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Vittorio Sgarbi umilia Laura Boldrini, il video è già un cult

Laura Boldrini demolita da Vittorio Sgarbi
Sembra che Laura Boldrini, demolita da Vittorio Sgarbi, non l’abbia presa bene…

Sulla sua pagina Facebook Vittorio Sgarbi attacca Laura Boldrini e la sua ossessione di volgere al femminile le parole che la lingua italiana ha voluto maschili. Il video è già un cult: ecco il filmato.

Uno spettacolare Vittorio Sgarbi attacca, finalmente e pubblicamente, Laura Boldrini e il suo inutile vezzo di voler storpiare al femminile tutte le parole che la lingua italiana vuole maschili: Ministra, Presidentessa e via dicendo… 

Anche Giorgio Napolitano, qualche settimana fa, si era ribellato a certi orrori linguistici:

“Permettetemi di reagire alla trasformazione della lingua italiana con l’orribile appellativo di ministra o l’abominevole appellativo di sindaca. La chiamerò signora presidente come chiamavo Nilde Iotti. Penso che alla mia età qualche licenza mi sia concessa.”

Il discorsetto presidenziale era stato fatto proprio in presenza della Boldrini, che scherzosamente aveva persino osato ribellarsi alle parole di Napolitano:

“Questo è un tradimento.”

Per tutta risposta Giorgione aveva chiuso il discorso così:

“Ti chiamerò signora presidente come chiamavo Nilde Iotti. Penso che alla mia età qualche licenza mi sia concessa.”

IL CARICO DA NOVANTA

Nonostante l’illustre richiamo, la Boldrini ha continuato a fare orecchie da mercante, insistendo nella sua battaglia contro i mulini a vento.

E questa volta è toccato a Vittorio Sgarbi intervenire. A gamba tesa, come solo lui sa fare.

Il video, pubblicato sulla sua pagina Facebook, è già diventato un cult:

“Cara presidenta Boldrina, sia precisa. Ci dica se è lei a fare le regole della grammatica e a stabilire se si dice ministro o ministra. Perché lei non si chiama presidentessa? Napolitano ha detto una cosa semplice: che i ruoli prescindono dai sessi, che non si applicano ai sessi, che sono persone ma che essendo di genere femminile non diventano femminili, un ‘persono’. È una zucca vuota, una capra. ‘Non un capro’.”

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