“Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” sosteneva Oscar Wilde. A ventotto anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi – avvenuta il 22 giugno 1983 su corso Rinascimento, pieno centro di Roma – mentre entrano in scena i servizi segreti inglesi attraverso una nuova testimonianza anonima di un ex agente del SISMI, che vorrebbe la cittadina vaticana ancora in vita e chiusa in un manicomio di Londra dove è sorvegliata e sedata da un’equipe medica, un anomalo quanto inquietante filo rosso si srotola lungo l’intera vicenda: la reticenza, perpetua e ostinata, del Vaticano e la sua posizione ambigua in questo affaire .