La vergogna di Vendola che compra un bimbo come se fosse uno yacht

Vendola è diventato padre di Tobia Antonio grazie al compagno Ed, padre biologico, e ad un utero in affitto. Il radical chic ha deciso di non adottare un bimbo ma di comprarlo, come fosse uno yacht.

Nichi Vendola

Vendola e il compagno, liberi di fare quello che vogliono, hanno deciso di non adottare ma di comprare un figlio come se fosse uno yacht, scegliendo dal catalogo il modello di utero in affitto più di loro gradimento. Che poi Ed sia il padre biologico non cambia proprio niente. Resta il fatto, sconcertante, che oggi si possono comprare bimbi come fossero bambolotti.

Giulio Cavalli su Fanpage ha criticato il paese di guardoni – ma solo gli altri, non anche lui che scrive di Vendola… – e attaccato quanti biasimano Vendola per aver “comprato un bimbo” perché questo è falso.

Ovviamente Cavalli si erge a paladino della vera informazione e cita persino Mark Twain

“Io non temo ciò che non conosco ma temo ciò che credo vero e invece non lo è”.

Peccato che il buon Cavalli ignori totalmente il funzionamento delle pratiche legate all’utero in affitto, spiegate in maniera eccellente da Monica Ricci Sargentini per il Corriere della Sera:

“Avere un figlio da una madre surrogata non è difficile se si ha a disposizione una discreta quantità di denaro. Negli Usa, dove la pratica è legale in molti Stati, il costo si aggira tra i 135 mila e i 170 mila euro a seconda del numero dei tentativi e delle spese mediche che, per esempio, aumentano a dismisura in caso di parto gemellare.

In cambio c’è la certezza del percorso legale: il bambino, prima ancora di nascere, sarà figlio dei genitori intenzionali e avrà anche la cittadinanza americana. La portatrice, cioè la madre surrogata, firmerà un contratto in cui cederà qualsiasi diritto sul piccolo. Un particolare non di poco conto per quelle coppie omosessuali italiane che, tornate in patria, dovranno registrare all’anagrafe un neonato privo di madre.

Per questo il business negli Usa aumenta a ritmo esponenziale: più di 2.000 bambini nati ogni anno, il triplo di 10 anni fa, molti dei quali per coppie straniere. La California è la meta più gettonata dai gay italiani cui la pratica è preclusa nell’Europa dell’Est o in altri Paesi low cost.

Soltanto a Los Angeles le cliniche sono decine e per prendere un appuntamento basta compilare un modulo online. I primi colloqui si fanno via Skype e anche la scelta della donatrice di ovuli si può fare da casa visionando cataloghi che danno ogni genere di informazioni: foto, età, altezza, peso, origine etnica, colore di occhi e capelli”.

Ora, di grazia, qual è la differenza tra un catalogo di yacht di lusso e un catalogo di donatrici di ovuli? Non è, oramai, uno statuts symbol anche il bambino per la coppia gay realizzata e di tendenza?

Chi vuole denigrare questa posizione di pensiero spara subito in prima pagina le parole del “diversamente intelligente” Matteo Salvini: bastano le sue critiche per far diventare, automaticamente, quello che lui critica una posizione giusta e condivisibile, almeno dai benpensanti italiani.

E invece c’è persino una Natalia Aspesi di turno, giornalista e scrittrice di successo, una che – come scrive Simonetta Sciandivasci per Linkiesta.it – “dalla parte delle donne c’è sempre stata e senza pietismo: le ha strigliate”.

E nell’intervista rilasciata dalla Aspesi a Linkiesta c’è un passaggio illuminante.

Natalia Aspesi tra Giorgio Bocca e Indro Montanelli

Anche gli omosessuali, adesso, stanno cascando nella trappola per cui costruire una famiglia è il solo mezzo per legittimarsi?, chiede la giornalista.

La risposta della Aspesi è da manuale:

“Oggi gli omosessuali desiderano dei figli perché sanno di poterli avere. Nell’Inghilterra dell’Ottocento, quando essere gay era un reato, di certo non poteva venire nemmeno in mente la prospettiva di costruire una famiglia. Succede oggi perché la scienza ti consente di avere figli anche se non vai a letto con una donna”.

Ma evidentemente a Giulio Cavalli, e a chi per lui affronta con tale superficialità quest’argomento, le parole della Aspesi non interessano. Molto meglio calarsi nei panni del manicheista di turno, o con Vendola o contro Vendola, o con Salvini o contro Salvini. Molto meglio allisciare il pelo del lettore che sbattergli in faccia la cruda realtà.

E cioè che se hai i soldi puoi persino pensare di comprarti un bambino.

POST SCRIPTUM

Io non ho dimenticato che Vendola è stato rinviato a giudizio per il disastro ambientale dell’Ilva di Taranto, a causa del quale tanti bimbi nascono con malformazioni e tanti genitori muoiono di tumore.

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