e virtuale anticipata di mezzo secolo, con i monitor a schermo piatto, gli schermi sul soffitto, le tastiere a sensori. Stanley Kubrick ci presentava il futuro, con il conflitto tra l’intelligenza umana e artificiale. Film talmente visionario e carismatico da influenzare personaggi come David Bowie, che scrisse Space Oddity proprio ispirato dal film di Kubrick, e dar vita a un nuovo filone commerciale totalmente orientato alla fantascienza, dai fumetti ai giochi passando per musica e abbigliamento. 

EASY RIDER, 1969

Lo tsunami della rivoluzione socio-culturale partita da James Dean viene sublimata da Easy Rider, film manifesto degli anni ’60. Gli Stati Uniti, anche grazie al cinema, impongono al resto del mondo mode, usi, costumi e persino il linguaggio. Il concetto di imperialismo americano passa attraverso i film che impattano, in modo devastante, sui giovani. Gioventù Bruciata prima e Easy Rider poi fanno esattamente questo. Il film di Dennis Hopper è il primo in cui viene liberalizzato l’uso di marijuana a scopo puramente ricreativo. 

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO, 1970

Il miglior film politico del mondo interpretato da quello che Francesco Rosi definiva “uno dei più grandi attori del cinema mondiale“, Gian Maria Volontè. Oscar come miglior film straniero nel 1971. Per capire la portata di Indagine basti pensare che la minaccia di sequestro e gli avvenimenti politici dell’epoca concorsero a un immediato successo e, come rivela lo sceneggiatore Ugo Pirro, “l’affluenza del pubblico nelle sale era enorme e in alcuni casi fu necessario interrompere la circolazione dei veicoli, data la lunghezza delle file alle biglietterie“. 

IL PADRINO, 1972

Tratto dall’omonimo libro di Mario Puzo, Il Padrino riuscì a rilanciare la carriera di Marlon Brando, in ombra da qualche tempo, e a lanciare la nuova stella del firmamento hollywoodiano, Al Pacino. La rivista britannica Empire lo considera come il film più bello di tutti i tempi, al primo posto in un elenco di cinquecento. Regia, sceneggiatura, musiche, interpretazioni, scenografie, costumi: tutto è al massimo livello. Da quel momento in poi i gangster movie non saranno più gli stessi. 

L’ESORCISTA, 1973

È un horror che detiene due record particolari: è stato il più censurato e quello che ha incassato di più nel suo genere. William Friedkin, soprannominato il “regista del male“, è riuscito a solleticare gli istinti religiosi e non del pubblico, tanto da scatenare scene di isteria collettiva e dare nuova linfa a quanti si spacciano per esorcisti. Tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, il film ha segnato una chiave di svolta nei rapporti tra Chiesa e Cinema

TAXI DRIVER, 1976

La guerra vista e vissuta attraverso il dolore psico-fisico del reduce Robert De Niro. Il giallo psicologico di Martin Scorsese ha dato voce a milioni di ex soldati alienati, isolati, depressi: è stato il primo film a indagare l’impatto del Vietnam sull’essere umano chiamato a combattere. Fece scalpore che la protagonista femminile Jodie Foster fosse una ragazzina di appena 14 anni, gettata a recitare in un film così violento.

ROCKY, 1976

Uno dei migliori film sportivi di sempre, ha lanciato un giovanissimo Stallone, che grazie a Rocky diventa il terzo uomo nella storia del cinema, dopo Charlie Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film. Costato appena 1 milione di dollari, ne incassa 225 e il successo di pubblico è talmente grande da far entrare Rocky nell’immaginario collettivo. Le sue battute, i suoi modi, il suo personaggio fecero presa sul pubblico come pochi altri nella storia del cinema.

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO, 1977

Il tema dell’ufologia è letteralmente esploso dopo questa produzione cinematografica firmata da Steven Spielberg, che ne ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura. Da quel momento in poi la fascinazione per ogni entità aliena crebbe a dismisura, generando le cosiddette teorie complottistiche sulle presenze di “terzo tipo” nel Pianeta Terra. Il film vede la partecipazione straordinaria di François Truffaut come attore nel ruolo dello scienziato francese Claude Lacombe. Il lieto fine voluto da Spielberg, con gli alieni che vengono in pace e non per distruggere, ribalta un’immagine classica del cinema di fantascienza postbellico. 

MANHATTAN, 1979

Mai nessuno prima di Woody Allen era riuscito a celebrare così a fondo, a indagare così in profondità, a cogliere l’anima di Manhattan, cuore di New York, la città che non dorme mai. Da un lato la decadenza della cultura contemporanea, dall’altro il santuario dell’ottimismo. Tanto magica, paurosa e dispersiva quanto romantica e familiare: questa è l’essenza della Grande Mela, sviscerata anche grazie all’utilizzo del bianco e nero.

RICOMINCIO DA TRE 1981

Il primo film di quel genio napoletano che era Massimo Troisi, il “Pulcinella senza maschera“, il cui stile inconfondibile segnò il passaggio verso una commedia che risaltava la capacità espressiva sia verbale sia mimica che gestuale. Troisi, per primo, rivitalizzò il cinema italiano grazie all’energia del teatro, che gli era propria fin dagli esordi. La commedia, dopo il ciclone dell’antieroe di San Giorgio a Cremano, non fu più la stessa. 

RAN, 1985

L’apice della carriera per Akira Kurosawa, uno dei cineasti più importanti del XX secolo, che in cinquanta anni di carriera, dal ’43 al ’93, ha prodotto film memorabili e influenzato alcuni tra i migliori registi della storia, da George Lucas a Sergio Leone e Clint Eastwood. Il grande affresco visivo che è Ran rappresenta il punto più alto per Kurosawa, la quinta essenza di un cinema epico e privo di alcuna retorica.

WALL STREET, 1987

Qualcuno potrebbe storcere il naso nel trovare Wall Street consigliato come film da vedere ma quest’opera rappresenta al meglio l’edonismo reaganiano vissuto negli anni ’80, quella spirale di soldi/successo/potere degenerata in una società corrotta, amorale e priva di ogni valore che vada oltre il dio denaro. Oliver Stone racconta gli yuppies, la finanza, i broker senza scrupoli, anticipando di diversi anni quella che sarebbe stata la domanda giornaliera per milioni di persone: come va la borsa oggi?

JURASSIC PARK, 1993

Il primo grande film a fare uso di immagini generate al computer, tecnica che oggi è normale per tantissime produzioni ma che all’epoca scatenò l’entusiasmo del pubblico. L’uscita di Jurassic Park fu un vero e proprio evento. Tanto che gli incassi superarono il miliardo di dollari, cosa che non era mai accaduta prima nella storia del cinema. Non solo: da quel momento in poi scoppiò una vera e propria “dinosauro-mania“, con la nascita di parchi a tema, videogiochi, telefilm, merchandising e, ovviamente, altri film dello stesso genere.

TRAINSPOTTING, 1996

Gioventù Bruciata nei ’50, Easy Rider nei ’60, Rocky nei ’70, Wall Street negli ’80, Trainspotting nei ’90. Anche il film di Danny Boyle rientra nel filone dei generazionali d’autore, di cult e di fortissima influenza sul grande pubblico. Il mondo stava cambiando, un’epoca finiva, il muro di Berlino era caduto qualche anno prima portando dietro di sé le macerie della Guerra Fredda. La confusione regnava sovrana sulle spalle di un’intera generazione. Il film si colloca a metà degli anni novanta, tra la Guerra del Golfo contro quel diavolo di Saddam Hussein e gli attentati dell’undici settembre 2001 a New York. Trainspotting rappresenta meglio di qualunque altra pellicola quel senso di soffocamento che il mondo viveva e la decadenza globale di lì a poco sarebbe arrivata.

TITANIC, 1997

Un filo invisibile sembra legare l’amore di inizio novecento di Via col vento a quello di fine secolo di Titanic, il film più costoso mai realizzato fino a quel momento – 200 milioni di dollari di budget più altri 85 milioni spesi per la promozione – e il secondo che ha incassato di più nella storia del cinema, oltre due miliardi di dollari. Titanic lancia Leonardo Di Caprio nel firmamento delle star internazionali, le ragazzine si strappano i capelli per lui, divenuto un sex symbol.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI, 2001

Anche in questo caso dobbiamo parlare di fortunatissimo connubio tra letteratura e cinema. Il film è tratto dall’omonima prima parte del romanzo di J. R. R. Tolkien Il Signore degli Anelli. La percentuale di gradimento presso pubblico e critica che lo hanno visto è spaventosa: 92%, secondo l’autorevole Rotten Tomatoes. Parliamo della saga fantasy più devastante che il cinema abbia mai vissuto in termini di impatto commerciale e di influenza sul grande pubblico. 

LADY VENDETTA, 2005

Capitolo finale della trilogia, il film del regista sudcoreano Park Chan-wook chiude l’analisi cinematografica della vendetta, esplorata nelle sue forme più crude sia al femminile che al maschile, con Oldboy. Benché giovane, il sudcoreano ha già ispirato grandi colleghi, tra cui Quentin Tarantino e Spike Lee. La rabbia, l’odio e la lucida violenza che caratterizzano la trilogia rappresentano il veleno che corrode la società moderna.

THE MILLIONAIRE, 2008

Chi vuol esser milionario è il game show venduto in 160 paesi nel mondo che ha rivoluzionato la storia dei quiz televisivi, caratterizzando il decennio appena concluso. Danny Boyle gli ha strappato il cuore e lo ha fatto pulsare a Dharavi, uno dei più grandi slum di Mumbai, dove se la povertà incontra la possibilità di diventare ricchi nasce, automaticamente, una storia capolavoro ricco di suspence e colpi di scena.

AVATAR, 2009

Co-montato, co-prodotto, scritto e diretto da James Cameron, il kolossal è il film che ha incassato di più nella storia del cinema: quasi 3 miliardi di dollari, dati non corretti secondo il tasso di inflazione. Avatar ha portato l’utilizzo di effetti speciali ad un livello mai raggiunto prima, sdoganando e celebrando il concetto di diversità. Una società che non sfida la paura della diversità è destinata a morire. Cameron sembra anticipare di qualche anno la grande sfida che oggi il mondo occidentale si trova a dover affrontare.

LA GRANDE BELLEZZA, 2013

Gli anni bui, decadenti, disillusi e disinvolti che stiamo vivendo sono dipinti perfettamente nel film di Paolo Sorrentino, dove un magistrale Toni Servillo mostra con sensibile freddezza la Capitale dei tempi moderni. Una città dove la mestizia è un obbligo, quando fede e vizio incrociano il loro cammino. Qualunque leader politico del mondo sarebbe perfetto come affabulatore sulla terrazza di Jep Gambardella: da Putin a Erdogan, da Trump a Hollande (nei panni di Stefania…), da Renzi a Draghi (nei panni di Servillo). È La Grande Bellezza e noi non possiamo farci più niente.

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