Sicurezza, Difesa e Intelligence

Strutture per anziani o lager? Da Facebook l’appello: si finanzi l’assistenza domiciliare

Quello delle persone anziane non più autosufficienti è un problema atavico. Si arriva a un punto in cui nessun parente vuole prendersene cura e le affida alle cosiddette strutture residenziali, più comunemente conosciute come ospizi. Il social network face book, per una volta, invece di diffondere violenza si è rivelato uno strumento di sensibilizzazione, grazie alla pagina “Vogliamo l’assistenza domiciliare indiretta in tutta Italia”. Una richiesta che ha più forza, soprattutto dopo gli ultimi casi di maltrattamenti disumani avvenuti a Meta e a Terni.

 

Cosa chiedono i promotori dell’iniziativa? Dal 21 gennaio 2011 vanno avanti con questa finalità: l’assistenza domiciliare indiretta fa risparmiare lo Stato e migliora la vita delle persone non autosufficienti ,con l’indiretta io scelgo l’assistente che voglio e comune/asl pagano.

Una cosa che visti gli ultimi casi avvenuti in Italia ai danni degli anziani è sempre più necessaria. I casi di Terni e Napoli denunciati dalla stessa pagina ci fanno domandare quali veri vantaggi si possono ottenere ricoverando gli anziani in strutture che li trattano al pari degli escrementi che producono.

UMBRIA E CAMPANIA, OSPIZI LAGER – I fatti accaduti in Umbria e Campania hanno gettato il paese nello sgomento – si legge nel post promosso alcuni giorni fa – in alcune strutture convenzionate e accreditate persone non autosufficienti venivano abitualmente fatte oggetto di vessazioni di ogni genere ,torturati, presi a morsi e calci ,abbandonati nell’incuria e nel degrado ,chiusi a chiave al buio, lasciati nudi e senza cibo . dobbiamo chiedere a gran voce la cessazione di certe atrocità e adeguate misure di prevenzione” .

Per questo motivo l’associazione rilancia la necessità di  promuovere l’assistenza domiciliare indiretta e la videosorveglianza h 24.

Ci vogliono controlli senza preavviso – hanno aggiunto- da parte di associazioni, famigliari e cittadini comuni”.

Cosa è successo nei due casi specifici? Lo andiamo a vedere immediatamente.

CASO TERNI, IL VIDEO CHOC – Le immagini choc sono tutte in questo video della Guardia Di Finanza pubblicato su Youtube. E’ poi il quotidiano on line tuttoggi.info che ci spiega i dettagli dell’operazione.  Dalle indagini che sono derivate da queste immagini sono venuti fuori quattro arresti: il primo è toccato al gestore di una residenza per anziani e gli altri tre agli operatori sanitari che vi lavorano.

Altri due non devono avvicinarsi invece ai luoghi frequentati abitualmente dagli anziani che dimoravano nella residenza. E non possono comunicare con loro con nessun mezzo. La casa di riposo invece è stata sottoposta a sequestro preventivo con successivo affidamento e custodia alla Usl 2 di Umbria Terni. L’indagine durata tre mesi non è stata facile. Pazienti malati oppure lucidi e coscienti sono stati trattati senza alcun rispetto.

Altri operatori, compresa la cuoca, percuotevano gli anziani con schiaffi, strattoni e morsi procurandogli anche delle lesioni. In altri casi tiravano loro i capelli e gli gettavano in faccia l’acqua contenuta nelle brocche o nei bicchieri. Nei casi più gravi facevano il gesto dell’ombrello o altri atti osceni toccando le parti intime.

“Ogni minuto una botta in testa, magari leggera – si legge negli atti –  ma ripetuta decine di volte per un’ora, un’ora e mezzo, così senza motivo; e non mancava chi, come il gestore di fatto della struttura, impartiva istruzioni di chiudere a chiave, nelle loro stanze, gli ospiti con particolari problematiche comportamentali”.

Una malata di Alzheimer è stata addirittura lasciata libera di circolare è scivolata sul pavimento appena lavato rompendosi il femore. Per questo la Procura, insieme alla Guardia di Finanza, ha deciso di intervenire il prima possibile, per evitare ulteriori maltrattamenti, verbali e fisici, lesivi della loro dignità. E magari anche che ci potesse scappare il morto.

CASO CAMPANIA – Qui la verifica è stata portata a termine dai carabinieri del Nas di Napoli e la storia ripresa da tutte le principali testate della Campania.

E’ stato così che è stata scoperta una vera e propria clinica lager a Meta nei pressi della Costiera Amalfitana. Si tratta di una struttura dal valore complessivo di circa due milioni di euro. Posta sotto sequestro per le gravi condizioni igienico sanitarie e per il profondo degrado in cui versavano ben trentasette disabili affidati alle cure della clinica. L’operatore socio assistenziale che vi lavora ha ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per sequestro di persona, maltrattamenti e abbandono di persona incapace ospite della  struttura.

Il legale rappresentante della residenza socio sanitaria di Meta, il sessantenne G.A. di Cava de Tirreni è ora indagato per i possibili coinvolgimenti.

La situazione riscontrata dai carabinieri del Nas era assolutamente deprimente, con i poveri disabili, con i poveri disabili trovati perlopiù senza alcun indumento, in totale promiscuità, uomini e donne, abbandonati a se stessi – si legge in una nota del Comando Provinciale dei Carabinieri – più gravi erano le condizioni di una donna che, probabilmente per non dare disturbo a chi doveva assisterla, era stata rinchiusa a chiave all’interno di un bagno e letteralmente immersa negli escrementi, al buio”.  

Anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si è congratulata con i carabinieri del Nas e sulla situazione ha dichiarato: “L’iniziativa dei Carabinieri del Nas, a cui va il mio più sentito ringraziamento per l’operazione condotta, serve da spunto per mettere immediatamente in moto una task force per controlli severissimi. Mi dichiaro a disposizione delle autorità sanitarie locali per eventuali azioni a tutela dei trentasette disabili, ancora ospiti della struttura sotto sequestro e si riserva ogni azione contro questi operatori indegni di fare parte del sistema sanitario nazionale. Non si può tollerare che la rete sanitaria abbia tra le proprie fila operatori come quelli che avrebbero dovuto curare i trentasette disabili ospiti della clinica di Meta e che invece li abbandonavano a una raccapricciante segregazione che lede i principi fondamentali di dignità dell’essere umano.

Situazioni degradanti che sarebbero risolvibili con l’assistenza domiciliare che aiuterebbe l’anziano anche a rimanere in contatto affettivo con i suoi familiari. Questi ultimi vorranno questo veramente? Non lo si può sapere.

Loading...