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Riforma pensioni, futuro nero e no tagli alle pensioni d’oro: ecco cosa succede

Riforma pensioni, Renzi mette a tacere Boeri sui contributi di solidarietà

Riforma pensioni, il presidente dell’Inps Tito Boeri prevede un futuro nero e chiede i tagli alle pensioni d’oro. Ma il ministro Poletti si oppone e chiede di “non alimentare dannose incertezze”: ecco le ultime notizie.

Riforma pensioni, come comunicato dall’Inps “al 1° gennaio 2016, le pensioni erogate, con esclusione di quelle a carico delle gestioni dipendenti pubblici ed ex-Enpals, sono 18.136.850. Di queste, 14.299.048 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.837.802, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale”.

RIFORMA PENSIONI, NUMERI SHOCK

Tito Boeri, presidente dell’Inps

Parliamo di numeri esorbitanti, non più sostenibili. E infatti il presidente dell’Inps Tito Boeri vede nero sui conti, e quindi sul futuro stesso dell’intero sistema previdenziale, perché mezzo milione di italiani è andato in pensione troppo presto e riceve l’assegno da 36 anni. Si tratta di quei baby-pensionati su cui potrebbe abbattersi la mannaia dei tagli.

Per evitare questa ipotesi drammatica lo stesso Boeri ritieneopportuno chiedere a chi riceve importi elevati un contributo di solidarietà, per facilitare i giovani e la flessibilità in uscita”.

E qui entra in ballo il vero tema della riforma pensioni: o si attuano i tagli alle pensioni d’oro, spalmano quei risparmi sugli assegni più poveri, o il sistema implode. Ma dal governo Renzi fanno sapere con forza che questa ipotesi non verrà assolutamente presa in considerazione: “Non è all’ esame, né tecnico né politico”, afferma sprezzante Tommaso Nannicini, toscano come il Premier, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

A spazzare via ogni dubbio ci pensa il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che gela le ambizioni di Boeri: “Il contributo c’è già. È a scadenza e dovrà essere valutato, ma non è il caso di alimentare dannose incertezze”.

RIFORMA PENSIONI, FUTURO NERO

Tommaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dopo i disastri commessi dalla riforma pensioni targata Fornero il sistema previdenziale italiano non è stato ancora in grado di trovare una via d’uscita alle mille problematiche createsi. La famosa “busta arancione”, che in questi giorni sta giungendo nelle case degli italiani, alimenterà ancor di più paure e incertezze sul futuro pensionistico del Belpaese. E le news sul quadro economico dell’Italia contribuiscono a gettare benzina sul fuoco: il governo aggiornerà al ribasso le stime sul Pil 2016 e molto probabilmente sarà costretto ad attuare nuovi tagli orizzontali, come annunciato dai maggiori centri di ricerca internazionali, Ocse in testa. La crescita dell’1,6% pronosticata da Palazzo Chigi si attesterà, se tutto va bene, sull’1%.

Di solito, in questi casi, i primi a pagare sono proprio i pensionati. E poi si chiedono perché sono sempre di più i pensionati all’estero, che vanno a godersi la vecchiaia in quei paesi dove con un assegno da 800/900 euro al mese sei ricco.

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