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CALCIO E POLITICA/ Berlusconi compra, il Milan vince e il Palazzo trema…

Secondo Maroni “se il Milan vince Berlusconi perde”. Esiste davvero un rapporto tra il calcio e l’appeal politico del Premier? Il pallone che ottunde le menti ed esalta l’irrazionalità del tifo è lo spot preferito da Berlusconi per rafforzare l’immagine di “uomo che si è costruito da sè”. Ha preso il Milan sull’orlo del fallimento, portandolo in cima al mondo: sarà in grado di fare lo stesso con l’Italia? Chiaramente no, ma ciò che conta è la verità percepita…

Non ci saranno nuove elezioni, perché il governo durerà il tempo della legislatura, cioè altri tre anni. Il Milan non ha assolutamente preso i campioni perché pensavo al voto”. Dopo gli acquisti di Ibrahimovic e Robinho con queste parole Silvio Berlusconi tranquillizzava i tifosi milanisti:non c’è alcuna sorta di legame tra calcio e politica. Eppure è indubbio che le perplessità non sono affatto poche.

Basti ricordare che durante questa stagione – che da un punto di vista politico è stata ed è tuttora molto travagliata ed incerta per Berlusconi – il Milan ha acquistato fior fior di giocatori: non solo i già citati Ibrahimovic e Robinho, ma anche Cassano, ed ora, durante il mercato di riparazione di gennaio, anche Van Bommel, Emanuelson, Didac e Legrottaglie.  Tanti acquisti, dunque, sebbene tempo fa la dirigenza milanista avesse dichiarato espressamente di non navigare in acque tranquille.

Il dubbio, dunque, rimane. Ma è solo un dubbio o c’è di più? Analizziamo la vicenda sin da principio. Fino ad arrivare alle ultime vicende che sembrerebbero legare calcio e politica, due facce della stessa medaglia.  Due interessi della stessa identica persona.

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