PROVINCE/ Le pazze spese di rappresentanza: bracciali da 20 mila euro a Torino e lingotti a Milano

20 mila euro per “braccialetti tricolore”. A Napoli Luigi Cesaro ha deciso di regalare cravatte , foulard e borsette ai suoi dipendenti. Quasi tre mila euro spesi. A Palermo è stato commissionato di tutto – dalle mattonelle alle penne passando per le vetrofanie – per oltre venti mila euro.  A Milano, invece, si decide di compare i lingotti. Le amministrazioni provinciali – quelle stesse amministrazioni che dovrebbero saltare nel giro di mesi – sanno bene come spendere i loro quattrini. Milioni di euro che ogni anno se ne vanno in “spese di rappresentanza”. Fiori, targhe, coppe, medaglie. Ma anche bandiere, servizi fotografici da due mila euro e orologi da sei mila. La gran parte dei soldi, però, se ne vanno col mangiare: colazioni, pranzi, catering, buffet. 

di Carmine Gazzanni

Se non ci saranno sorprese (ma, come Infiltrato.it ha dimostrato, ce ne potrebbero essere eccome) nel giro di poco tempo ben 64 province italiane verranno soppresse. D’altronde è da anni che si parla della necessità di eliminare l’ente provincia perché, secondo molti, carrozzoni inutili e spendaccioni.

Sull’inutilità si può essere più o meno d’accordo. Sul fatto però che tanti siano spendaccioni, non c’è alcun dubbio. Siamo andati a curiosare tra le spese di rappresentanza che le istituzioni provinciali hanno avuto nel corso del 2011. Addobbi floreali, targhe, foto, coppe. E poi catering, buffet, colazioni. Senza dimenticare album fotografici, penne, agende e, addirittura, braccialetti. Dentro le generiche spese di rappresentanze ci finisce di tutto. E i soldi spesi non sono certamente pochi. Un calcolo preciso è difficile farlo, dato che bisognerebbe andare a spulciare i bilanci di tutte le province. Ma, a conti fatti, si parla di milioni di euro. Cifre che, in tempo di crisi, lasciano interdetti. Soprattutto se si pensa che finiscono in foto, fiori e cornetti alla crema.

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LE SPESE PAZZE IN GIRO PER L’ITALIA: BANDIERE, REGALI D’OGNI SORTA E ALBUM. FINO AI LINGOTTI – Basta davvero poco per rendersene conto. Tra le spese che le province hanno deciso di affrontare nel corso del 2011 se ne trovano davvero di assurde. Tante e tante amministrazioni, ad esempio, amano suggellare il proprio mandato. E allora ecco il caso di Fermo: 1.082 euro (degli 8 mila totali) spesi per un album fotografico.

Il fatto, poi, che l’anno appena trascorso sia stato il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia non ha di certo aiutato le amministrazioni provinciali. A Reggio Emilia, ad esempio, sono stati spesi ben 4 mila euro in bandiere. La motivazione? “Iniziative istituzionali”. A Latina, invece, si sono contenuti: 2.840 euro per il tricolore. A Verona si sono preferiti i gagliardetti da tavolo: 1.410 euro per 150 gagliardetti.

Poi ci sono gli omaggi. A Venezia il Presidente Francesca Zaccariotto (Lega Nord) ama fare regali praticamente a chiunque: 2.400 euro per un “omaggio” al Papa in visita nella città veneta; 3.545 euro di “omaggi” alle “autorità istituzionali in occasione delle festività natalizie”; 1.000 euro per ulteriori regali in “incontri istituzionali”; e poi altri 1.134 euro per – citiamo testuale – “oggetti da usare in occasione di visite istituzionali (ancora?, ndr) e firme di protocolli d’intesa”.

A Milano, invece, si va più sul tradizionale. Qui si regalano orologi per i quali se ne sono andati quasi 6 mila euro. Ma non è tutto. La giunta guidata da Guido Podestà (Pdl) infatti ha un’usanza del tutto particolare: compra lingotti d’oro per poi fonderli e farci medaglie e coppe da regalare. Almeno questo è quanto risulta dal bilancio, sebbene qualcosa non torni: scorrendo le varie spese, infatti, ci si accorge che sono quasi tremila euro i soldi che sono stati destinati proprio all’acquisto di medaglie, coppe e targhe. E allora perché, verrebbe da chiedersi, spendere ben 24  mila euro in lingotti d’oro?


QUANDO L’AMORE PER LA PATRIA COSTA TROPPO – Non sono poche, poi, le province che hanno a cuore la propria istituzione. E come dimostrarlo se non regalando agendine, penne e cornici con il logo della provincia? A Palermo (senz’altro la più spendacciona: 127.000 euro di spese di rappresentanza) si è deciso praticamente di comprare e commissionare di tutto che potesse raffigurare la provincia. Quasi come fosse un’ossessione. Leggere per credere: “fornitura block notes, penne serigrafate e fogli stampati con lo stemma della provincia”, 7.500 euro; “fornitura manufatti artistici in maiolica realizzati interamente a mano e raffiguranti lo stemma della provincia”, 5.500 euro. Finita qui? Certo che no: “fornitura manufatti artistici in maiolica e argento decorati a mano raffiguranti lo stemma della provincia”, 2.650 euro; “fornitura vetrofanie decorate a mano”, 2.340 euro. Addirittura sono state comprate anche “mattonelle”, chiaramente decorate a mano, chiaramente “raffiguranti lo stemma della provincia”: altri 1.800 euro.

Non solo a Palermo, però, si è dato sfogo a questo irrefrenabile patriottismo spendaccione. A Napoli l’indagato Luigi Cesaro ha voluto comprare per i suoi dipendenti  cravatte con il logo della provincia (54 cravatte al modico  prezzo di 1.300 euro) e, da vero galantuomo,  ha pensato anche alle donne: 931 euro per 22 foulard e altri 995 per 193 borselli. Ma, come al Sud, anche al Nord: l’amministrazione di Torino non è stata da meno quando ha deciso di spendere ben 20 mila euro. Indovinate per cosa? “Braccialetti tricolore”. Quando si dice l’amore per l’Italia.


ALLE PROVINCE PIACE MANGIARE – La stragrande maggioranza dei soldi, però, se ne va in colazioni, buffet e pranzi di rappresentanza. Alle amministrazioni provinciali insomma – nessuno si offenda – piace mangiare. Nel vero senso della parola. A Palermo per l’anniversario della Guardia di Finanza addirittura se ne sono andati ben 6 mila euro per il servizio catering. E così a Torino in occasione del raduno dei bersaglieri (quasi 2 mila euro); così a Verona per il raduno della polizia di Stato (più di 4 mila euro). A Milano, invece, non si accontentano. A Podestà, più che il catering, piacciono (e tanto) i cosiddetti pranzi di rappresentanza per i quali se ne sono andati anche 2 mila euro cadauno. Sarebbe curioso sapere cosa (e quanto) abbiano mangiato le autorità.

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