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WATERGATE MOLISE/ Il Fatto Quotidiano cita le inchieste di Infiltrato.it

di Redazione Infiltrato.it

Il bubbone è oramai scoppiato. Del Watergate molisano si stanno occupando diversi organi di informazione nazionale, tra cui Il Fatto Quotidiano di oggi, che – nell’articolo di Enrico Fierro, “Regionali Molise, si contano ancora le schede. Sospetti su errori e brogli” – cita le inchieste di Infiltrato.it e l’intervista che ci ha rilasciato Antonio Di Pietro venerdì sera. Il Molise? “Peggio di un paese dell’Africa più profonda”, dove “la democrazia procede con il passo della lumaca.” In qualche modo eravamo stati profetici, quando avevamo ricordato le parole di Arthur Schopenhauer:”Ogni nuova verità passa per tre fasi. All’inizio si tende a ridicolizzarla. Poi la si attacca violentemente. Infine, la si dà per certa“. A meno che non si voglia far passare per pazzi anche gli autorevoli giornalisti del Fatto Quotidiano, di cui riportiamo integralmente l’articolo.

di Enrico Fierro – Il Fatto Quotidiano

Peggio di un paese dell’Africa più profonda. In Molise si è votato il 16 e 17 ottobre scorso, ma il conteggio delle schede non è ancora finito. Ha vinto il centrodestra con Michele Iorio, ha perso il centrosinistra con Paolo Frattura, ma il sospetto di errori e brogli è fortissimo. Iniziamo dai numeri, microscopici come la regione dove si è votato. In Molise gli elettori sono 331. 970, i votanti alle ultime regionali appena 198. 498. Ottantanovemila centoquarantadue, il 46, 9 %, ha votato per il centrodestra scegliendo Iorio, 87. 637, (46, 15) per il centrosinistra e Frattura, altri 10. 650 voti (5, 60 %) sono andati al Movimento Cinque stelle, candidato Antonio Federico. Vince il centrodestra per appena 1500 voti, una quota esigua, tanto che la sera delle elezioni Iorio stesso è convinto di aver perso.

E’ un sito internet, “Infiltrato. it”, a ricostruire quello che è stato già battezzato come “il Watergate del Molise”. Il conteggio dei voti che i rappresentanti di lista trasmettono ai due comitati elettorali dà, sia pure di poco, la vittoria certa al centrosinistra. Frattura e i suoi festeggiano. Nel comitato di Michele Iorio, invece, i volti sono tirati. Massimo Romano, esponente di punta dell’opposizione di centrosinistra e candidato al Consiglio regionale, interpellato dal nostro giornale la notte dello scrutinio, è raggiante. “Abbiamo vinto, ce l’abbiamo fatta”. Ma all’alba qualcosa cambia, i risultati che dai vari seggi vengono trasmessi alla Prefettura ed elaborati dal Viminale danno avanti il centrodestra e Iorio. Il margine è risicato, ma la vittoria c’è. Il centrosinistra paga i suoi errori, prima di tutto l’incapacità di rinnovarsi e di proporre una candidatura di rottura. In molti, infatti, non hanno digerito la scelta del segretario regionale Danilo Leva di candidare Frattura, che nel 2000 era nelle liste di Forza Italia proprio con Michele Io-rio. I 10 mila voti conquistati dal candidato grillino sono la dimostrazione che l’elettorato pretendeva politiche e scelte più radicali.

Ma è il riconteggio delle schede e l’analisi dei verbali a riaprire la partita e a far saltare i nervi al centrodestra. Perché, a conti fatti, il distacco tra le due coalizioni si riduce ad appena 900 voti, un dato eclatante, tenuto conto che nel calcolo mancano le sezioni di Isernia e provincia. In molti seggi, si scopre che non sono stati contati i voti disgiunti a favore del centrosinistra, si tratta di ben 23 mila voti, 15 mila a favore del centrosinistra e 5 mila circa per il candidato di Grillo. Iorio e i suoi sono nervosi, al punto che venerdì in tarda serata il centro-destra ha inscenato una manifestazione sotto il Tribunale di Campobasso contro il giudice Stefano Calabria. A guidare la protesta un fedelissimo di Michele Iorio, il senatore Ulisse Di Giacomo. Parole forti, toni esasperati, tanto che il giudice ha minacciato di dimettersi. “Io non posso accettare che ci siano parlamentari, e comunque esponenti della maggioranza, che vanno in Tribunale ad intimidire la commissione. Questo è un atteggiamento paramafioso che non solo non serve a nulla ma fa capire che gatta ci cova”, è stata la reazione di Antonio Di Pietro. Si ricontano le schede a Campobasso, e ad Isernia si controllano i verbali, in Molise la democrazia procede con il passo della lumaca.

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