Questi sono i 5 sniper più letali del mondo

Nel corso del tempo la figura dello sniper, il cecchino, ha assunto una sempre maggiore importanza strategica per il successo militare di una fazione o dell’altra.

Riuscire ad eliminare il nemico da distanza di sicurezza permette di pulire la zona e far avanzare le proprie truppe senza inutili spargimenti di sangue.

Sono tutti equipaggiati con fucili di precisione ad altissimo potenziale, dotati di mirini telescopici che permettono di colpire bersaglia a distanza di migliaia di metri.

In occasioni particolari questi uomini dal talento immenso vengono riforniti anche con armi bianche, spesso pugnali, esplosivi e puntatori per coordinare attacchi guidati.

Quando la battaglia si svolge in ambienti suburbani – giungle, foreste, montagne – i cecchini danno prova delle loro abilità nel camuffamento e nell’infiltrazione in territorio nemico.

Ecco perché l’esercito che dispone di sniper letali parte in vantaggio rispetto a chi non ne ha.

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I cinque sniper più letali del mondo

Prima di entrare nel merito di questa particolare classifica, una curiosità.

Secondo quanto riferito dall’Esercito, l’attuale record italiano di tiro è di 2280 mt, ottenuto utilizzando uno sniper rifle Barrett M82 in condizioni favorevoli in territorio iracheno (ris.ONU 1483).

5) Rob Furlong – Canada

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Caporale del 3° Battaglione fanteria leggera, Rob è entrato nella storia nel marzo 2002 durante l’Operazione Anaconda in Afghanistan.

Subito dopo gli attentati dell’11 settembre, la coalizione occidentale scatenò una dura offensiva contro i Talebani e Al-Qāida nelle province orientali del paese.

Rob Furlong faceva parte del team di sniper che doveva neutralizzare i ribelli appostati sulle montagne e impedir loro di utilizzare i mortai per attaccare i soldati statunitensi e canadesi.

Fu in quelle circostanze che Rob divenne un mito: dopo averne identificato la posizione, Furlong colpì il target al terzo tentativo, con un calibro 50, da una distanza di 2.430 mt.

4) Carlos Norman Hathcock – Stati Uniti

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Ha combattuto tra i marines nella giunga del Vietnam, tirando giù 93 vietcong, tanto che l’esercito nord vietnamita gli aveva messo una taglia di 30mila dollari.

Nel settore è una sorta di rockstar. Lo è diventato grazie al più famoso tiro da sniper della storia.

Avete mai visto il film “Salvate il soldato Ryan”, in cui un cecchino uccide un altro cecchino con un tiro che attraversa l’obiettivo del fucile e entra nell’occhio del nemico? Quella scena era ispirata ad un fatto realmente accaduto. E il protagonista era proprio Carlos Norman Hathcock.

3) Chris Kyle – Stati Uniti

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L’American Sniper per eccellenza, il Navy Seal che ha ucciso oltre 255 ribelli iracheni, l’uomo che in patria è divenuto un Mito e che purtroppo – una volta rientrato a casa dalla guerra – è stato ucciso da un ex marine con problemi mentali.

Al suo funerale hanno partecipato migliaia di persone e tutta la nazione si è stretta intorno al cecchino soprannominato The Devil of Ramadi.

2) Vasily Zaytsev – Russia

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L’arrivo dei Nazi-sniper tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale imponeva ai russi un nuovo compito. Trovarli, studiarne abitudini e metodi, per aspettare pazientemente il momento per uno, ed uno solo, sparo decisivo.

In questo Vasily era il migliore: ne ha buttati giù 400.

Anche lui è stato l’ispiratore di un film, “Il nemico alle porte”, interpretato da Jude Law. Per i sovietici è, ancora oggi, un’icona intramontabile.

1) Simo Häyhä – Finlandia

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Il meno conosciuto ma il più letale in assoluto.

Questo finlandese dall’aspetto terrificante, il cui volto fu sfigurato da un soldato russo, era soprannominato Morte Bianca perché in battaglia si vestiva indossando il colore che poteva camuffarsi con la neve.

Durante la guerra tra Finlandia e Unione Sovietica del 1939-40 ha neutralizzato 505 nemici in meno di 100 giorni.

Un record a tutt’oggi imbattuto.

A CACCIA DI ESSERI UMANI

Nel libro ‘Caduta Libera’, dello scrittore russo Nicolai Lilin, il protagonista è un giovane soldato arruolato per combattere la Seconda Guerra Cecena.

Kolima, questo il suo soprannome di battaglia, fa una riflessione che mette i brividi per quanto è brutalmente reale:

“Spesso gli altri soldati, quando scoprivano che facevo il cecchino, mi domandavano cosa ci fosse di così bello nel mio ruolo da spingermi a vagare di notte in mezzo al territorio nemico, passando tra i campi minati, rischiando la vita per prendere la posizione migliore e stare lì immobile per ore a spiare il nemico, quando spesso tutto si risolveva in pochi secondi, o con l’esplosione di un solo colpo… Io sorridevo appena, ma se fossi stato sicuro di non essere frainteso avrei risposto che quello che mi muoveva era un enorme amore per la morte, il vero piacere che solo la caccia agli esseri umani riesce a dare. Un’emozione malata…”
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