ESCLUSIVA/ Venafro, spesi milioni per un ospedale che cade a pezzi: “Ci piove dentro.” [VIDEO]

Soltanto due mesi fa Infiltrato.it entrava con le telecamere nell’Ospedale Veneziale di Isernia, denunciando l’esistenza di un blocco operatorio sprovvisto di ascensore e stracolmo di veleno per topi. Ne parlammo con Angelo Percopo, direttore generale dell’Asrem, e con il Presidente di Regione Michele Iorio. La sostanza dei loro discorsi? “La sanità molisana non è in crisi e i nostri ospedali sono all’avanguardia.” Sorvoliamo, temporaneamente, sulla prima parte dell’affermazione e andiamo a valutare la veridicità della seconda. Come? Entrandoci, negli ospedali. Con le telecamere nascoste. E dopo il Veneziale di Isernia, ci siamo infiltrati al Santissimo Rosario di Venafro. Risultato? Un video-reportage fin troppo eloquente.

di Carmine Gazzanni e Andrea Succi

Ascensori inagibili con la porta d’entrata di sbieco e il rischio che qualcuno possa cadere di sotto; un intero reparto “abbandonato da vent’anni” ancora con l’armatura in cemento e i calcinacci per terra, la cui porta d’accesso, però, è assolutamente aperta e accessibile a tutti; acqua che filtra dal soffitto; infissi che “sono caduti addosso a pazienti e medici”; una scala antincendio completamente arrugginita e il passamano che in alcuni punti manca (era di legno, ma si è rotto) con il rischio che qualcuno, anche qui, possa farsi davvero male cadendo di sotto. Non ci vuole tanto per ritrovare tutto questo degrado. Non serve girare tutta l’Italia in cerca di scandali. Basta andare in una piccola cittadina molisana, Venafro. Com’è evidente dalle immagini, qui l’ospedale è ormai abbandonato da anni dall’Azienda Sanitaria e dalla Regione Molise: non arrivano soldi nemmeno per la manutenzione più immediata, quella che richiederebbe cinque minuti di lavoro.

L’ospedale sta cadendo a pezzi”. Non c’è che dire: il commento è laconico, telegrafico. E, soprattutto, è quanto mai veritiero. Né ci vuole tanto per rendersene conto: basta camminare liberamente per i corridoi del polo ospedaliero di Venafro. Degrado e abbandono. Null’altro.

Soltanto due mesi fa Infiltrato.it entrava con le sue telecamere nel Veneziale di Isernia rivelando l’esistenza di un reparto – blocco operatorio per tutte le discipline chirurgicheultramoderno, ma sprovvisto di ascensore e stracolmo di veleno per topi.

Ora ci siamo leggermente spostati dal capoluogo di provincia. Siamo ad una ventina di chilometri di distanza, a Venafro. Lo spettacolo che ci si presenta è a dir poco sconcertante. Arriviamo nell’atrio. Facciamo per prendere l’ascensore (al primo piano ci sono tutti gli ambulatori e la riabilitazione). Niente: non funzionano. “Gli infermieri sono costretti a prendere i pazienti sottobraccio e a fare loro salire le scale”. Problema temporaneo, verrebbe da pensare. Invece no. “Sono anni che gli ascensori sono in questo stato”: una porta dell’ascensore piegata (tant’è che si può vedere il vuoto di sotto) e solo una bacchetta di plastica messa di traverso per indicare l’inagibilità. Gli ascensori – viene da pensare – non sono il punto forte della sanità molisana se qui sono abbandonati, mentre a Isernia si costruiscono reparti dimenticandosi poi della cosa più ovvia, appunto l’ascensore che permetta di portare i pazienti.

Ma il nostro tour prosegue e continua a presentarci dell’incredibile: pavimenti rotti per aggiustare tubi e mai più risistemati, finestre che non si chiudono, pezzi di muro che se ne vengono tra le mani. E poi i soffitti: rotti anche questi. Lungo un corridoio manca completamente. Fa niente se in quel reparto ci sia la sala congressi, la cappella e, soprattutto, la farmacia. “Alcuni infissi – addirittura – sono caduti addosso a pazienti e medici”. Per non parlare, poi, di quando  piove: l’acqua cade giù. Tant’è che quando c’è stata quella pesante nevicata quest’inverno,  non si è potuto operare: tutti mandati alla vicina clinica privata della Neuromed. Quella stessa Neuromed gioiello di Aldo Patriciello, europarlamentare Pdl che tuttavia, pur essendo di Venafro, “si è completamente disinteressato dell’ospedale”. E, d’altronde, non potrebbe essere altrimenti: dopo anni di attrito, pare che Patriciello e Iorio abbiano recuperato la loro vecchia amicizia e vicinanza politica. Senza dimenticare peraltro che dalla mala gestio della sanità pubblica, se qualcuno ci ha guadagnato sono state proprio le strutture private (Neuromed in testa), come sottolineato in più occasioni anche dal giornalista Antonio Sorbo e come ammesso, d’altronde, anche dal Tavolo Tecnico in una delle sue ultime sedute il 21 dicembre.

Ma torniamo al nostro tour. Ancora non è niente, ci dicono. Stentiamo a crederci, proseguiamo. Tra altri soffitti cadenti e reparti abbandonati, ci ritroviamo davanti ad una porta. Non è chiusa a chiave. Apriamo. Quello che ci troviamo di fronte è imbarazzante: un intero reparto lasciato ancora con l’armatura in cemento, calcinacci per terra, infiltrazioni d’acqua. Tutto lasciato così. Da oltre vent’anni, dato che i lavori per la struttura tutta sono cominciati negli anni ottanta. Ma quest’ala, da allora, è stata lasciata così. In abbandono totale. Col rischio, peraltro, che ci possa andare chiunque, anche un bambino, dato che la porta è sapientemente lasciata aperta. Usciamo fuori tramite una scala antincendio: il passamano è totalmente arrugginito e in un punto manca completamente. Quando si dice “pensare alla sicurezza”.

Un ospedale, dunque, completamente abbandonato a se stesso, lasciato nel degrado più totale, più incivile. Nonostante denunce e mobilitazioni ci siano state. Ma chi davvero lotta per la salvaguardia del polo (come il Comitato “Ospedale SS Rosario”) è stato lasciato solo. C’è un clima omertoso nell’ospedale. Non tutti sono disposti a parlare e a rompere il muro di silenzio. “Ci sono parecchi medici che sono appoggiati a Iorio, sono dello stesso partito e se ne fregano dell’ospedale”, ci dicono. E poi ci sono quelli che tacciono per convenienza. Un silenzio di comodo: “Qua dentro non si sposta nessuno. C’hanno paura di perdere il posto”. Basti pensare alle ultime regionali: buona parte del bacino di voti dell’ospedale è finito su due uomini vicini a Iorio e protagonisti, chi un modo chi nell’altro, della sanità regionali, Filoteo Di Sandro, attuale assessore alla sanità e fratello di Giuliano, chirurgo proprio a Venafro, e Lucio De Bernardo, dirigente Asrem e da pochi mesi consigliere regionale.

Ma, d’altronde, la rovina della sanità regionale, lo sappiamo, sta proprio nell’asfissiante rete clientelare. Il  Rapporto Osserva Salute 2010 ci dice che dal 2002 al 2009, con il 45,84 (media nazionale 30,06) il Molise ha avuto il maggior tasso di crescita della spesa sanitaria. Una crescita imputabile essenzialmente all’ormai famosa “parentopoli” del Presidente. Tutti sistemati: sorella, cognato, cugino, la moglie del cugino e poi i figli. Il caso più emblematico quello del figlio Nicola: per farlo diventare primario, un servizio ambulatoriale a Isernia (la ”neurofisiopatologia”, in sostanza l’unità dove si fanno gli elettroencefalogrammi) viene, in barba alla legge, trasformato in un reparto (Unità Operativa Complessa) e nel 2009 corredato di Stroke unit. Una operazione che è costata circa un milione di euro.

Dati impressionanti che hanno portato la piccola regione italiana ad un dissesto finanziario imbarazzante (gli ultimi dati parlano di un deficit di 42 milioni di euro). E mentre negli anni il Veneziale ha speso e spaso (nel giro di pochi anni sono nati nuovi reparti: Oncologia, Neurofisiopatologia, Oculistica e il “blocco operatorio per tutte le discipline chirurgiche”), Venafro è stata abbandonata a se stessa. Ma è mai possibile che i soldi non siano arrivati nemmeno per la manutenzione più immediata (come quella richiesta per aggiustare finestre che non si chiudono)? In Molise sì, è possibile. Altrimenti non si spiegherebbero gli scalini rotti, il soffitto che cade a pezzi, gli ascensori pericolanti. “I soldi sono stati destinati, ma sono stati tutti bloccati a Isernia”, ci hanno detto.

Peccato però – e lo dice una relazione tecnica realizzata proprio su commissione della Asl Pentra (quella che, in pratica, gestisce l’area di Isernia e Venafro) – che sull’agibilità sismica delle due strutture ci sarebbe molto da dire. La relazione venne realizzata dopo il terremoto del 2001. Per l’ospedale di Venafro i tecnici parlano di “un complesso di recente costruzione”, con “una struttura portante in conglomerato cementizio armato”, per cui “la struttura è in buono stato di conservazione”. Per Isernia, invece, si parla di una costruzione “di oltre tenta anni fa” e “negli anni non ha subito significativi lavori di manutenzione”.  Proprio per questo – continua la relazione – “è molto probabile che essa non è più conforme alle norme vigenti per le costruzioni in zona sismica” (anche perché nel ’96 i parametri sismici per gli ospedali sono stati modificati e alzati).

Una riflessione, questa, che lascia attoniti. Così come lascia attoniti l’idea e il progetto, presentati più volte da Iorio, di una nuova struttura ospedaliera a Monteroduni, a metà strada tra Isernia e Venafro, che possa sostituire entrambi gli edifici. Perché – si chiedono qui a Venafro – andare a spendere ulteriori soldi pubblici, in un periodo di grave dissesto finanziario (che certamente sarà acuito dalle manovre della spending review), quando c’è una struttura – quella di Venafro – che richiede sicuramente lavori (com’è evidente dal video), il cui costo, però, sarà certamente inferiore a quanto richiesto per una struttura ex novo? Domande che restano senza risposta, a cui anzi nessuno vuole rispondere. In anni di amministrazione nessuno ha capito la necessità di mantenere entrambe le strutture: tanto a Isernia, quanto Venafro. L’errore non sta nei due ospedali, ma nel modo in cui è stato gestito fino ad ora il denaro pubblico. Sperperando a Isernia per soddisfare le brame di amici e famiglia (e poi ritrovandosi a costruire reparti da 2 milioni senza ascensori e con veleno per topi) e lasciando l’altro ospedale nel degrado più totale.

Secondo quanto ci dicono, infatti, l’obiettivo delle istituzioni – tutte: dal comune, all’Asrem, fino alla regione – è quello di far morire l’ospedale, in maniera tale che nessuno possa essere incolpato per la chiusura. “Si è rovinato, è fatiscente”, diranno. Tanto vale spostare tutto a Isernia o costruire una nuova struttura. Ecco perché, pian piano, stanno chiudendo tutti i vari ambulatori. Lo scorso luglio, però,il Tar ha accolto il ricorso del Comitato SS Rosario sospendendo tutti i tagli predisposti da Michele Iorio. Ora si attende novembre, quando il Tribunale Amministrativo si pronuncerà nel merito.

Tutto fermo, dunque. Ma il discorso non cambia: invece di letti, a Venafro ci sono calcinacci. Invece di reparti funzionanti, ci sono soffitti che cadono addosso a pazienti e medici. Invece di lettini e sedie a rotelle, ci sono infermieri costretti a trascinare i ricoverati sotto braccio perché gli ascensori non funzionano.

GUARDA IL VIDEO-REPORTAGE – “UN INFILTRATO IN OSPEDALE…”

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