Figuraccia per Claudio De Luca (Primapaginamolise): scoperto a copiare.

Ci risiamo. Ecco un altro furbetto, opinionista o giornalista che sia, con il brutto vizio di appropriarsi del faticoso lavoro altrui per spacciarlo come frutto del proprio intelletto. Un modus scribendi che qualcuno definirebbe tipico degli avvoltoi, delle persone poco rispettose di chi si fa il mazzo per preparare inchieste di un certo spessore, con la conseguenza di svilire tutto il mondo del giornalismo investigativo.

 

A che serve studiare le carte, telefonare, restare svegli tutta la notte a scervellarsi su un piccolo ma decisivo dettaglio, quando arriva il Claudio De Luca di turno, che con un copia incolla se la sbriga in quattro e quattrotto?

Persone che dovrebbero fare dell’autorevolezza e della dignità uno stile di vita, cadono invece in squallide ruberie, che fanno male anzitutto a chi le compie e poi a chi le subisce.

Se da un lato è vero che uno dei problemi di chi fa editoria on-line risiede proprio nella tutela del copyright (Infiltrato.it si tutela con licenza Creative Commons 3.0), dall’altro ci si aspetta sempre una sorta di onestà intellettuale, che obbliga chi copia a citare la fonte. Cosa che, evidentemente, non appartiene al Claudio De Luca di turno. Vediamo da vicino i passaggi “incriminati”.

De Luca scrive un pezzo dal titoloL’acqua è pubblica o privata?”, pubblicato ieri su PPM alle ore 18.56.

Il nostro, pubblicato su Infiltrato.it il 2 Maggio 2011 (dopo essere uscito anche su La Voce delle Voci), alle ore 9.12, ha un titolo che inizia così: “Acqua pubblica o privata?…”. Certo, non si può colpevolizzare qualcuno di avere una così evidente mancanza di fantasia, ma….

Continuiamo, per vedere fino a che punto ci si può spingere.

Scrive De Luca: “A Sesto Campano, la gestione è stata conferita ad “Acqua Campania” Spa (Gruppo ENI), partecipata dalla francese “Veolia” (tramite la SIBA dei Pisante), proprietaria pure dell’inceneritore Energonut di Pozzilli. Il capitale di questa Società è pressoché interamente in mano statunitense (“Wellington Management Company LLP”; “Invesco Power Shares Capital Management LLC”; “Vanguard Wellington Fund, Inc.”).

Andiamo a vedere invece cosa scriveva L’Infiltrato: “Sesto Campano è finito in mano all’Acqua Campania Spa, controllata dal Gruppo ENI e partecipata dalla multinazionale francese Veolia (tramite SIBA, società dei Pisante, vedi La Voce di Marzo 2008) proprietaria anche dell’inceneritore Energonut di Pozzilli, comune a un tiro di schioppo da Sesto Campano. Il capitale di Veolia – che di francese ha oramai ben poco – è tutto o quasi in mani statunitensi, visto che i principali owners sono la Wellington Management Company LLP, lInvesco PowerShares Capital Management LLC e il Vanguard Wellington Fund, Inc., dell’onnipresente Vanguard Group.

Identico, da non credersi, eh? E il brutto deve ancora venire.

Continua De Luca: “La contigua vicenda di un’altra azienda (“Acqualatina” Spa) lascia intendere quali impensabili intrecci economici possano concretarsi in questo settore. La prefata Società, che ha vessato i cittadini con bollette talmente alte da costringere i cittadini di Aprilia a rifiutarne il saldo, è una spa a capitale misto in cui il privato (49% delle quote) è capeggiato da “Veolia” in uno con “Enel Hydro” e con “Siba”, due imprese (con quote marginali) del Gruppo Pisante. Tra le compagnie partecipate (al 20%) dalla Società francese, figura la “Geal Lucca” Spa che lega la Società transalpina alla romana “Acea”, cui sono riconducibili le controllate che si occupano di acquedotto, di fognatura e di depurazione nei comuni molisani di Conca Casale e di Termoli, tra cui la Sigesa.”

E come proseguiva Infiltrato.it ?

Così: “Risulta oltremodo esaustiva e concreta la vicenda di Acqualatina Spa, che ha vessato i cittadini con bollette talmente alte da costringere la cittadinanza di Aprilia a rifiutarsi di pagare. Cos’è Acqualatina? È una società a capitale misto in cui il privato, che possiede il 49% delle quote, è capeggiato da Veolia assieme a Enel Hydro e Siba, due imprese con quote marginali facenti capo proprio ai Pisante. Tra le compagnie partecipate da Veolia (al 20%) ce n’è una di particolare interesse – la Geal Lucca Spa – che lega i francesi ad un potente gruppo italiano, la multiutility romana Acea SpA., cui sono riconducibili le due controllate che si occupano di acquedotto, fognatura e depurazione nei comuni molisani di Conca Casale e Termoli: rispettivamente lAto 5 Frosinone Spa e la Sigesa.

Almeno poteva cambiare il termine “vessare”! E invece nemmeno lo sforzo di trovare un sinonimo.

Finisce qui? Manco per sogno, perché il Sig. Claudio De Luca insiste imperterrito, cavaliere senza macchia (?) e senza paura: “Nel 2009, la citata Spa capitolina rimase coinvolta in una vicenda amministrativa e giudiziaria perché aveva tartassato gli utenti della Ciociaria con bollette i cui importi erano lievitati in misura superiore al 20%.

Ed ecco quanto scrivevamo noi: “Il caso giudiziario più eclatante che ha coinvolto la Spa capitolina scoppia tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, periodo in cui la Guardia di Finanza di Frosinone accerta che Acea – tramite l’Ato 5 Spa – tartassava gli utenti della provincia ciociara con bollette illegittime per milioni di euro e aumenti superiori al 20%, applicati anche retroattivamente.

Potremmo continuare per un bel pezzo a fare i confronti tra la nostra inchiesta e l’articolo apparso stamane in primissimo piano su PPM, ma il quadro dovrebbe essere piuttosto chiaro ed esaustivo.

Fa piacere essere letti da colleghi e sapere che anche la “concorrenza” molisana si informa, su questioni scottanti, tramite le nostre indagini, ma desta notevole fastidio essere saccheggiati i da chi invece dovrebbe citare la fonte e comportarsi in maniera trasparente.

Non è in questo modo predatorio che si conquista l’attenzione del lettore, non è in questo modo perfido che si conquista la stima dei colleghi.

Sperando che De Luca non prenda male questo nostro articolo, lo salutiamo e gli consegniamo un virtualissimo tapiro d’oro.

Link al pezzo di De Luca

Link alla nostra inchiesta

 

P.S.

Secondo lo Studio Legale Spataro, che si occupa di Dottrina Informatica Giuridica e di Tutela del diritto d’autore su Internet, “Ogni forma di testo, anche breve, é tutelata dalla normativa sul diritto d’autore e non può essere copiata, riprodotta (anche in altri formati o su supporti diversi), nè tantomeno é possibile appropriarsi della sua paternità. L’unica eccezione prevista dalla legge (art. 70 l. 633/41) é quella di consentire il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o parti di opere letterarie (ma non l’intera opera, o una parte compiuta di essa) a scopo di studio, discussione, documentazione o insegnamento, purchè vengano citati l’autore e la fonte, e non si agisca a scopo di lucro, sempre che tali citazioni non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera stessa. Solo in questa particolare ipotesi si può agire senza il consenso dell’autore. (…)Si deve comunque considerare che pure gli scritti dal carattere non specificatamente creativo (ma divulgativo, comunicativo, informativo), (…) che vengono trasmessi attraverso la rete, beneficiano di tutela giuridica (…)prevista dagli artt. 616 e 618 del codice penale.

La violazione delle norme sul diritto d’autore comporta sanzioni anche penali e di particolare gravità, soprattutto se chi utilizza illegittimamente l’opera altrui lo fa con fini di lucro.”

 

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