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RICCARDO LACCHINELLI/ Il “gregario” del poker con licenza di uccidere

Nel corso dell’intervista abbiamo avuto modo di scoprire una persona umile e molto disponibile, un uomo vero dietro la figura del giocatore professionista di poker. Insomma una di quelle persone la cui immagine farebbe bene a qualsiasi sport. Tra l’altro durante il nostro incontro Lacchinelli era diretto a Venezia insieme al suo amico Max (Pescatori) per partecipare al torneo “La Notte del Poker”.

 

Sul tuo profilo facebook c’è scritto “gregario presso Snai”. Cosa vuol dire?

Ha il senso di umile lavoratore, non metto ne capitano, ne stella, ne tantomeno Professional Poker Pro. È una dichiarazione di umiltà per restare terra terra.

Da quanto ti confronti con il tavolo verde?

Ho iniziato a giocare a poker a 5 carte quando avevo 11 anni e, diciamo che ci ho giocato parecchio anche con parecchi soldi fino ai 27-28 anni, quando il mio giro di tavoli che giocavo piano piano si è spento visto che le persone con cui giocavo si sposavano o si trasferivano. Ho sempre vinto bene a poker a 5 carte e mi considero un buon giocatore di questa specialità.

E con il Texas Hold’em?

Il primo approccio con il Texas l’ho avuto all’età di 20 anni in quel di Las Vegas. Ero andato in vacanza negli Stati Uniti e ovviamente sono stato quasi una settimana nella capitale del gioco dove ho fatto la mia prima sessione di Texas Hold’Em. Tra l’altro avevo cambiato 200 dollari, li ho persi ma sono durato parecchio considerando che non conoscevo il gioco. A quei tempi in Italia questa specialità non era conosciuta.

Come hai iniziato?

Il primo approccio arriva con il gioco online nel 2005. Mentre per quanto riguarda il gioco live nel Settembre 2007 mi chiama uno dei miei più cari amici , Marco Pistilli e mi  chiede se volessi andare a fare un torneo di Texas in quel di Seriate (BG) . Eravamo 75 persone ed io finisco secondo, mi ero divertito molto e inoltre avevo anche vinto. Da li inizio a fare qualche torneo a livello locale ottenendo buoni risultati, fino a quando non ho iniziato a partecipare a tornei ufficiali organizzati dai casinò. Lì, al mio terzo tentativo finisco a premio nel febbraio 2008.

Quando hai capito di voler giocare seriamente?

Possiamo dire che è il 2008 perché arrivano una serie di piazzamenti importanti in vari tornei di fila e un imprenditore bergamasco (Gianfranco Gritti ), decide di fare la prima “squadra” di giocatori di Texas  composta da me,  Alessandro de Michele, Paolo Giovannetti e Marco Pistilli. Gritti ci sponsorizzava pagandoci i buy in dei tornei e il 50% di quello che si vince lo rimettevamo dentro . I risultati non si fanno attendere e la squadra inizia subito a vincere ottime cifre. Insomma, diciamo, che Gritti ci aveva visto “abbastanza” bene ( attualmente sono tutti giocatori professionisti N.D.R.).

Da li hai iniziato ad allargare i tuoi confini

I successi conquistati dalla squadra ci offrono la prospettiva di iniziare a fare gli EPT, quindi passiamo dal piano nazionale a quello europeo che ci consentiva una crescita sia dal punto di vista emozionale che dell’esperienza, considerando che li ti trovi a confrontarti con i migliori d’Europa. 

Preferisci il gioco online o live? E perché?

Preferisco nettamente il gioco live. Ho giocato parecchio online e mi piaceva, ma per me non c’è paragone tra le sensazioni, le informazioni che riesco a prendere quando ho i miei avversari al tavolo. Li vedo, li guardo, li “tocco” quando gioco una mano con loro o quando la giocano con altri. Il fatto di averli li e di essere con loro mi piace da morire e inoltre mi sento molto di più in un arena dal punto di vista competitivo quando sono al tavolo con i miei avversari rispetto a quando mi trovo dietro una scrivania per giocare al computer. 

Che tipo di giocatore ti definiresti?

Sono 5 anni circa che mi cimento seriamente e ho attraversato diverse fasi. Chiaramente ho  già uno stile impostato che rispecchia un po’ quello che sono visto che credo che il poker non fa altro che tirare fuori al tavolo quella che è la tua personalità. Ma più vai avanti e ottieni risultati e più acquisisci confidenza con il gioco e consapevolezza in se stesso, tendendo a trasformare il tuo in un gioco sempre più aggressivo. Io sono passato da essere un tight aggressive classico, diciamo, a diventare per un periodo maniac, dove tendevo a giocare tutte le mani. Bisogna sempre cercare l’equilibrio migliore per quello che è il proprio gioco quindi io adesso mi definisco un tight aggressive con licenza di uccidere.

Come si diventa un pro di successo?

Facendo riferimento alla mia esperienza personale, dopo l’esperienza con le furie rosse (la  squadra veniva chiamata così perché tutti i membri indossavano una camicia di colore rosso) arriva Snai. Ero diventato un personaggio conosciuto nel mondo del poker sia per i risultati che per il mio modo di approcciare al tavolo e di essere simpatico e istrionico e la piattaforma italiana decide di offrirmi un contratto. Io però cercherei di scindere il discorso tra pro di successo e personaggio di successo. Perché ciò di cui secondo me ha sempre bisogno il poker così come  altri sport, è di personaggi che siano in grado di uscire fuori dalle righe ed esaltarsi nella massa, cercando di affinare anche il lato del “one man show”, che poi è ciò che fondamentalmente chiede il pubblico,  quindi il mio consiglio è quello di affiancare alla parte strettamente tecnica anche un personaggio.

Quanto conta il coaching?

Mi considero un esempio anomalo, nel senso che sono un autodidatta. Il mio coaching è iniziato nel momento in cui sono entrato nel team delle furie rosse. Il nostro era più che altro un gruppo di studio, dove condividevamo le “mani” giocate, degne di spunti, ci confrontavamo e facevamo una serie di considerazioni che ti permettevano lentamente di crescere e maturare. Considera che ogni mano e diversa dall’altra, però tante situazioni si ripetono quindi ci sono delle situazioni in cui per esperienza. per cose che hai vissuto o ascoltato, puoi affrontare in maniera diversa. Ovviamente tutti i tornei che giochi, se sei una mente curiosa e vogliosa di imparare, ti fanno da coaching.

Esiste un modo per minimizzare la varianza negativa? Se si come?

Dal punto di vista tecnico, secondo me, live non esiste. Purtroppo bisogna un po’ subire ciò che capita. L’unico modo per minimizzare la varianza, se così si può dire è “stare” con altri compagni di squadra. Ad esempio ancora oggi noi delle furie rosse, nonostante la squadra non ci sia più , per ogni torneo che facciamo ci scambiamo un 10% delle nostre vincite, quindi la vittoria di uno, in maniera minima, è anche la vittoria di tutti. Questo cosa mi permette  di fare 50 tornei all’anno però essendo in  4. distribuiamo il rischio su un numero di tornei maggiore e quindi minimizzo le perdite nel caso in cui dovessi avere un annata un po’ fiacca . Inoltre,  può anche succedere di non arrivare ITM per un lungo periodo però, l’importante è che quando hai una buona occasione sei in grado di massimizzare il tuo risultato.

Hai avuto un esperienza al PCA (Poker Caribbean Adventure). Quali i ricordi più  belli?

Arrivavo da un periodo caldissimo, venivo da un ITM all’ EPT di Praga, quello vinto da Salvatore Bonavena. Alle Bahamas è stata un esperienza bellissima per molti motivi. Come torneo è stato il torneo senza dubbio più impegnativo ed entusiasmante a livello qualitativo, dato che c’erano tutti gli americani più forti e i migliori giocatori europei, quindi andare a premio è stato ancora più bello. Inoltre c’era un gruppo nutrito di italiani con alcuni dei quali  nacque un amicizia che tuttora continua. Mi ricordo che il day 1 avevo giocato veramente bene ed avevo il mio tavolo totalmente sotto controllo, quindi ero molto soddisfatto di quello che stava succedendo. Il day 2 invece ho giocato un po’ meno bene, qualche colpo non ha tenuto e sono uscito. Un vero peccato perché in quell’edizione c’era un montepremi incredibile e  che non si è mai più visto, dove al primo andavano circa 3 milioni di dollari.

Il tuo giocatore di riferimento?

Mi piacciono moltissimo Phil Ivey e Tom Dwan

Hai prospettive per le Wsop?

L’anno scorso e quest’anno ho preferito non farle, per l’anno prossimo ci sono delle possibilità. Poi devi considerare che andare a fare un mese i tornei, quindi albergo e tutto il resto, è abbastanza impegnativo  dal punto di vista economico per cui avere dietro il proprio sponsor non è male e inoltre considera che se dovessi andare, non ci andrei  tanto per partecipare. Voglio fare il Main e respirare tutto il clima delle Wsop, quindi partecipare in maniera seria e costruttiva. Però, devo anche considerare che sono padre di due bambine e che a metà giugno le scuole finiscono, quindi l’estate preferisco andare in vacanza con loro e dedicare molto tempo alla mia famiglia

Il tuo film preferito?

Ho appena rivisto stamattina “Quasi Amici” e quindi ti rispondo quello. Legato al poker, ovviamente “The Rounders”.

Ultimo libro letto?

“Voi non sapete”, di Camilleri.

Il tuo aforisma preferito?

Carpe Diem.

Il tuo sogno nel cassetto?

Ho 43 anni. Vivere almeno altri 43 anni bene come sono andati questi primi, chiaramente continuando a giocare a poker. La libidine sarebbe vincere l’ultimo braccialetto a 85 anni.

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