“Lo Stato è troppo lento”. Sempre più imprenditori si rivolgono alla ‘ndrangheta

Riscossione di crediti, divergenze societarie e molto altro. Dalle indagini della dda emerge come sempre più imprenditori incensurati si rivolgano alla criminalità per velocizzare le loro pratiche. “C’è una crescente sfiducia nei tribunali e nelle forze dell’ordine, giudicati troppo lenti”.

 

Imprenditori che si rivolgono ad esponenti dell’Ndrangheta per riscuotere crediti da altri imprenditori. Questo è quanto emerso dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Lombardia che ha portato a otto arresti, decine di perquisizioni e sequestri di beni immobiliari per oltre tre milioni di euro.

“Io vengo solo se c’è qualche problema e risolvo il problema” spiega Vincenzo Evolo, tirapiedi del presunto boss Sabatino di Grillo, ad un imprenditore di Cuggiono sulle rive del Ticino mentre viene intercettato dai Carabinieri. Un mister Wolf alla Pulp Fiction, uno che risolve problemi e riscuote i debiti contratti da commercianti e artigiani della zona. In cambio il mandante divide tutto al cinquanta per cento.

Un caso isolato? No di certo stando a quanto denuncia Mario Venditti, Pm della Dda di Milano.”Da molto tempo è emersa una tendenza preoccupante nel nord Italia tra imprenditori e professionisti, tutti incensurati e apparentemente integerrimi”, spiega Venditti. “Dilaga un atteggiamento di forte sfiducia nei confronti della giustizia, quella dei tribunali, degli avvocati e delle forze dell’ordine. Troppo lenta, dall’esito incerto e insicura per gente che preferisce rivolgersi agli uomini d’onore per risolvere problemi societari o di debiti contratti da altri imprenditori e professionisti. E la proverbiale onestà e il tanto decantato senso civico della gente del nord viene messo fortemente in discussione.”

Venditti, che ha coordinato numerose operazioni contro l’infiltrazione della ‘Ndrangheta al nord, porta numerosi esempi emersi nelle inchieste che hanno visto coinvolti uomini d’onore e imprenditori.

L’operazione Isola, coordinata dallo stesso Venditti, ha permesso nel 2012 di sgominare la Ndrina dei Paparo, operante nell’hinterland milanese e in Lombardia, che procurava agli associati l’assegnazione e l’esecuzione di lavori di movimento terra avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà, realizzate attraverso la “fama” di violenza e di potenzialità sopraffattrice di cosche alleate e/o collegate. In occasione del processo una coppia di coniugi, Luigi Ravanelli e la moglie Graziella, entrano in aula di giustizia come testimoni e ne escono come indagati.

La vicenda è questa. Ravanelli è presidente di una cooperativa che si occupa recupero crediti, redazione fatture, note di credito. Sua intenzione è entrare nel consorzio Ytaka, presieduto dalla giovane figlia di Paparo, che aveva ottenuto la commessa della logistica della Sma, una delle principali catene di supermercati della Lombardia. Sull’adesione al consorzio Ytaka, Ravanelli è in contrasto con gli altri membri del cda. E’ la moglie che decide allora di intervenire contattando gli uomini della Ndrina. “Persone che hanno le palle quadrate sotto, che si fanno rispettare, gli avvocati non risolvono i problemi, loro si”.

Dichiarazioni che sono al tempo stesso sconcertanti e disarmanti nella loro sincerità: poiché lo Stato, i Tribunali, gli avvocati non sono in grado di dare una pronta risposta alle controversie che possono sorgere nei comuni rapporti civili – nel caso un contrasto tra i componenti di un consiglio di amministrazione di una società – ci si rivolge al mafioso che comanda nella zona, perché lo stesso si fa rispettare e risolve i problemi.

“E ciò che più sconvolge di queste affermazioni”, conclude Venditti, “è che le stesse sono state pronunciate con somma disinvoltura, e senza forse nemmeno rendersi conto della loro gravità e delle loro implicazioni, non a Platì o a San Luca o a Isola Capo Rizzuto o in un lontano e sperduto paese calabrese o siciliano, ma nel cuore produttivo del nostro Paese, a pochi chilometri da quella che una volta si fregiava del titolo di capitale morale, dalla moglie di un imprenditore che gestiva un appalto del valore di decine di milioni di euro per conto di uno dei leader nazionali nella grande distribuzione commerciale.”

Un vergognoso andazzo a cui pare si siano assuefatti gli imprenditori del Nord che si rivolgono agli “uomini d’onore”, ritenuti gli unici interlocutori in grado di risolvere i problemi.

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