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Efficienza energetica, mora UE per l’Italia: e le bollette aumentano

La notizia è di quelle che passa sotto silenzio ma è destinata a far rumore. Il 24 gennaio da Bruxelles è partita una lettera di costituzione in mora con cui la Commissione chiede a 15 Stati membri – tra cui proprio l’Italia - di conformarsi alla legislazione UE in materia di efficienza energetica.

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La Commissione UE boccia l’Italia in materia di efficienza energetica

L’obiettivo che si è data l’Europa, del resto, è chiaro da tempo: conseguire il 20% di efficienza energetica entro il 2020.

E il Belpaese, si fa per dire, è ancora molto indietro da questo punto di vista.

Siamo di fronte all’ennesima tirata d’orecchie che i vertici europei fanno all’Italia. E questa volta non solo hanno pienamente ragione ma spingono perché venga trovata una soluzione al più presto. Pena la mora.

“Tutti i paesi dell’UE”, si legge nella missiva, “sono tenuti a utilizzare l’energia in modo più efficiente in tutte le fasi della catena energetica, dalla produzione al consumo.”

E poi il gran finale.

“Gli Stati membri dispongono ora di due mesi per replicare alle argomentazioni addotte dalla Commissione. Se non si attiveranno entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle rispettive autorità.”

Che tradotto in parole povere, significa far partire la procedura di mora.

Quali potrebbero essere le conseguenze per le bollette e le tasche degli italiani?

Perché l’Italia si è ridotta così male in materia di efficienza energetica?

Come evitare la messa in mora?

E cosa potrebbe fare il legislatore a riguardo?

Efficienza Energetica: parla Marco Gasparri di Magas Consulting

Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti italiani, Marco Gasparri di Magas Consulting, società che supporta le aziende nella progettazione “chiavi in mano” di Gare Pubbliche e Private su Energia e Commodities.

“La Commissione europea ha dato un obiettivo sfidante per gli stati membri che è quello di ridurre le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020 e dell’80% entro il 2050, lasciando agli Stati membri la possibilità di acquisire le migliori idee per raggiungere questi obiettivi.”

Manca appena un anno alla prima scadenza e l’Italia è ancora indietro.

“In realtà una procedura di infrazione contro l’Italia era stata già avviata nel 2014 e poi evitata grazie ad un decreto legge.”

Eppure gli obiettivi di efficienza energetica non sembrano così impossibili da raggiungere.

“Assolutamente no. Per quanto riguarda le energie rinnovabili gli obiettivi sono ampiamente in linea con le Direttive Europee, grazie alla attività dei singoli operatori economici che agiscono in Italia. Ci sono dati di Terna precisi e misurabili che lo dimostrano. La stessa cosa non si può dire per l’efficienza energetica, su cui non abbiamo ancora dati precisi.”

A questo punto ci viene un dubbio paradossale: non avendo dati certi come quelli per le rinnovabili, l’Italia può incappare in una multa pur non avendo le caratteristiche di un Paese da mettere in mora?

“Già, questo potrebbe accadere – sospira Marco Gasparri. Anche perché noi siamo un paese industriale che produce strumenti e componentistica per macchine altamente efficienti. E parlo di illuminazione pubblica a LED, di componentistica per il fotovoltaico. Insomma, non siamo l’ultimo dei Paesi del mondo. Inoltre come Magas Consulting vediamo sempre più spesso bandi pubblici nazionali di fattispecie contrattuali assolutamente all’avanguardia, orientate all’efficienza energetica. Sulle rinnovabili siamo il secondo paese europeo dopo la Germania. Sono i dati che fanno comprendere il mercato.”

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Illuminazione a led

Praticamente uno dei maggiori esperti italiani in materia di efficienza energetica ci sta dicendo che siamo un Paese all’avanguardia da un punto di vista della produzione di componentistica efficiente ma che poi non riusciamo a dimostrare, con dati certi, la nostra capacità di efficienza energetica.

Il solito paradosso all’italiana.

E allora il problema vero qual è? Perché rischiamo la messa in mora?

“Diciamo che il problema è a monte ed è un problema di governance, distinguendo tra le singole pubbliche amministrazioni che sono assolutamente orientate verso l’efficienza energetica e lo Stato che dovrebbe governare, ma non lo fa. A noi manca un piano energetico nazionale serio che guardi in maniera complessiva tutte le problematiche energetiche del Paese. Mentre gli Operatori sono all’avanguardia dal punto di vista dell’efficienza energetica…”

Il popolo, almeno in questo caso, è meglio di chi lo governa.

Sì e ti dico di più.

Prego.

Siamo il secondo paese europeo per produzione di energie rinnovabili e la bolletta che paghiamo noi cittadini e le imprese è la più alta a livello europeo.

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In Italia le bollette più care d’Europa

Perché?

Perché si è lasciato campo aperto a grandi speculatori finanziari stranieri che hanno acquisito gli impianti in Italia. Oggi se guardiamo la nostra bolletta elettrica troviamo una voce che si chiama oneri di sistema che supera il 40% e si sta avvicinando al 50%. È una tassa occulta che non c’entra niente con la voce principale che è il costo dell’energia. Questa è la conseguenza di aver lasciato fare a Lobby speculative che oggi si fanno pagare entrando direttamente nelle tasche degli italiani. La realtà è questa.

Ed a causa di ciò, dobbiamo anche a preoccuparci sulla tenuta nazionale della nostra rete infrastrutturale elettrica: l’Italia andrebbe di fronte a una serie di difficoltà se dovesse reagire a improvvise richieste di carico di energia, che “fortunatamente” oggi non ci sono vista la crisi economica.

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Un carico eccessivo potrebbe mandare in tilt la rete elettrica nazionale

Le rinnovabili non bastano?

Non per far andare treni, fabbriche e tutto il sistema produttivo del paese. Eppure tantissime centrali in Italia hanno chiuso perché non sono più economicamente sostenibili in un sistema ormai sbilanciato, anche se quelle centrali erano fondamentali. E penso alle turbogas di Enel e Sorgenia ad esempio. Oggi noi abbiamo un’infrastruttura elettrica assolutamente inadeguata per uno Stato industriale.

Come si concilia la questione ambientale con la questione energetica?

Governando, gestendo e pianificando. Non si può dire di no a tutto, a partire dai rigassificatori in Puglia od alle esplorazioni di nuovi pozzi di petrolio e gas: abbiamo i Croati che trivellano l’Adriatico con mezzi e tecnologie obsolete rispetto alle nostre, pericolose e potenzialmente inquinanti. E noi li guardiamo dalle nostre spiagge…

Quali sono i punti fermi che dovrà avere il piano energetico nazionale affinché renda l’Italia un paese più forte e competitivo?

Prima di tutto ci vuole un Piano di approvvigionamenti delle materie prime e dell’energia serio. Non si può lasciare tutto alla nostra compagnia di bandiera che sempre meno di bandiera è. L’energia rinnovabile non è in grado da sola di mandare avanti un paese industriale. Quindi punto primo, abbiamo bisogno di un piano di approvvigionamenti per lo sviluppo del Paese.

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La Rete Nazionale

Secondo: abbiamo bisogno di un prezzo dell’energia che sia concorrenziale anche riguardo agli altri paesi europei.

Non possiamo avere la bolletta più cara del 30% rispetto a quanto si paga in Francia, dove gli oneri di sistema non sono paragonabili ai nostri. E per far questo non si può non governare lo sviluppo delle rinnovabili, che deve essere programmato ed equilibrato in un sistema infrastrutturale già esistente fatto di più componenti.

Ricordo che gli “oneri di sistema” sono, in larga parte, i costi che sosteniamo per far sì che le rinnovabili si “inseriscano” nell’infrastruttura elettrica esistente.

Terzo: in generale il Piano Energetico Nazionale dovrebbe agevolare lo sviluppo nel momento in cui il mercato delle imprese cresce. Dobbiamo dare alle imprese italiane e ai cittadini le infrastrutture adeguate.

In sintesi, la “Governance”, in tema di energia ed efficienza, dei singoli Stati membri, è uno dei punti fondamentali della Direttiva Europea, e su questo argomento mi sembra che l’Italia sia deficitaria da circa 20 anni.