Decreto dignità cambierà per il mercato dei giochi online

È stato approvato alla Camera con una maggioranza di 312 voti favorevoli, 90 contrari ed 1 solo astenuto il cosiddetto Decreto Dignità, provvedimento sul quale ha messo la faccia il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico nonché vicepremier Luigi Di Maio.

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Luigi Di Maio, principale sponsor del decreto dignità e fiero avversario dei giochi online

In attesa di capire quanto succederà ora in Senato, dove dovrà passare ed essere approvato, si può iniziare a fare un bilancio su quello che cambierà in riferimento soprattutto ad un aspetto che ha suscitato notevoli polemiche: il divieto assoluto per la pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro.

Una sorta di svolta epocale in questo settore che da sempre rappresenta un volano per l’economia italiana e che negli ultimi anni è stato in grado di generare notevoli introiti per le casse statali.

L’Italia sta per diventare, qualora il provvedimento dovesse passare anche al Senato, il primo paese d’Europa a vietare radicalmente la pubblicità riferita al gioco d’azzardo.

Che fine faranno i lavoratori del settore giochi online?

Le polemiche sono legate soprattutto al fatto che si andranno a colpire migliaia di lavoratori del settore penalizzando un comparto comunque ricco, al di là di come la si pensi sul gioco, vietando tra l’altro a prescindere senza distinzioni o paletti.

In sostanza come si dice in questi casi il rischio è quello di fare di tutta l’erba un fascio mescolando portali sui quali è possibile giocare; realtà che operano anche al di fuori della normativa sancita dall’Aams; e finanche siti che offrono semplicemente servizi utili per gli utenti come recensioni e consigli sui giochi, vedi Casino1.

Vietato vietare i giochi online?

Ecco perché si è assistito ad una levata di scudi piuttosto netta da parte di operatori ed associazioni del settore; quella cui si potrebbe assistere a breve sarebbe una vera e propria mazzata al comparto con riferimento soprattutto all’online, dove oggi si muove buona parte del gioco e che sopravvive quasi esclusivamente di pubblicità.

Vietarla vorrebbe dire apportare una spallata netta agli introiti.

Il gioco in rete è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni e va oggi a rappresentare un bacino di utenza potenzialmente smisurato all’interno del quale si muovono realtà di ogni tipo; una prima regolamentazione si è data con i paletti stabiliti dai Monopoli di Stato, quindi dall’Aams, l’organo responsabile di rilasciare autorizzazioni ai vari operatori per consentire loro di iniziare a lavorare.

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Accortezze che non hanno comunque evitato la nascita di un mercato nero, anche abbastanza frequentato, e che campa anche grazie alla pubblicità.

Ovviamente tagliare la fonte di sostentamento a tutti, regolari e non, rischia secondo gli operatori del settore di rivelarsi un boomerang.