Sicurezza, Difesa e Intelligence

Caso Moro, dagli Usa notizia bomba: incriminato l’uomo ombra di Cossiga.

Caso Moro, incriminato l’uomo ombra di Francesco Cossiga, all’epoca Ministro dell’Interno

Se questa notizia venisse confermata anche dagli inquirenti italiani saremmo di fronte al primo, vero, legame indiziario tra la morte di Moro e il ruolo del Ministro dell’Interno dell’epoca, Francesco Cossiga. Pace all’animaccia sua.

In un’intervista al giornalista investigativo Alex Jones, andata in onda il 2 giugno scorso, Steve Pieczenik, l’analista dell’antiterrorismo del Dipartimento di Stato americano coinvolto nel caso Moro, ha dichiarato che meno di una settimana fa l’amministrazione Obama, attraverso una richiesta ufficiale del Dipartimento di Giustizia firmata dal giudice distrettuale della Florida Cecilia Altonaga, l’ha accusato di complicità nell’omicidio del presidente della Dc, Aldo Moro, e per essersi rifiutato di negoziare il rilascio dei terroristi.

È stato lo stesso Pieczenik, secondo quanto riporta il sito Infowars, gestito dallo stesso Jones, ad affermare di essere stato incriminato “per aver concretamente seguito la nostra politica di non negoziazione con le Brigate Rosse. Trentacinque anni dopo il Dipartimento di Stato e il Dipartimento di Giustizia come ordinato da Obama, mi hanno chiesto di comparire davanti alla corte in seguito di una richiesta ufficiale del procuratore italiano con l’aggiunta condizione che sarò indagato con rinvio a giudizio se non rivelerò ciò che ho fatto per salvare l’Italia ed essermi rifiutato di negoziare con i terroristi.”

Il ruolo di Pieczenik fu fondamentale nella gestione del caso Moro e fu proprio il suo coinvolgimento a scatenare le ipotesi di manovre americane dietro l’omicidio dell’ex Presidente della Dc. Infatti Steve Pieczenik era “l’esperto americano” presente al Viminale durante i giorni del sequestro. 

Pieczenik ha sempre rivendicato, anche nei suoi scritti, la scelta di aver intavolato una trattativa che in realtà era pura finzione, perché “era stato già deciso che la vita dello statista era il prezzo da pagare. La mia ricetta per deviare la decisione delle Br era di gestire un rapporto di forza crescente e di illusione di negoziazione. Per ottenere i nostri risultati avevo preso psicologicamente la gestione di tutti i Comitati (del Viminale, ndr) dicendo a tutti che ero l’unico che non aveva tradito Moro per il semplice fatto di non averlo mai conosciuto”. 

Lo psichiatra americano ha inoltre dichiarato di essere stato il vero organizzatore dell’operazione del Lago della Duchessa e del falso comunicato n. 7, che annunciava la morte di Moro: “I brigatisti non si aspettavano di trovarsi di fronte ad un altro terrorista che li utilizzava e li manipolava psicologicamente con lo scopo di prenderli in trappola. Avrebbero potuto venirne fuori facilmente, ma erano stati ingannati. Ormai non potevano fare altro che uccidere Moro”.

 Staremo a vedere se l’ennesima Commissione d’inchiesta sul Caso Moro, promossa dal vice presidente dei deputati del Pd, Gero Grassi, riuscirà a far luce su una vicenda che, a distanza di tanti anni, non trova mai una fine.

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