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“Napolitano ex fascista, pericolo per la democrazia”: la London Review of Books condanna Re Giorgio

Giorgio Napolitano ex fascista secondo la London Review of Books

Quel Giorgio Napolitano che invita all’astensione sul referendum del 17 aprile contro le Trivelle, è lo stesso Napolitano definito “un pericolo per la democrazia in Italia” dalla prestigiosa London Review of Books, dove storici e ricercatori britannici hanno condannato l’operato di Re Giorgio marchiandolo come “ex fascista”. Ecco le prove.

Pensavamo di esserci liberati di Giorgio Napolitano, che invece spunta quando meno te l’aspetti, come quelle erbacce cattive che non riesci mai ad estirpare e deturpano il giardino. L’ex Presidente della Repubblica ha pensato bene di intervenire, e non si sa a quale titolo, sul tema del referendum contro le Trivelle, appoggiando la linea di Renzi che invita all’astensionismo. Diciamolo: non è esattamente un bell’esempio di democrazia. Ma Re Giorgio ci ha abituato a questo ed altro e, forse in pochi lo sanno, è stato definito dalla prestigiosa London Review of Bookun ex fascista pericoloso per la democrazia“.

Gli storici e i ricercatori inglesi, accademici di statura internazionale che compongono il board della rivista, hanno ospitato e recensito il nuovo saggio di Perry Anderson, storico di fama mondiale, la cui conclusione è inequivocabile: “Giorgio Napolitano è la vera minaccia per la democrazia italiana”.

Altro che il salvatore della patria, altro che “roccia su cui fondare la Terza Repubblica”, come scrivono i pennivendoli di fiducia. Secondo Anderson, “Napolitano è una vera pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un principio: stare sempre dalla parte del vincitore“.

Il saggio, intitolato “The Italian Disaster”, racconta – con stile british, asciutto e senza fronzoli – la vera storia di Re Giorgio. A cominciare da un fatto incontrovertibile, che pochi conoscono e che potrebbe scatenare un putiferio: da studente Napolitano ha aderito al GUF, il Gruppo Universitario Fascista. Lo ha frequentato il tempo necessario per capire che l’aria stava cambiando e bisognava prendere le contromisure: salto della quaglia et voilà, Napolitano diventa comunista sfegatato, plaudendo all’intervento sovietico in Ungheria e asserendo che “solo i folli e i faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo“. 

Negli anni Settanta diventa “”il comunista favorito di Kissinger“, visto che il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.

Ma il meglio, anzi il peggio di sé, Napolitano  – secondo la ricostruzione dello storico britannico – lo offre proprio da presidente della Repubblica: “Nel 2008 firma il lodo Alfano, che ‘garantisce a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l’immunità giudiziaria’. Il lodo verrà dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel ‘legittimo impedimento’, anch’esso dichiarato incostituzionale nel 2011“.

E poi una sequenza inarrivabile per dispotismo, autocrazia e violazioni di norme elementari:  dal mancato scioglimento delle Camere nel 2008, all’entrata in guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando la costituzione, senza un voto parlamentare e violando un trattato di non aggressione), passando per le trame con Monti Passera per sostituire Berlusconi.

Per non parlare, poi, della vicenda della ri-elezione al secondo mandato (“a 87 anni, battuto solo da Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita“) e del siluramento del “nipotino” Letta da presidente del Consiglio, sostituito dal “nipotino” Renzi, senza passare per le urne. Secondo quanto scrive Anderson, “Napolitano, che dovrebbe essere il guardiano imparziale dell’ordine parlamentare e non interferire con le sue decisioni, rompe ogni regola”.

La corruzione negli affari, nella burocrazia e nella politica tipiche dell’Italia sono adesso aggravate dalla corruzione costituzionale“. 

E per finire, come un macigno sopra la testa di Re Giorgio, arriva il paragone con Nixon, il peggiore presidente nella storia americana. Anderson, infatti, rievoca il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro Napolitano da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso. La risposta del nostro presidente è stata l’invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia. Ed è proprio in questo che lo storico britannico parla di “Nixon-style”, termine che evoca scandali come il Watergate. “Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo“, fa notare Anderson.

Ecco perché, se Napolitano chiede di astenersi, allora è il caso di correre a votare. E votare sì.

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