Perché guardi lo smartphone 221 volte al giorno?

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Mattina frenetica: scuola, ufficio, spesa, piccole belve urlanti, il traffico. Tutto accelerato ma fermi al semaforo in attesa del verde il dramma prende forma.

Dov’è il mio cellulare? L’ansia sale le mani tremano, sudorazioni, unghie sgranocchiate da fauci taglienti. Bisogna riflettere.

Se torno in dietro farò tardi al lavoro, i bambini dovranno usufruire del quanto d’ora accademico all’asilo, ma come posso stare lunghe interminabili otto ore senza il mio smartphone (cellulare è ormai un termine desueto in uso nel Neolitico inoltrato).

Torno indietro!

La dipendenza

Questo è uno dei possibili scenari per spiegare come la nostra esistenza sia condizionata dallo smartphone, che possiamo considerare una propaggine interattiva del nostro corpo.

L’istituto inglese OnePoll asserisce che nei paesi avanzati – a prescindere dal sesso, età e condizione sociale – osserviamo il nostro smartphone ben 221 volte al giorno, includendo tutte le volte che facciamo capolino sullo schermo per vedere se ammiccanti notifiche ci avvisano che qualcuno ci ha cercato.

Il primo contatto con lo smartphone avviene verso le 7:23 del mattino, la buona notte alle 23:21.

Utilizzo complessivo: quasi 3 ore e mezzo al giorno, che moltiplicate per una settimana fanno circa 24 ore, un’intera giornata a settimana!

Tutto questo tempo e per fare cosa? Soprattutto per farci i fatti degli altri, spettegolare, osservare, condividere la nostra esistenza con una valanga di amici che alle volte ti domandi persino chi siano.

Tutti sorridenti, felici, innamorati e pieni di soldi!

Già Aristotele aveva capito che l’uomo è un “animale sociale”, ha vitale bisogno di compagnia, di condivisione, di amicizia,di dare e ricevere affetto e amore.

Ma quando la comunicazione e la condivisione diviene fondante nella nostra esistenza, si rischia di cadere nella trappola della dipendenza da cellulare, patologia figlia dei cosiddetti tempi moderni.

La dopamina

Proviamo a spiegare perché torniamo inconsapevolmente e ossessivamente a guardare lo schermo del nostro smartphone.

Nella maggior parte dei casi le notizie e le immagini che troviamo sul nostro amico digitale sono divertenti, belle, rilassanti e gradevoli.

Proprio in queste circostanze viene rilasciata la dopamina, un neurotrasmettitore prodotto dal cervello e in minima parte dalle ghiandole surrenali.

La dopamina è conosciuta anche come ormone dell’euforia, in quanto la sua presenza è legata alla sfera del piacere e al meccanismo della ricompensa.

Il meccanismo della ricompensa intermittente ci spinge a tornare sugli schermi che ci hanno provocato piacere, per averne ancora.

In poche parole l’uomo moderno è schiavo della ricompensa intermittente.

Utilizzando il solito esempio del topolino da laboratorio possiamo spiegarla così: quando il topolino ha sete preme una leva e riceve l’acqua, compiendo un gesto che soddisfa un bisogno.

Se correggiamo l’acqua con lo zucchero il topolino preme più spesso la leva.

Ma se l’acqua viene zuccherata solo a volte lo scenario cambia completamente.

Arriva l’ossessione, il povero topolino preme compulsivamente la leva sperando di trovare lo zucchero, trascura i suoi simili, mangia meno e fa anche meno sesso.

Perché? Semplice: è diventato schiavo della ricompensa intermittente.

Questo processo è un percorso neurale che risale a molto prima dell’invenzione dello smartphone ma che i dispositivi touch screen attivano di continuo.

La riflessione

Ci state pensando? Il dubbio si è instillato nel vostro cervello?

Vi state chiedendo se anche voi siete vittima della ricompensa intermittente e se la dopamina da smartphone si sta impossessando di voi?

Riflettete e rispondete nella privacy della vostra lettura a questo test.

Prendete il telefono. Sullo schermo accattivante lampeggia una notifica di Facebook, WhatsApp, Twitter o Instagram. La vostra app vi avverte che è arrivato un messaggio.

Quanto riuscite a resistere?

Per quanto tempo riuscite a domare la curiosità di sapere chi è e cosa vuole da voi?

La soluzione

Ogni problema ha la sua soluzione. Se avete capito di soffrire di dipendenza da smartphone la soluzione è sempre la stessa: dieta.

Una difficile e triste dieta tecnologica per evitare eccessi dannosi che possono nuocere al corpo e alla mente.

Il che non significa un anacronistico ritorno alle origini, una sorta di Laguna blu primordiale dove abbandonare tutti gli apparecchi tecnologici ma semplicemente un uso più consapevole dei mezzi.

In poche parole non un’abbuffata ma una gradevole mangiata!

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