Anno bisestile: significato, giorni e perché si dice che porta sfortuna

Qual è il significato di un anno bisestile? Quanti giorni dura e ogni quanti anni ricorre? Perché si dice che porta sfortuna, come nel 2016? Ecco la guida “anno bisesto anno funesto”.

Anno bisestile ogni 4 anni febbraio 29 giorni si dice porta sfortuna significato
Si parla di anno bisestile ogni 4 anni, quando cade il giorno del 29 Febbraio (photo credit: Alessandro Grussu)

Perché di un anno bisestile si dice “anno bisesto anno funesto”? Perché porta (o porterebbe) sfortuna?

Guardando al 2016, ultimo anno bisestile, chi crede alla malasorte non può fare altro che avvalorare la propria tesi. Tante persone importanti sono morte e abbiamo assistito a numerose catastrofi naturali.

ANNO BISESTILE 2016: I MORTI FAMOSI

Anno bisestile 2016 morto David Bowie
David Bowie

Un’intera generazione, quella del “baby boom”, ci ha lasciato:

“Prince (57 anni), David Bowie (69), Anna Marchesini (63), Alain Rickman (69), Victoria Wood (62), Gianroberto Casaleggio (61), Johan Cruyff (68) e Glenn Frey (67).”

Abbiamo perso menti di spessore, personaggi di profonda cultura, veri e propri riferimenti morali come Giorgio Albertazzi, Bud Spencer, Gene Wilder, Dario Fo, Luciano Rispoli, Silvana Pampanini, Paul Kantner, Tina Anselmi e ne dimentichiamo tanti altri.

Quanti credono alla sfortuna vedono il prossimo anno bisestile – che sarà il 2020, non il 2017 – come un anno funesto.

Il prossimo anno bisestile sarà il 2020

E se volessimo gettare ancora più benzina sul fuoco della credenza popolare, basta ricordare le numerose catastrofi naturali che hanno colpito l’Italia da inizio anno.

Ultime in ordine di tempo il terremoto del 30 ottobre 2016 e la slavina che ha travolto l’hotel Rigopiano.

CHE COS’È L’ANNO BISESTILE: SIGNIFICATO E GIORNI

Al di là di ogni credenza, un anno bisestile (leep year, in inglese) è la soluzione che gli astronomi hanno trovato per risolvere le divergenze di calcolo temporale tra l’anno solare (durata: 365 giorni, 5h, 48m e 45s) e quello civile (durata: 365 giorni).

Lo scarto di cinque ore tra i due calendari si accumula e ogni quattro anni si determina un ritardo di un giorno che, se non risolto, potrebbe comportare uno sfasamento del corso delle stagioni.

Dopo quattro anni ve n’è uno di 366 – ecco il significato dell’anno bisestile – per riequilibrare il calendario.

Anno bisestile da calendario giuliano giulio cesare

Il giorno in più viene aggiunto nel mese più breve dell’anno, febbraio. Che avrà così 29 giorni al posto dei 28.

DAL SEXTUS DEL CALENDARIO GIULIANO

L’importanza del calendario e della sua correttezza è preminente nelle società agricole.

Come quella dell’antica Roma, che per prima si è posta il problema di scandire razionalmente il tempo.

Questa esigenza si manifestò nel momento in cui vi era la necessità di regolare il ciclo delle stagioni e il ritmo del lavoro agricolo.

Le prime riforme del calendario risalgono addirittura al mitico re Numa Pompilio ma è con Giulio Cesare che avvenne la svolta.

Nel 46 d.c. entrò in vigore il calendario giuliano, da lui stesso voluto.

L’anno si componeva di 365 giorni e ogni quattro anni fu stabilito un anno bisestile.

Perché fu chiamato così?

Si decise di aggiungere un giorno al normale corso dell’anno nel mese di febbraio, raddoppiando la date del 23, il sextus, ovvero il sesto giorno prima delle calende di marzo.

Dal raddoppiamento del sesto deriva l’aggettivo bisesto.

Anno bisestile da calendario giuliano giulio cesare
Foto tratta da Slideplayer.it

“ANNO BISESTO ANNO FUNESTO”

La cultura popolare gli attribuisce un’influenza negativa.

Sarà vero?

Le cose sono molto diverse da quello che si crede e, come spesso accade, risalire alle origini del mito ci permette di spiegare la natura di questa credenza.

L’idea che porti sfortuna nasce nell’antica Roma, quando lo si riteneva un anno poco piacevole.

A febbraio cadeva, infatti, il Mensis Feralis, un intero mese dedicato ai defunti, dove ritualità e commemorazioni si succedevano quotidianamente. C’era poco da divertirsi.

Da qui la credenza della sfortuna, che derivava non da un aumento delle sventure, quanto piuttosto da un giorno in più riservato al culto dei defunti.

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