Sicurezza, Difesa e Intelligence

CRISI MEDIASET/ B. getta la maschera: tagli per 500 milioni e licenziamenti in arrivo

Tagliare sui più poveri per lasciare inalterati i privilegi dei più ricchi: Berlusconi, appena chiusa la campagna elettorale, ha gettato la maschera e si rivela per quello che è sempre stato. 

 

Taglio delle tasse, restituzione dell’Imu sulla prima casa e sui fabbricati agricoli, sistema fiscale più equo e giusto per tutti. Queste erano le armi che Silvio Berlusconi  usava in campagna elettorale per convincere gli italiani a votare Pdl (l’unico partito che taglierà le tasse).

Questo era quanto appariva in pubblico. E in privato? Durante la campagna elettorale era vietatissimo parlare dei guai delle sue aziende, soprattutto quelle in perdita. Ora però che le elezioni sono finite e non si sa ancora se si comporrà un governo stabile oppure si andrà alle urne nel giro di un anno il gruppo Berlusconi annuncia i suoi tagli. Che colpiranno direttamente le aziende di sua proprietà. Una in particolare: Mediaset che ormai da un anno vive la sua crisi. Abilmente nascosta da chi non aveva interesse a farla venir fuori: Silvio Berlusconi

OBIETTIVO NUMERO UNO: TAGLIARE I COSTI DI 500 MILIONI DI EURO

Il passivo di Mediaset nel 2012 raggiunge la cifra di 45,4 milioni di euro contro l’utile di 164,3 milioni del 2011. Berlusconi però ha fatto sempre di tutto per minimizzare la cosa dichiarando queste testuali parole alla web tv del Corriere della Sera: “Non c’è azienda editoriale in Italia che in questo momento produca utili, anzi sono tutte in perdita compresa Mediaset che per la prima volta da quando è stata fondata uscirà con un bilancio che denuncerà delle perdite”.

L’obiettivo numero uno ora per i dirigenti Mediaset è quello di rientrare in regime di pareggio di bilancio. Come fare? Nei giorni scorsi è stato studiato un piano che prevede la riduzione dei costi di almeno 500 milioni di euro. Come è però accaduto però nel pubblico anche qui a Mediaset non si comincia a tagliare dall’alto, ossia da chi ha studiato le strategie di bilancio degli ultimi anni.

Anche Silvio Berlusconi, come il peggiore dei governi tecnici da lui osteggiato in campagna elettorale e appoggiato in parlamento, ha deciso che i tagli vanno effettuati dal basso. Bisogna infatti rinegoziare il costo del lavoro, a partire dai contratti integrativi dei giornalisti. Verranno rivisti e semmai aboliti i premi di produzione. Taglio netto anche sui costi dell’aggiornamento professionale. E poi i provvedimenti più impopolari, quelli per cui si prevedono agitazioni e anche scioperi: stop alla remunerazione delle notturne e delle trasferte. E c’è di più: lavorare di domenica, a Natale, Capodanno, Pasqua, 25 aprile e primo maggio costerà come il lavoro degli altri giorni. Nei contratti non ci sarà più la festività lavorata.

Come è logico pensare il taglio non piace soprattutto perché tocca i dipendenti e non gli stipendi di dirigenti che non verranno ne tagliati e ne licenziati. La trattativa coi sindacati è ovviamente in salita. Non si può immaginare che accettino questo tipo di macelleria sociale proposta dai dirigenti dell’azienda di Silvio Berlusconi. Che agisce come un Robin Hood al contrario: ruba sui diritti dei poveri per garantire ai ricchi  (i dirigenti ndr) di continuare a vivere con gli stipendi e i privilegi di sempre. 

LA CRISI DELLA PUBBLICITÀ E I TAGLI GIÀ ESISTENTI

Quale crisi Mediaset i lavoratori sono chiamati a pagare? Quella prodotta nell’ultimo anno ma soprattutto negli ultimi sei mesi quando la società del biscione perdeva un milione di euro al giorno. Nell’ultimo trimestre la perdita era di 88 milioni di euro.

Contro questa crisi Mediaset nel 2011 aveva già pensato a una riduzione dei costi di 250 milioni di euro all’anno da conseguire in tre anni. L’obiettivo è stato raggiunto alla fine del 2012. Le trattative degli ultimi sei mesi, quando nonostante il risparmio si continuava a perdere terreno, furono prima nell’ordine dei 400 milioni di euro, per passare a 450 nel novembre scorso e arrivare all’attuale cifra dei 500 spuntata negli ultimi giorni.

Mediaset, lo sanno tutti, non è un’azienda editoriale che vive sul pagamento del canone abbonati come la Rai. Le reti in chiaro come Canale 5, Italia 1, Rete 4, Iris, Boing, La 5, Tg com 24, Mediaset Italia 2, Mediashopping, Cartoonito e Mediaset Extra si possono vedere senza pagare nulla. Discorso a parte per la piattaforma Mediaset Premium che, al pari di Sky, guadagna in base agli abbonamenti che riesce a stipulare. La cosa che però purtroppo non è andata bene a Mediaset è stata la raccolta pubblicitaria, fonte principale di guadagno per l’azienda targata biscione e nata da una costola della Fininvest.

Cosa è accaduto? Nei primi 9 mesi dello scorso anno la raccolta pubblicitaria, a causa della crisi che ha investito il Paese, è crollata del 14,9% . A settembre i ricavi si erano chiusi con un crollo del 23%. A Novembre il peggioramento era attorno al 27%. Publitalia, nonostante il modo di vedere di Berlusconi che preferisce tagliare dal basso, per questo calo è stata costretta a licenziare in tronco 35 dirigenti tra i quali anche 2 vicedirettori generali.

LA PERDITA DELLE CONCESSIONARIE ITALIANE E SPAGNOLE

Per capire bene cosa sia avvenuto è necessario fare un excursus in cifre. Bisogna indagare su cosa ha prodotto il deficit. Tutto è cominciato nel primo trimestre del 2012 quando il passivo ha superato i 50 milioni di euro rispetto all’anno precedente. L’utile netto scende a 10,3 milioni di euro contro i 68,4 del 2011 e i ricavi scendono da 1,112 miliardi fino a 977 milioni. La redditività operativa passa da 135,8 milioni di euro a 38,9. Mentre l’indebitamento finanziario  netto passa da 1,775 miliardi a fine 2011 fino a 1,675 del primo trimestre 2012.

Il titolo Mediaset ha subito anche una forte contrazione. Se il titolo nel 2011 si attestata a 4,346 punti ora arriva a 1,638. A Madrid il titolo Mediaset Espana Comunicacion S.A. è sceso invece da 6,653 dino a 3,339.

Nel 2012 con una contrazione degli abbonamenti del 5% dovuti alla crisi economica sono scesi anche i ricavi di Mediaset Premium (la società editrice di Joi Mya Steel e tutti gli altri canali che trasmettono cinema e calcio a pagamento). Nel 2011 erano sui 135 milioni mentre ora sono pari a 131,1 milioni di euro.  Solo i ricavi El Towes sono saliti da 38,6 milioni del 2011 fino a 56,1 milioni del 2012. Cala anche la pubblicità sui canali della Pay Tv che nel 2012 raggiunge 622, 7 milioni di euro contro il 693,3 del 2011. La crisi è evidente ma a parte nel settore di Publitalia 80 non si è ancora sentito parlare di tagli dal basso.

LA RISPOSTA DEI GIORNALISTI MEDIASET 

Nonostante la crisi al contrario della Rai che ha previsto l’esodo volontario di 100 giornalisti tv, a Mediaset non siamo ancora a questi livelli. Tutti dovrebbero mantenere, almeno per il momento, il loro posto di lavoro. Le contrazioni sul tipo di contratto di lavoro però non fanno sperare in nulla di buono. Tagli, quelli di cui abbiamo parlato prima, che hanno tanto il sapore dei contratti di solidarietà per i quali, si lavora tutti ma a condizioni economiche inferiori.

Tutti i giornalisti non sembrano disposti ad accettare di buon grado quello che l’azienda propone. Le retribuzioni integrative infatti rappresentano il 30% di quelle complessive. Tutto questo significherebbe tagliare gli stipendi dei giornalisti di quasi un terzo. Un esempio: un contratto da 3 mila euro rischia di scendere a 2mila. Nessuno spazio di manovra invece si prevede per il taglio delle festività lavorate. Soprattutto per i giornalisti sportivi per i quali lavorare di domenica non è un evento eccezionale ma la quotidianità.

Nella giornata di ieri da una riunione dei rappresentanti di NewsMediaset è emersa la volontà di non cedere a nessun tipo di taglio nonostante la situazione di difficoltà dell’azienda. Le cose importanti per il comitato di redazione sono altre e riguardano tre fasce: innanzitutto per dignità lavorativa si chiede la stabilizzazione dei precari, poi un’organizzazione del lavoro diversa e poi la riduzione degli sprechi che riguarda però, in questo caso, non certo gli stipendi dei giornalisti ma i tanti privilegi di cui godono i dirigenti.

C’è di più: i giornalisti hanno presentato ai sindacati un pacchetto di cinque giorni di sciopero perché l’assemblea ha dichiarato “inaccettabile qualunque richiesta di impegnarsi su nuove produzioni, programmi o singole lavorazioni e di ridiscutere il Contratto integrativo aziendale”. Le idee sembrano chiare e a Mediaset si potrebbero alzare le barricate. Con buona pace di Berlusconi che durante la campagna elettorale prometteva di restituire il maltolto agli italiani per poi prevedere tagli indiscriminati nei confronti dei suoi dipendenti meno abbienti.

Loading...