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“Totò Riina ha incontrato ministri e generali”: il pentito Galliano fa i nomi al Processo sulla Trattativa

Totò Riina

Il processo sulla Trattativa Stato-Mafia, cui i media stanno dando un centesimo dello spazio riservato a Yara&Co., regala ogni giorno sorprese clamorose. Come le dichiarazioni del pentito Antonio Galliano, che intervistato dal Pm Nino Di Matteo ha rivelato i nomi di ministri e generali presenti ai summit con Totò Riina.

Partiamo dalle dichiarazioni che Galliano ha rilasciato nell’ultima udienza al Processo sulla Trattativa Stato-Mafia, rispondendo alle domande del Pm Nino Di Matteo, che – lo ricordiamo – era stato minacciato proprio da Totò Riina, intercettato nel carcere dove si trova attualmente.

Mimmo Ganci (ex boss mafioso del rione Noce, ndr)” – ha rivelato Galliano – “non lo vedevo da qualche giorno. Quando lo rividi mi disse che era stato fuori perché aveva accompagnato Totò Riina in un luogo imprecisato della Calabria per partecipare ad una riunione a cui partecipavano anche generali, ministri, politici e esponenti delle istituzioni“.

L’episodio si collocherebbe – almeno stando alla ricostruzione di Galliano – tra l’ottobre e il novembre del 1991, proprio a ridosso della decisione della Cassazione sul maxi processo di Palermo, quando poi le condanne vennero confermate definitivamente e iniziò la fase stragista di Cosa Nostra, con l’omicidio politico di Salvo Lima e poi gli attentati di Capaci e Via D’Amelio.

Riina – ha proseguito Galliano – si faceva accompagnare in posti diversi da persone diverse perché non tutti dovevamo sapere dove andava. In Calabria il tema del summit era l’aggiustamento del maxi processo“.

Come detto, il maxi processo si rivelò alquanto sfavorevole per Costa Nostra e a quel punto, come rivelato dallo stesso Galliano “Mimmo Ganci abbandonò l’obiettivo di uccidere Vito Miceli e cominciò a pedinare l’onorevole Calogero Vizzini perché era stato deciso che si dovevano uccidere politici siciliani perché non avevano rispettato i patti“.

Vito Miceli e Calogero Vizzini.

Il primo, ex generale e direttore dei Servizi Segreti, fu arrestato nel 1974 per cospirazione contro lo Stato e per favoreggiamento nel tentato Golpe Borghese del dicembre 1970. Assolto con formula piena in via definitiva, ha visto il suo nome associato anche all’Operazione Gladio. Risultò anche iscritto alla loggia P2.

Il secondo, Ministro delle Poste tra il ’91 e ’92, accusato da più parti di favoreggiamento a Cosa Nostra, ha avuto anche un passato più o meno recente in Forza Italia. Nel 2013 la Procura di Palermo ha richiesto l’archiviazione della sua posizione in merito all’indagine aperta a suo carico per le accuse di favoreggiamento mafioso.

Questi i nomi fatti da Galliano.

Eppure nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia sono finiti tanti altri personaggi politici e istituzionali di primo rilievo.

Nonostante ad oggi tale negoziazione sia solo presunta, visto che nulla è stato ancora chiaramente provato, come dimostrano le varie inchieste aperte in merito, tra gli indagati a vario titolo troviamo politici e uomini delle istituzioni quali: l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, all’epoca dirigente di Publitalia; il deputato ed ex ministro Dc Calogero Mannino, all’epoca Ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno; Nicola Mancino, all’epoca Ministro dell’Interno; Giovanni Conso, all’epoca Presidente della Corte Costituzionale; Giuseppe Gargani, all’epoca onorevole Dc; Mario Mori, all’epoca colonnello dei carabinieri, il suo braccio destro Giuseppe De Donno e Antonio Subranni, all’epoca capo dei Ros.

L’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino è stato indagato con l’accusa di falsa testimonianzae sottoposto a intercettazioni telefoniche mentre parlava con Giorgio Napolitano.

Accusati di attentato a un corpo politico gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, i senatori Marcello Dell’Utri e Calogero Mannino.

Giovanni Conso e Giuseppe Gargani sono stati accusati di aver dato false informazioni ai pubblici ministeri.

Ricordiamo che, ad oggi, nessuno degli indagati – ad eccezione di Marcello Dell’Utri, è stato condannato.

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