Teoria Gender, ecco 6 cose che (forse) non sai

Teoria Gender, 6 cose da sapere

Teoria Gender, 6 cose da sapere

Paolo Franceschetti analizza nel dettaglio origine, ricadute e soluzioni della Teoria Gender,che tanto fa discutere negli ultimi tempi: ecco 6 cose che (forse) non sai e che ti saranno utili.

1. PREMESSA. LA TEORIA GENDER.

Di recente, su impulso della comunità europea, che impone (giustamente) di abolire gradatamente le differenze di genere tra uomo e donna, in Italia la riforma della scuola ha obbligato gli istituti a conformarsi alle direttive educative imposte dalla cosiddetta teoria Gender. Il termine nasce nel mondo anglosassone, dove per “Gender theory” si allude a tutti quegli studi, corposi, che analizzano la differenza tra maschi e femmine. In Italia il termine è utilizzato per indicare una sorta di nuovo orientamento politico sociale, che vorrebbe introdurre nelle scuole l’educazione alla diversità e al rispetto del diverso.

Quando sentii parlare di questa teoria Gender e della sua diffusione nelle scuole, lì per lì pensai ad una bufala perché veniva proposta come una specie di invito esplicito alla masturbazione e all’omosessualità anche per i bambini delle elementari e dell’asilo. Mi pareva quindi una di quelle bufale che corre su internet per creare casino nel mondo complottista e poter un giorno mettere il bavaglio alla rete dicendo: “purtroppo in rete c’è molta disinformazione (come se sui media tradizionali non ce ne fosse) ed è quindi opportuno regolamentare internet”. A un certo punto mi sono accorto che, nonostante si tratti di una questione molto seria, ad un primo approccio non ci si capisce nulla e approfondire è quasi impossibile.

Gli omosessuali talvolta portano l’ideologia della teoria Gender come una bandiera di libertà; i tradizionalisti sono contro, in alcuni casi ci sono stati veri e propri scontri fisici tra gruppi opposti pro/contro Gender. Il ministro dell’istruzione ha negato che sia stata introdotta la teoria Gender, ma genitori e spesso professori o presidi si sono rivoltati contro questa parte della riforma scolastica introdotta da Renzi. E’ un passo in avanti, dicono i progressisti, il traguardo del rispetto delle diversità è vicino. Allora da questo punto di vista pare una cosa positiva. E’ un passo indietro, dicono i conservatori, perché con questa teoria Gender si vorrebbe far diventare l’omosessualità una cosa normale e si vorrebbe far masturbare i figli nelle scuole. In effetti se fosse cosi avrebbero allora ragione i cattolici. Chi guarda superficialmente la cosa, quindi, potrebbe credere che tutta la questione si riduca ad un problema pro o contro l’omosessualità; oppure tra sinistra progressista e un vaticano conservatore.

Sono quindi andato a vedermi i documenti, a capire l’origine di questa teoria Gender, e come sia potuto avvenire che addirittura il governo abbia potuto stampare dei libretti da distribuire in tutte le scuole, ispirati alla ideologia della teoria Gender creando ovviamente contrasti, lotte, diatribe, ecc.. In questi opuscoli, poi ritirati dopo una furibonda battaglia parlamentare, il governo Letta invitava gli insegnanti a educare alla diversità, introducendo esempi in ogni materia che prescindessero dai consueti stereotipi dell’uomo e della donna (uno degli esempi clou fu il quesito di matematica: Rosa e i suoi due papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?). La necessità di approfondire la questione mi è venuta quando ho letto che il ministro dell’istruzione minacciava querele contro chi osasse sostenere che la riforma Renzi introducesse la teoria Gender. A quel punto, ben sapendo che se un ministro arriva a dire una cosa del genere allora probabilmente la cosa è vera, ma stupito dal fatto che la questione prendesse certi toni drammatici, ho deciso di farmene un’idea personale.

2. L’ORIGINE DELLA TEORIA GENDER.

La teoria Gender prende le mosse da alcuni studi, indubitabilmente corretti. Si parte dal presupposto, giusto, che maschio e femmina sia una sorta di costrizione sociale, di vestito, cucito addosso agli individui, per tutta la vita costretti a recitare i loro ruoli anche quando non se li sentono. Tale premessa è incontestabile.

Tra i poli opposti del macho e della femmina debole tutta casa e cucina c’è una sfumatura di colori che vanno dall’omosessuale, al transessuale, all’ermafrodito, e poi ci sono i maschi a cui piacciono le cose tradizionalmente da donna (come il mio amico Maurizio, che fa il supermacho superscopatore, ma in privato mi confessa che gli piacciono le gonne e i vestiti femminili e quando è solo si veste con le scarpe coi tacchi della moglie), e le donne a cui piacciono le cose tradizionalmente da uomo (come la mia amica Ambra, a cui domandi “cosa facciamo stasera?” e lei “andiamo a tirare col fucile?” e fa cento colpi e cento centri, una cosa mai vista in vita mia).

Gli studi di Margareth Mead, agli inizi del secolo, dimostrarono inequivocabilmente che una società poteva basarsi su una ripartizione dei ruoli completamente differenti, e ciò era comprovato dalle società tribali delle isole dell’Oceania che la studiosa ebbe modo di visitare, dove le donne andavano a caccia e si comportavano “rudemente” e gli uomini badavano alla casa ed avevano comportamenti frivoli, stavano molto attenti alle loro acconciature, alla bellezza, ecc.

La rigida divisione tra sessi che per secoli ha dominato la società ha portato, e porta tuttora a degli squilibri. Una donna che senta la necessità di fare carriera nel mondo degli affari e dia poca importanza al rapporto sentimentale è vista come “poco femminile” e talvolta temuta dagli uomini. Un uomo che senta la vocazione di fare il casalingo e di farsi mantenere da una donna senza andare a lavorare è visto con sospetto, come un parassita nullafacente. L’uomo che va con molte donne è guardato con ammirazione, e viene giudicato bonariamente dagli amici come uno un po’ irruento e con una sessualità esuberante; la donna che ha molti uomini contemporaneamente è quasi sempre una troia. Insomma, la divisione in sessi ha penalizzato da sempre non solo la donna, come si sente dire comunemente, ma anche l’uomo, ove non gradisse del tutto l’abito che la società è sempre stata pronta a confezionargli addosso. Non parliamo poi delle problematiche che sorgono se una persona vuole cambiare sesso, o se durante il matrimonio scopre di avere tendenze omosessuali.

La teoria Gender vuole porre rimedio a questo stato di cose, introducendo una nuova mentalità, rispettosa delle differenze individuali, per educare la popolazione a una nuova concezione della sessualità e delle differenze di genere. Fin qui la premessa è ineccepibile, lodevole, e da salutare come una ventata di novità. Tale teoria Gender postula un meraviglioso mondo, dove l’uomo che voglia andare in giro con i tacchi a spillo e il rossetto venga rispettato, cosi come venga rispettata una donna che si metta a ruttare e fare a braccio di ferro bestemmiando al bar, ove sia assolutamente normale l’accettazione della diversità in tutte le sue forme, e l’essere umano sia rispettato sino al punto da fargli cambiare sesso come e quando vuole, dove nessun trauma arrivi ad un bambino che sia allevato da due papà o due mamme, perchè la salute psichica del bambino si misurerà in funzione dell’affetto e degli insegnamenti che riceve e non dal fatto che abbia necessariamente un padre maschio e una mamma femmina.

3. LE RICADUTE PRATICHE DELLA TEORIA GENDER.

Per capire bene l’impatto delle teorie Gender sull’educazione scolastica bisogna leggersi il pallosissimo documento “Standard per l’educazione sessuale in Europa”, commissionato dall’OMS, al fine di capire cosa si vuole fare dal punto di vista operativo nelle scuole. Occorre verificare cioè in che modo questa teoria Gender e questi studi debbano essere applicati nella realtà prima di poter dare un giudizio.

Il documento per decine di pagine ribadisce l’ovvio (la necessità di dare una corretta educazione sessuale ai giovani, la necessità di educarli al rispetto del diverso). A quel punto uno si domanda: ma dove sta lo scandalo? Sarà mica che hanno ragione quelli che vogliono bollare di tradizionalismo e fascismo i detrattori della teoria Gender?

Pagine e pagine di teorie meravigliose, di amore, rispetto, comprensione, attenzione ai bisogni del bambino. Leggendo le prime pagine viene quasi da pensare che il documento sia stato redatto da qualche maestro ispirato, da qualche illuminato in contatto con mondi superiore, tanto è meraviglioso il mondo che propongono. Il bello viene da pag. 37 in poi, dove ci sono le direttive sintetiche che gli insegnanti di educazione sessuale dovrebbero applicare sui bambini di varie fasce di età. C’è la fascia da 0 a 4 anni, poi quella da 4 a 6, poi quella da 6 a 9, ecc.

Sono 144 direttive, quindi è impossibile elencarle tutte. Basti dire che la maggior parte sono direttive condivisibili, meravigliose, amorevoli… in una parola direi “stupende”, praticamente le linee guida che tutti nel mondo attendevano al fine di crescere degli esseri umani consapevoli, rispettosi, amorevoli verso il prossimo e verso se stessi. E viene da dire: “è fatta. Dopo l’introduzione di queste linee guida, il mondo cambierà definitivamente e diventerà un oasi di pace e amore”. Il problema sorge per solo una ventina di direttive in tutto, sparse qua e là quasi innocentemente. Si tratta di direttive dove si consigliano gli educatori sul da farsi, tra le quali prendo, come esempio quelle rivolte ai bambini da 9 a 12 anni.

L’educatore deve (cito testualmente):

– mettere il bambino in grado di: a) decidere se avere esperienze sessuali o no; b) effettuare una scelta del contraccettivo e utilizzarlo correttamente; c) esprimere amicizia e amore in modi diversi; d) distinguere tra la sessualità nella vita reale e quella rappresentata dai media;

– aiutare il bambino a sviluppare l’accettazione della sessualità (baciarsi, toccarsi, accarezzarsi);

– trasmettere informazioni su masturbazione, piacere e orgasmo.

Queste sono solo alcune delle 144 direttive e – lo ripeto – solo quelle per i bambini da 9 a 12 anni. Ma ovviamente ce ne sono altre in tutte le altre sezioni. Il pensiero corre ai miei professori del liceo, quello di matematica che toccava sempre i seni alle ragazze, tranquillo dell’impunità del preside, tanto che quando fu denunciato da una ragazza fu la ragazza a dover cambiare istituto, non il professore; o al professore di storia e filosofia, che ogni lezione la incentrava sui ragazzi di quell’epoca, che secondo lui pensavano sempre al sesso, tanto che la maggior parte delle lezione se ne andava coi suoi racconti tesi a dimostrare che il sesso è peccato”.

La memoria corre alle suore da cui andai a scuola alle elementari, che spesso ci massacravano di botte, dimostrando molto poco rispetto per la psiche di noi fanciulli (non tutte ovviamente, solo alcune di loro), ecc. E mi domando che cosa avrebbero fatto se si fossero improvvisati educatori sessuali protetti dallo scudo delle direttive europee per l’educazione sessuale.

4. L’APPLICAZIONE DELLA TEORIA GENDER.

La realtà dei fatti è quindi diversa rispetto a come viene propinata dai media. La teoria Gender è meravigliosa e auspicabile se fossimo in un mondo ideale, e se chi la dovesse applicare fosse un essere umano ideale. Quali caratteristiche dovrebbe avere l’essere umano ideale, dal punto di vista sessuale e sentimentale? Dovrebbe essere più o meno così:

1) essere equilibrato, centrato, e amorevole;

2) saper amare davvero l’altro e il prossimo e saperlo rispettare;

3) essersi confrontato con la propria parte omosessuale ed essersi interrogato – ove tale parte sussista – se e come viverla;

4) essere monogamo, ma per scelta, convinto che la fedeltà sia un dono che si fa all’altro per amore, e non una pretesa o un obbligo; deve cioè essere una persona sessualmente attiva, che desidera anche altre persone, ma che per amore dell’altro e senza sacrificio, decide di praticare la monogamia, contemporaneamente essendo disposto ad accettare la (eventuale) poligamia dell’altro;

5) essere uno che a fronte della scoperta dell’omosessualità del partner gli dica “ti amo, e per rispetto vorrei che tu vivessi a pieno questa tua esperienza, finché non deciderai in che ruolo collocare il nostro rapporto”;

6) essere uno che a fronte del presunto tradimento dell’altro dica “caro/a, ho scoperto che mi tradisci; è evidente che ho sbagliato in qualcosa, che non ti ho ascoltato, che non ho saputo vedere i segnali, in cosa posso fare autocritica e recuperare il rapporto di fiducia con te? Cosa provi davvero per questa persona? D’ora in avanti non tenermi nascosto nulla, va pure in vacanza col tuo amante e vediamo di unirci sempre di più”;

7) essere uno che, scoperta l’omosessualità del figlio, anziché preoccuparsi, veda questo come un’opportunità di crescere insieme e apprendere di più dalla vita e da se stessi;

8) essere uno che sia stato educato al rispetto di se stesso, e che a fronte del partner che gli vuole imporre qualcosa, dalla vacanza alle frequentazioni, dica un fermo ma amorevole no, anziché appiattirsi alle richieste per convenienza.

Se esistesse un essere umano che ha raggiunto un tale grado di consapevolezza, allora una linea guida come quella che abbiamo visto al paragrafo precedente sarebbe comunque utile per la formazione del bambino e potrebbe essere applicata correttamente. Questo ritratto di essere umano quasi perfetto è però praticamente introvabile. La maggior parte delle coppie infatti ritiene ancora la gelosia una cosa normale e non tollera tradimenti, presunte omosessualità del partner o dei figli, ed è lontanissima dal vivere il concetto di amore vero, essendo più vicina al concetto di “possesso”. Il problema è che tale direttiva non tiene conto di un banalissimo dato di fatto: dal punto di vista sessuale la maggior parte delle persone non solo non è affatto equilibrata e centrata, ma ha quelle che in psicologia sono considerate devianze o problemi: eiaculazione precoce, impotenza, anorgasmia, sadomasochismo, feticismo ecc.

Ogni persona poi ha le sue “stranezze”, da quelle più piccole e banali, come l’eccitarsi solo in determinate condizioni ambientali, a quelle più assurde, come quelle di chi non riesce ad avere rapporti sessuali senza utilizzare particolari oggetti, o simulare situazioni varie. Per non parlare della percentuale, altissima, di coloro che hanno delle vere e proprie perversioni criminali. Il problema dell’ideologia Gender è, molto semplicemente, che non esiste un numero sufficiente di educatori che abbia l’equilibrio tale da poter insegnare ai bambini il rispetto di genere (altrui e proprio) per il semplice motivo che ancora non hanno raggiunto tale equilibrio in loro stessi. Le demenziali 20 regole che ho esemplificato, imposte dalle direttive che si ispirano alla ideologia Gender, porteranno quindi a una conseguenza inevitabile nelle scuole: abusi, facilitazioni della pedofilia, e traumi vari ai bambini.

5. A COSA SERVE L’INTRODUZIONE DELLA TEORIA GENDER.

A questo punto possiamo tirare le nostre conclusioni e capire meglio l’obiettivo della riforma Gender:

– l’obiettivo teorico della riforma è lodevole e teoricamente condivisibile: i bambini devono essere educati al rispetto di genere;

– la riforma conseguirà (volutamente, è il caso di dirlo) l’obiettivo opposto: aumenterà gli abusi sui minori nel lungo termine, e nel breve termine creerà la falsa contrapposizione tra progressisti e conservatori omofobi.

Una riforma del genere, in mano a insegnanti e politici inconsapevoli e non in grado di gestire una problematica come quella del genere, sta producendo e produrrà sempre di più in futuro, scontri, tensioni, cause legali, ecc.: cattolici contro omosessuali; omosessuali contro eterosessuali; politici contro politici; genitori contro insegnanti; magistrati contro cittadini; in un clima in cui a risentirne e a restarne traumatizzati saranno soprattutto i bambini. La riforma, cioè, si inquadra in quel contesto di riforme volute dal parlamento europeo in tutti i campi (economico, politico, finanziario, sociale, scolastico) per distruggere i fondamenti della società e ricostruirne una nuova basata sul NWO creando caos sociale ad ogni livello.

La tecnica è nota e ne abbiamo parlato in vari articoli e l’Europa la sta applicando un po’ ovunque. Si parte da una premessa giusta (educare al rispetto delle diversità) e si fa una legge in parte giusta (educare i bambini alla sessualità) con qualche appiglio per ribaltare completamente il risultato e creare più caos di quanto già non ce ne sia (dando mano libera ai pedofili e ai pervertiti di poter agire liberamente nelle scuole).

I primi frutti dell’introduzione dell’ideologia Gender si vedono già. Alcuni sindaci hanno ritirato alcuni libri ispirati all’ideologia Gender dalle scuole. Una maestra è stata denunciata da un rappresentante dell’Arcigay e linciata mediaticamente su tutti i giornali, per aver detto a scuola che l’omosessualità è una malattia (salvo poi essere scagionata dagli allievi che hanno detto “ma no… veramente ha detto tutt’altro…”) e la questione per giorni ha impazzato sui giornali come emblema del problema dell’omofobia in Italia (che solo la teoria Gender potrebbe sconfiggere).

Il Ministro dell’istruzione minaccia denunce contro coloro che sostengono che la riforma Renzi della “buona scuola” obblighi a educare sessualmente i giovani secondo le teorie Gender. La riforma, ha precisato la ministra, impone solo di educare al rispetto della diversità. Ogni tanto nei giornali escono notizie di genitori preoccupati per i vibratori a scuola. Una preside ha inviato una lettera al ministero per denunciare l’introduzione della teoria Gender nelle scuola, e il ministero ha mandato gli ispettori (sic!) ritenendo inaccettabile il comportamento della preside. In una scuola sono state denunciate delle suore che, secondo quanto hanno detto i giornali, avevano fatto educazione alla masturbazione a bambini di 10 anni. In alcuni comuni sono state fatte raccolte di firme.

La maggior parte delle notizie sono false e volutamente distorte, per poter essere interpretate come uno preferisce. Come è falso che questa teoria Gender sia “imposta” dall’UE; l’UE in realtà impone solo, con vari regolamenti, direttive, e indicazioni, di abolire le differenze di genere tra uomo e donna in tutti gli ambiti, il che è sacrosanto. In compenso però le teorie Gender nella scuola sono, di fatto, applicate in diversi paesi dell’UE. Ma la situazione è di estremo caos. Solo per fare un esempio personale, ho postato sulla mia pagina facebook un video dell’avvocato Amato, di tendenza dichiaratamente cattolica. Una ragazza omosessuale mi ha ritirato l’amicizia sentendosi profondamente ferita dal video (sue parole testuali). Un altro mi ha dato del fascista dicendo in aggiunta che probabilmente poi di nascosto vado a trans. A riprova che non si può discutere serenamente di Gender senza creare conflitti. Se sei contro questa nuova tendenza, sei omofobo e retrogrado. Se sei a favore, sei un pedofilo o un frocio.

6. CONCLUSIONI E POSSIBILI SOLUZIONI.

Dobbiamo quindi preoccuparci, gridare allo scandalo, arroccarci sulle vecchie posizioni, o sposare le teorie Gender? Nulla di tutto ciò. C’è invece la possibilità di trasformare la questione Gender in un’occasione favorevole per la crescita dei nostri figli e di noi stessi. Vediamo come. Lo sfascio del sistema in cui viviamo è inevitabile, e questa ideologia porterà, col tempo, allo sfascio della famiglia tradizionale e dei valori tradizionali.

I bambini saranno spesso abusati e traumatizzati ma purtroppo, occorre dirlo, i bambini sono da sempre stati abusati e traumatizzati perché – in questo ha ragione l’ideologia Gender – l’imposizione rigida dei ruoli ha provocato da sempre una serie di problemi psicologici. Il bambino è inoltre traumatizzato su vari fronti, non solo quello sessuale, e questo in tutte le epoche, perché la maggior parte dei genitori riversa inevitabilmente i propri disturbi personali sul bambino stesso, che fin da piccolo è costretto a subire limitazioni prive di senso, ad essere sgridato senza criterio, talvolta picchiato, è costretto a subire le urla dei genitori tra di loro, gli abbandoni, la violenza verbale e fisica che a volte sussiste nella coppia, ecc.

Gli studi di Alice Miller in tal senso sono stupendi ed esemplificativi (“Il dramma del bambino dotato”, “Il bambino inascoltato”, “La fiducia tradita”, “La chiave abbandonata”, alcuni dei suoi testi chiave). In tal senso nulla di nuovo sotto il sole dei bambini, che saranno “solo” costretti ad un ulteriore abuso oltre a quelli che quotidianamente subiscono dagli ignari genitori, spesso convinti di essere ottimi genitori.

Questa situazione di caos e ulteriore abuso, però, potrà avere effetti positivi qualora le famiglie si riapproprino del proprio ruolo, senza delegare alla scuola l’educazione dei bambini. Se fino ad oggi a casa di sesso non se ne parlava, o se ne parlava male, oggi per arginare l’effetto traumatico della riforma Gender l’unica possibilità è che i genitori si sforzino sempre di più di dialogare con i figli, di accettare davvero le diversità e di spiegare loro che se l’insegnante si masturba in classe è solo un pervertito, non un educatore, e a fronte di un insegnante che vorrà “far provare nuove esperienze” al bambino di 9-12 anni, come da protocollo, gli si spieghi che forse, a quell’età, tali esperienze potrebbero provocarli un trauma e sarà meglio rimandarle magari a quando sarà adulto e in grado di decidere da solo quali esperienze diverse provare.

E a fronte di un insegnante che esalterà l’omosessualità dicendo che è normale, invitando i bambini di 9 anni a farne esperienza, il genitore dirà: “sì tesoro, in effetti è normale, ma statisticamente l’80% delle persone è ancora eterosessuale, quindi direi che potrai fare queste prove più in là magari dopo i venti anni”. Così magari, invece di portarli al doposcuola, forse sarà la volta buona che un genitore anaffettivo trovi una buona scusa per portare i figli con sé e passarci più tempo insieme. In pratica, proprio perché la riforma Gender è arrivata nel momento in cui la famiglia si era deresponsabilizzata dal suo ruolo educativo, allora è proprio questo il momento buono affinché l’educazione sessuale dei figli venga riportata nel luogo principale dove dovrebbe essere effettuata: la famiglia.

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