Ricordate Napster? Ecco che fine hanno fatto i due fondatori

Quanti lo ricordano? La rivoluzione che ha sconvolto il mondo della musica è iniziata proprio grazie a Napster: ma che fine hanno fatto i suoi fondatori? Ecco il racconto della loro storia pazza firmato da Il Post.

A circa tredici anni dalla chiusura di Napster, il celebre programma di condivisione di file che permetteva di scaricare illegalmente musica protetta da copyright, l’Economist ha raccontato i successivi progetti di Sean Parker e Shawn Fanning, i due informatici americani che lanciarono il programma quando avevano rispettivamente 20 e 19 anni.

I due guadagnarono un’improvvisa popolarità nel 2000, quando Napster venne denunciata da alcune grosse case discografiche statunitensi per avere facilitato numerosissime violazioni della legge sul copyright, permettendo a milioni di persone di scaricare canzoni senza pagarne i diritti agli autori: l’azienda fu costretta a rimuovere ogni materiale coperto da diritto d’autore dal sito, dichiarò bancarotta e fu infine ceduta alla Roxio, una società informatica statunitense. Dopo vari cambi di proprietà, oggi fa parte di Rhapsody, un negozio di musica online, ed è diventato una specie di Spotify: permette di ascoltare e scaricare sui propri dispositivi più di 20 milioni di canzoni a 9,95 euro al mese.

Il più noto dei due fondatori è Sean Parker, anche grazie al fatto che nel film incentrato sulla storia di Facebook, “The Social Network”, la sua parte – quella di un genio informatico un po’ matto – era interpretata dal celebre cantate e attore Justin Timberlake. Dopo Napster, Parker fondò Plaxo, una specie di gestore della propria rubrica di contatti, ma gli fu chiesto di lasciare l’azienda da alcuni investitori. Poi, a 24 anni, divenne presidente di Facebook, carica dalla quale fu costretto a dimettersi poiché fu arrestato per presunto possesso di cocaina (anche se non fu mai formalmente accusato). L’Economistracconta che quando venne a conoscenza del progetto di Spotify, un diffusissimo programma che permette di ascoltare in streaming gratuitamente e a pagamento – con alcuni vantaggi – milioni di canzoni, «scrisse in un bar una lunga lettera al fondatore del servizio Daniel Ek, spiegandogli le sue idee per l’azienda». Parker ottenne un posto nel consiglio di amministrazione della società, e fu coinvolto nel lancio del servizio negli Stati Uniti. L’essere pur sempre Sean Parker, però, gli procura ancora qualche problema: racconta l’Economist che una volta gli capitò di partecipare a una riunione tra i manager di Spotify e il capo di una grossa casa discografica in cui quest’ultimo gli chiese, urlando: «Sei venuto qui con il tuo jet privato? Ce lo avevo anche io, un jet privato, prima di Napster». 

In seguito all’uscita di “The Social Network” Parker è stato ospite di una puntata del “Late Night with Jimmy Fallon”, uno dei più seguiti talk show degli Stati Uniti, ed è stato il soggetto di un lungo profilo sull’edizione americana di Vanity Fair, nel quale era scritto che aveva «una reputazione da erratico animale da festa». Contattato recentemente dall’Economist, ha detto di credere di essere sopravvissuto al «fallimento epico, da tragedia greca» di Napster «grazie a una poco comune resistenza».

Dei due, spiega ancora il settimanale inglese, il più introverso era certamente Fanning, cosa che divenne evidente quando si trovò in difficoltà durante la testimonianza davanti a una commissione del Senato statunitense riguardo la questione della violazione del copyright da parte dei programmi di file sharing, nel 2000. Dopo Napster, Fanning provò per prima cosa a sviluppare Snocap, una specie di piattaforma lanciata nel 2004 dove artisti e case discografiche potessero rivendere il proprio materiale protetto: anche grazie alla estesa diffusione di iTunes, però, non ebbe successo. Nel 2006 Fanning sviluppò Rupture, un social network per appassionati di videogiochi, che fu acquistato per circa 15 milioni di dollari dalla grossa azienda produttrice di videogiochi Electronic Arts, che però licenziò Fanning e il suo staff nel 2009.

Nel 2012 Parker e Fanning lanciarono assieme Airtime, un social network le cui conversazioni si svolgono prevalentemente su video, ancora molto poco diffuso.

Secondo l’Economist, Fanning e Parker «seppero riconoscere presto le potenzialitàsocialdi internet, e la sua capacità di raggruppare persone attorno a interessi comuni come la musica». Il settimanale inglese riconduce inoltre a Napster il successo di prodotti successivi come Airbnb– un servizio online che permette alle persone di affittare o subaffittare la propria casa – e Uber – un servizio di trasporto privato a metà tra il taxi e il noleggio di auto con autista tramite un’applicazione: «Napster ha contribuito a ispirare la cosiddetta “economia della condivisione”, in cui un software agisce da intermediario fra sconosciuti che vogliono condividere o scambiare cose». Oltre, ovviamente, ad «avere educato una generazione di consumatori a credere che la musica possa e debba trovarsi gratuitamente su internet», ponendo i basi per la versione gratuita di Spotify, quella che permette di ascoltare un numero illimitato di canzoni alternato a qualche pubblicità.

Per quanto riguarda le loro successive attività, invece, Willian Sahlman della Harvard Business School ha spiegato al settimanale inglese che il successo ottenuto grazie a una startup può facilmente indurre a pensare i suoi fondatori che questo sia stato acquisito grazie a loro, piuttosto che alla tempistica giusta di entrata sul mercato. 

Anche Steve Jobs, ricorda l’Economist, «il più celebrato imprenditore informatico dei tempi moderni», non ottenne granché con NeXT, l’azienda produttrice di computer da lui fondata nel 1985 quando fu mandato via da Apple.

L’Economist conclude che «Napster, alla fine, è solo una delle numerose aziende pionieristiche che hanno inventato una tecnologia per poi permettere altri di farci soldi» ma che la sua storia insegna che «avere successo richiede molto più che volere essere ricchi, e che un fallimento iniziale non deve scoraggiare. A 33 e 34 anni, Fanning e Parker hanno ancora il tempo e la determinazione per cercare di creare di nuovo, in maniera creativa, un po’ di caos».

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