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Biglietto di sola andata per Mosca

Quale fu il destino delle centinaia di comunisti italiani esuli in Unione Sovietica? Quale colpe ha Togliatti e la dirigenza comunista nella loro scomparsa? Perché dopo tanti decenni la loro storia è tuttora poco conosciuta? Sono pagine di storia fosche, che riportano alla memoria fatti volutamente celati. Arrigo Petacco ci racconta dettagliatamente la triste e dolorosa sorte dei comunisti italiani in Russia.

 

Tra il 1918 e il 1945 circa gli esuli comunisti europei trovarono in Unione Sovietica una nuova Patria. Qui, circondati da un alone quasi leggendario (per le proprie vicissitudini con i fascismi), contribuirono attivamente alla costruzione dello Stato socialista.

Gli esuli italiani, prima e dopo l’avvento del fascismo, si integrarono positivamente nel tessuto sociale e politico della neonata repubblica sovietica.

Centinaia e centinaia di profughi si rifuggiarono in Unione Sovietica e, attraverso le proprie organizzazioni socio-politiche, diedero supporto alle riforme avviate da Lenin e dai bolscevichi.

Arrigo Petacco ricostruisce il clima ospitale e pacifico in cui i rifuggiati italiani vivevano, in piena concordia con i leninisti.

Lenin morì nel 1924. Stalin, preso il potere, eliminò progressivamente la vecchia guardia bolscevica. Gli esuli comunisti, senza distinzione nazionale, furono ugualmente perseguitati quali presunte spie occidentali.

Gli italiani a loro volta furono sospettati di legami con il fascismo e, per la forte presenza di elementi bordighisti, subirono le maggiori perdite.

Di notte la NKVD li arrestava e, dopo interrogatori e processi farsa, li spediva nei gulag siberici dove ben pochi riuscirono a sopravvivere. Tra gli stenti e i soprusi i sopravvissuti rimpatriavano senza l’appoggio del partito e delle organizzazioni del Cominform, nel frattempo destalinizzato.

Chi ritornava dalla Russia era ritenuto un pericolo per la propaganda e per la cultura legata al Pci. Erano i testimoni di circostanze che avrebbero minato i miti della sinistra italiana, soprattutto in un periodo travagliato come il secondo dopoguerra.

Fino agli anni ottanta le persecuzioni sovietiche ai danni dei comunisti italiani furono taciute e gli ultimi testimoni costretti a vivere emarginati dalla vita pubblica.

Arrigo Petacco in “A Mosca, solo andata” ricostruisce e ci fa rivivere la difficile sorte dei comunisti italiani in Russia e il destino di coloro che furono ridotti al silenzio pur di non proferire parola sull’inferno sovietico.

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