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Dal G Factor di Google alla Cyber Security: ecco la storia di Syrus

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Daniele Di Rollo, CEO di Syrus Industry

Quali sono le realtà italiane che riescono ad avere successo lavorando con Google? È questo il tema che accompagna “G Factor. Storie di imprese italiane che crescono con Google” (Ed. Egea), il libro di cultura d’impresa scritto da Carlo Alberto Carnevale Maffè, Diego Ciulli e Giampaolo Colletti.


Uno dei protagonisti del libro è Daniele Di Rollo, CEO di Syrus Industry, una web agency italiana (anzi, ambulatorio come la definisce Daniele) divenuta un case study di successo sia per Google che per Facebook.

La storia di Daniele ricorda quella di Davide contro Golia e non è ancora diventata una serie tv solo perché non si è svolta nella Silicon Valley ma nella periferia romana.

Ed è la storia di un italiano di talento che ha il G Factor.

Nel libro Syrus viene definita una web agency. E per raccontare la tua storia io partirei proprio da qui. Quando hai fondato Syrus, l’hai pensata come una web agency?

Assolutamente no. Quando parlo della mia struttura preferisco dipingerla come un ambulatorio, perché l’idea è sempre stata quella di offrire al cliente un servizio a 360 gradi, dalla crescita del fatturato alla sicurezza dei dati.

Syrus, Web Agency Roma, non è nata attorno ad un tavolino, pensando di costruire una web agency, anche perché all’epoca non esisteva nemmeno questo termine.

Si parlava più che altro di webmaster e webdesigner, figure che oggi esistono ancora ma con un’accezione molto diversa.

Dietro la nascita di Syrus c’è sempre stata l’idea di dare supporto alle aziende nell’impatto su Internet.

Gli autori del libro G Factor descrivono l’headquarter di Syrus come “un campus alla Google”. Per qualcuno potrebbe sembrare un’esagerazione ma io che sono venuto a trovarvi posso confermare che l’atmosfera è da Silicon Valley.

La definizione di “campus alla Google” deriva dal fatto che ospitiamo tantissimi ragazzi – delle scuole superiori, delle università e anche neolaureati – attraverso progetti legati all’alternanza scuola-lavoro.

E sfruttiamo questa occasione per sviluppare una vera e propria contaminazione con questi ragazzi, che in alcuni casi alla fine dei loro percorsi di studi continuano a collaborare con Syrus.

Oggi pomeriggio (è sabato, ndr) in azienda ci sono ragazzi che non hanno scopi professionali né lavorativi ma “solo” tanta voglia di imparare le tecniche di programmazione, di marketing o di sicurezza informatica.

Inoltre organizziamo dei seminari gratuiti sia su Google Adwords, al termine dei quali è possibile accedere alla certificazione, che sulla Cyber Security.

In buona sostanza stai creando una sorta di Academy…

Assolutamente sì.

L’attenzione alla formazione continua va di pari passo con un altro dei principi fondanti di Syrus: la qualità del lavoro. Qual è il segreto per alimentarla quotidianamente?

La parola chiave è competizione, che utilizziamo sia internamente (per motivare il team) che nei rapporti con il cliente.

Mi spiego meglio: il 90% dei nostri contratti è basato sui risultati ottenuti dal cliente, che pagherà una quota fissa per i servizi naturali di erogazione (dominio, server, pubblicità) e una quota variabile per i target che andremo a raggiungere.

Questo ci permette di raggiungere un duplice obiettivo: far sentire il cliente a proprio agio e motivare il gruppo di lavoro che opera su quel determinato progetto.

In quest’ottica stabiliamo dei premi per il più bravo, per quello che ha lavorato di più o ha espresso l’idea più innovativa.

Nel paragrafo di G Factor dedicato a te c’è un passaggio che mi ha colpito, quello in cui si parla di “contaminazione con i colossi americani dell’hi tech”.

L’elemento che più ha illuminato la strada di Syrus è sicuramente l’incontro con Google, avvenuto nel 2006.

Da due anni ci sentivamo con i manager californiani soltanto via email.

Poi questa contaminazione è diventata sempre più reale, spostandosi anche offline.

Fino al 2006, quando sono stato invitato nella sede Google a Dublino, dove per una settimana ho studiato insieme ai Googlers.

Vivere in quella realtà, assaporarne le procedure e la quotidianità, mi ha dato un imprinting decisivo che poi ho riportato nella realizzazione e nello sviluppo della mia Syrus.

Ma perché hanno scelto te e hanno dato a te questa possibilità?

Mi piacerebbe dire che ero il ragazzo più talentuoso dell’epoca ma probabilmente sono solo stato fortunato a trovarmi nel momento giusto al posto giusto.

Oggi parliamo tutti di digital marketing ma quando ho cominciato dovevo spiegare che cos’era la pubblicità online e ancora di più cos’era il pay per click.

Non soltanto abbiamo dato il via ad un modello, quello di Adwords, che verrà ricordato negli anni come uno dei business più importanti sviluppati dall’uomo, ma ci siamo ritrovati in una rivoluzione dove non c’era competizione.

E quindi Google ci ha scelto un po’ perché eravamo bravi ma anche perché siamo stati tra i primi.

Se agli inizi ti occupavi solo di indicizzazione dei motori di ricerca, oggi operi soprattutto nel campo della Cyber Security e del diritto all’oblio.

Tutto cambia a partire da quattro anni fa, quando alcuni miei clienti mi hanno chiesto aiuto dopo aver subito i primi attacchi informatici.

In Syrus non avevamo ancora un dipartimento di Cyber Security ma ci siamo comunque adoperati per risolvere quei problemi.

Poi le richieste di aiuto si sono fatte più continue in termini di vulnerabilità, furto di dominio e sfruttamento illegittimo del brand.

In quel preciso momento mi sono accorto che non bastava evangelizzare le persone e portarle su internet ma era arrivato il momento di costruire degli assets per difendere i miei clienti e dare loro la possibilità di vivere il mondo digital come un’opportunità e non un disagio.

Quindi il passaggio da esperti di marketing a esperti di cyber security e diritto all’oblio è avvenuto proprio per curare al meglio gli interessi dei nostri clienti.

E nel 2016 hai fondato uno studio legale internazionale, divenuto un punto di riferimento europeo riguardo al diritto di cancellazione che gli utenti hanno su Internet.

Anche in questo siamo stati precursori, visto che nel 2018 l’Europa ha promosso il General Data Protection Regulation, vale a dire il nuovo regolamento europeo che per la prima volta sancisce il diritto di cancellazione dei dati dei cittadini europei.

Abbiamo “surfato” l’onda giusta del mercato non solo per meri scopi economici ma soprattutto per aiutare i nostri clienti.

Oggi il core business di Syrus si sta spostando verso la web reputation, vale a dire la reputazione online degli individui e delle aziende, come ha spiegato bene l’avvocato Domenico Bianculli. 

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Dalla periferia di Roma alla conquista dell’Europa: non ti ricorda la storia di Davide e Golia?

Noi siamo diversi dai grandi gruppi internazionali soltanto in termini di fattore economico. E parlo di entità con cui ci confrontiamo da 20 anni, colossi che hanno a disposizione centinaia di milioni di euro.

Ma non avendo tutta questa disponibilità economica, quando ci troviamo sul mercato abbiamo un solo colpo da sparare. E invece di usare il bazooka come i grandi gruppi, ci dotiamo di un fucile di precisione.

Sappiamo di avere un’unica possibilità.

Quindi prima di sparare quel colpo – e anche se lo spariamo in anticipo rispetto alla concorrenza – prendiamo bene la mira. Perché sarà l’unico colpo che potremo permetterci.

Questo modo di pensare e di agire, questa dinamicità, questa flessibilità, questa capacità di adattamento, le hai acquisite nei tuoi viaggi in giro per il mondo. Solo così puoi nutrire un altro dei principi fondanti di Syrus, quello appunto della contaminazione.

È vero, sono tanti i viaggi che mi hanno dato la possibilità di scoprire nuovi modelli di business, nuovi modi di pensare, che ho assorbito, messo insieme come pezzi di un puzzle e riportato in Syrus.

Devo ringraziare mio padre, che mi ha fatto capire fino in fondo l’importanza di viaggiare, scoprire quello che succede nei paesi intorno al nostro e riportarlo a casa prima degli altri. Per affrontare il mercato da innovatori.

A proposito di mettere insieme i pezzi del puzzle: in Syrus utilizzate il metodo creativo Lego Serious Play…

Serious Play significa giocare seriamente ed è una metodologia che facilita la risoluzione dei problemi.

Quando ci sono dei disagi – e ti assicuro che tenere a bada un gruppo di sviluppatori geniali e pazzoidi non è semplice – mettiamo intorno al tavolo 8 /10 persone e utilizziamo la metodologia Lego Serious Play.

In quelle cinque ore in cui si ascolta il suono dei mattoncini si ritorna un po’ bambini.

Risultato finale: si lavora meglio.

Come scegli il team di cui ti circondi?

Il 70% delle risorse che sono entrate da noi l’hanno fatto attraverso un percorso di formazione iniziato quando ancora andavano a scuola.

Ci piace prendere “Niubbi” (utenti nuovi o inesperti) e coltivarli.

L’unica barriera all’ingresso è la mediocrità, nel senso che in Syrus odiamo tutto ciò che è mediocre.

Se passi in villa alle 10 e mezza di sera troverai ancora qualche luce accesa. E se vieni di sabato o domenica, dal momento che tutti quanti hanno la possibilità di entrare in maniera autonoma, troverai molte più persone che durante la settimana.

Chiudiamo con una domanda da talent musicale: cos’è il G Factor?

Per me il G Factor è quel processo che amplia la potenza di fuoco di un’azienda attraverso lo sfruttamento di tutti gli strumenti di un colosso come Google.

E tu ce l’hai il G Factor?