FRANCESCO DE CARLO/ “L’unica cosa che ancora accomuna la Chiesa e Gesù Cristo sono le mani. Bucate.”

Viene dall’Accademia del Comico, “dove ha potuto coltivare la sua passione per la satira politica e il teatro comico.” Ma è solo grazie alla stand up comedy se “riesce a convivere felicemente con la sua ernia del disco L5-S1. O quasi.” Pare, infine, che “in una vita precedente si sia occupato di giornalismo e comunicazione, lavorando per riviste ed enti istituzionali.” Oggi è uno dei migliori talenti del panorama nazionale satirico…

di Andrea Succi

Quando è stato premiato da Enzo Iacchetti e da Radio 2 per il monologo satirico presentato a Grottamare 2009 si è capito che Francesco De Carlo è uno dei migliori talenti nazionali della stand up comedy. Comicità brillante e innovativa, fuori dagli schemi, artista poliedrico che si diletta con altre forme d’espressione, da quando si è tuffato in questo mestiere “ho fatto talmente tante cose e talmente tanto diverse tra loro che fatico a definirmi con chiarezza”. Gli diamo una mano: autore e interprete di video tormentoni, tra cui “Sinceritù” e “L’inno del Piddì: de rosso c’è solo er vino”, monologhista di soprendenti testi di satira, De Carlo è anche speaker di Radio Globo.

“Chiamata a carico” – il programma di scherzi telefonici  in onda dal Lunedì al Venerdì , dalle 17 alle 20 – sta avendo un successo così grande che De Carlo e gli altri due conduttori, Massimo Vari e Gabry Venus, sono stati reclutati da Teo Mammuccari per dare nuova verve a “The Call”, su Italia 1.

“Qualsiasi tipo di prodotto – vuoi o non vuoi  siamo un prodotto – che metti sul mercato deve essere molto definito. Invece io non voglio auto-ingabbiarmi, credo che la caratteristica dell’essere umano sia quella di avere più facce. Io mi diverto a tirarle fuori.”

 

 

E prima che “faccia” avevi?

Mi sono laureato in scienze politiche e ho lavorato 5 anni al Parlamento Europeo per Giulietto Chiesa, con cui ho fatto una bellissima esperienza sia professionale che umana. Finita la legislatura di Giulietto ho deciso di cambiare lavoro, cominciando a fare qualche seratina. La cosa mi divertiva e mi ci sono tuffato.

E come t’è saltato in mente di passare da Giulietto Chiesa alla stand up comedy?

La verità è che sono sempre stato un cazzaro, come diciamo a Roma, e quindi ho deciso di continuare su questa strada che sento più mia rispetto alla comunicazione istituzionale.

Cerchiamo di spiegare cos’è la stand up comedy.

Apparentemente è molto simile al cabaret che conosciamo in Italia, ma in realtà è molto diversa: non c’è l’improvvisazione, non c’è il rapporto col pubblico, non ci sono maschere come quelle di Guzzanti, per fare un esempio. C’è un monologhista con un microfono che racconta il proprio vissuto, il proprio punto di vista. Nei paesi anglosassoni dove questo mestiere è più legittimato, ci sono vari modi di intenderlo: c’è quello più commerciale, quello più stupido, quello più intelligente…

Si può definire un comico? Quali caratteristiche deve avere per sentirsi tale?

Innanzitutto deve divertirsi nel fare il proprio lavoro e poi ci vuole un occhio comico per scovare le gag  nella realtà che lo circonda. Negli anni si è sviluppata, soprattutto nella satira, un’altra funzione del comico,  quella di “svegliare le coscienze”, di informare raccontando ciò che i giornali non dicono. Durante il periodo  berlusconiano la critica al pensiero unico del potere è stata portata avanti dai comici. Questa è un’anomalia con aspetti positivi e altri negativi, che colma sì un vuoto politico e culturale ma che non è necessariamente un bene. Spesso si raggiungono risultati che gli stessi comici non vogliono raggiungere, cioè un disimpegno del pubblico, che trova nello spettacolo del comico una valvola di sfogo senza nessun altro che ne raccolga il dissenso. Ecco, manca un’organizzazione politica del dissenso, per cui la satira che viviamo oggi in Italia non è causa del problema ma effetto.

Sei un comedians di Satiriasi, l’Officina della Satira.

È un grandissimo progetto, forse rivoluzionario, che nasce da un’idea di Filippo Giardina e Stefano Augeri. Ci siamo incontrati con un gruppo di ragazzi più o meno giovani, abbiamo messo in comune il nostro punto di vista su quello che poteva essere la stand up comedy e ci siamo dati delle regole, con un manifesto. Dal Novembre 2009, quando siamo partiti, abbiamo fatto 15 serate (domani la sedicesima) e ogni volta portiamo un monologo inedito, per cui la serata cambia in continuazione.  La prima regola è racchiusa nello slogan: “La risata è il mezzo, non il fine”, perché quello che ci proponiamo è offrire una visione del mondo e farla passare attraverso la risata. All’interno di questo gruppo convivono menti raffinatissime (quando leggeranno l’intervista scoppieranno a ridere…) autori satirici, comici professionisti, ex giornalisti , che rendono il manifesto intriso di vari punti di vista su come viene intesa la satira e la nostra proposta comica. L’assemblaggio di questi pezzi sta tirando fuori un bel gruppo di comici che si propongono di portare quel tipo di stand up comedy in Italia. E se vinciamo, se ne accorgeranno tutti.

Sinceritù, la parodia della canzone di Arisa che hai scritto e interpretato, dal titolo “Diario segreto di un ex aspirante velina” è tornata di strettissima attualità.

E che te devo dì… Ultimamente faccio fatica a fare battute sul bunga bunga perchè è talmente facile che neanche me ce metto. Quello che non deve fare la satira è rafforzare i luoghi comuni diventando conservatrice, altrimenti non ha più ragion d’essere.

A proposito di Berlusconi e dei preti, Vauro – con una magistrale vignetta – dice che se Berlusconi vuole fare il pedofilo può sempre farsi prete…

Sono rimasto a bocca aperta, la vignetta è fantastica e Vauro è una delle poche persone che ancora fa satira in Italia. Anche se quella vignetta non aggiunge niente a quello che già sappiamo, farla contro due poteri così forti, davanti a milioni di telespettatori, è una grande vittoria. Uno schiaffo fantastico..

Da piccoli tutti o quasi vanno in chiesa a fare i chierichetti. Poi, tra chi viene stuprato, chi si sveglia dal sogno/incubo e chi si fa prete, si scopre che i fedeli sono sempre meno…

(ride)

E i preti sono sempre più sudamericani! Io non riesco ad avvertire nessun tipo di religiosità, sono profondamente ateo. Le istituzioni ecclesiastiche si sono talmente allontanate dal messaggio iniziale che la crisi, prima o poi, scoppierà anche all’interno della Chiesa. E la gente se ne sta accorgendo sulla propria pelle.

Una volta hai scritto che di fronte a certi fatti – in quel caso la vittoria di Luxuria all’Isola dei Famosi, salutata da Liberazione come un evento di portata obamiana – “il suicidio di massa può essere una buona idea”.

La sinistra che sparisce dalla fabbriche, dalle università, dal mondo reale, cerca sempre più di accaparrarsi posti in televisione, da Porta a Porta fino all’Isola dei Famosi. Tutto quello che rimaneva della sinistra si riduceva a festeggiare la vittoria di Vladimir Luxuria. E questa secondo me è una metafora fantastica di quello che è stata la sinistra negli ultimi tempi. Ecco dove nasce la provocazione del suicidio di massa.

Si è scoperto che Luttazzi copia battute da autori statunitensi e non.

Su Luttazzi no-comment.

Tu da chi copi?

(ride)

Ti ispiri a qualcuno?

Se tu guardi un mio pezzo a Satiriasi è intriso di tutti quei riferimenti che hanno ispirato anche Luttazzi; all’inizio tutti gli artisti subiscono influenze di altri artisti nei quali si riconoscono, ma poi bisogna staccarsi, è assolutamente immorale copiare una battuta.

Come nascono i tuoi testi?

Da una parte c’è la comicità osservazionale, vedi una gag, una cosa che ti fa ridere e te l’appunti; dall’altra c’è un percorso più culturale, che parte da un qualcosa che ti fa veramente arrabbiare e su cui butti giù il tuo punto di vista. L’ultimo pezzo l’ho scritto sulla pubblicità.. Ci deve essere una buona miscela di tecnica autoriale, punto di vista del comico ed esperienza. Queste sono le tre componenti che fanno un buon comico. Io che ho cominciato solo due anni fa pecco un pò di esperienza.

“Vieni via con me”, la trasmissione di Fazio e Saviano ha posto un dilemma, soprattutto per i più giovani: restare o partire. Tu come la pensi?

Partire è molto difficile, anche se io sto lavorando per farlo. Mi sono esibito a Londra, dove ho fatto delle serate in inglese, in locali di stand up comedy. Mi piacerebbe dire rimaniamo in Italia e combattiamo, però c’hanno tolto tutte le armi e quindi è molto illusorio pensare di riuscire a farcela. Questo non vuol dire staccare la spina e fregarsene di tutto, ma se la metti sul piano restare o partire ti confesso che sto facendo di tutto per andarmene.

Regalaci una battuta fulminante.

Nonostante la Chiesa continui a spendere e spandere, l’ultima volta che ho visto il papa stava facendo un discorso sulla carità. Completamente vestito d’oro, diceva: “È importante che non perdiate mai di vista il vostro messaggio originale”. Neanche i Monty Python  sarebbero arrivati a tanto. E allora mi è venuta in mente questa battuta: “La Chiesa ha dimenticato il messaggio originale. L’unica cosa che gli è rimasta in comune con Gesù Cristo sono le mani bucate.”

Per maggiori info visita Francescodecarlo.it

 

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