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Forestale addio, sarà fusione con i Carabinieri: ecco il provvedimento

Il Corpo Forestale dello Stato sta per scomparire

Il Corpo Forestale dello Stato non esisterà più, sarà fusione con i Carabinieri. Ecco il provvedimento definitivo. Cosa succederà adesso? Lo ha spiegato in maniera eccellente Massimo Alberti per Radio Popolare.

Se ne discuteva da mesi, dalla notte tra 20 e 21 gennaio, quando il Governo decise: il Corpo Forestale dello Stato doveva essere smantellato, nonostante l’opposizione della Procura nazionale Antimafia.

Gli 8500 dipendenti saranno assorbiti nell’Arma dei Carabinieri. Per l’Antimafia e per le associazioni ambientaliste, in questo modo verrà meno la specificità di un Corpo specializzato negli ecoreati, in costante crescita e businness sempre più determinante per le mafie.

Il comunicato stampa del Governo, datato 28 luglio 2016, è lapidario:

“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo recante la razionalizzazione delle funzioni di polizia e l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato. È previsto l’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma dei Carabinieri. Con la riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri scendono da 5 a 4 i corpi di polizia.”

COSA CAMBIA SENZA FORESTALE

Il Corpo Forestale (da non confondere con gli operai forestali) conta circa 8500 effettivi, che hanno come obbiettivo la prevenzione e repressione dei reati ambientali e agroalimentari, e la tutela delle aree protette. Ed è proprio questo il patrimonio che si rischia di perdere. In un’audizione al Senato, nel novembre 2014, il Procuratore Nazionale antimafia Franco Roberti aveva lanciato l’allarme:

“Siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”.

Il Procuratore Nazionale antimafia Franco Roberti

L’accorpamento, denuncia Roberti:

“Potrebbe rischiare di stemperare di molto il patrimonio di conoscenze e di esperienze e, quindi, la capacità investigativa di questo Corpo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente:

“Ha ragione il Procuratore Roberti il corpo forestale è la punta di diamante delle Forze dell’ordine per quello che riguarda i reati ambientali”.

Le associazioni ambientaliste, inoltre, hanno forti riserve su come verranno tutelate ora le aree protette senza un corpo specifico sull’ambiente.

LA BUFALA DELLA RIDUZIONE DEI COSTI

Secondo il Governo si tratta di una riforma necessaria, nella direzione di una maggiore efficienza e di risparmio. Proprio sulla questione dei costi, qualche calcolo aveva provato a farlo il sito Linkiesta.

Oggi il Corpo costa circa 490 milioni di euro l’anno: 460 milioni per il personale – che ovviamente non cambierannno – e 30 milioni per il funzionamento dell’istituzione, compensati dalla media delle sanzioni amministrative intorno ai 28 milioni di euro. E dunque quanto si risparmierebbe dall’accorpamento? Poco o nulla.

Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente

Analizzando le gare d’appalto, la sola sostituzione delle divise per il personale, costerebbe oltre 12 milioni di euro. Altri milioni di euro, poi, sarebbero necessari per uniformare le 1700 unità del parco mezzi della flotta aerea. E servirebbero almeno 1,5 milioni di euro per corsi di riqualificazione del personale. Il tutto per un costo totale di quasi 25 milioni di euro, per un risparmio che dunque sarebbe di circa 5 milioni su quasi 500: l’1 per cento.

VIA LIBERA ALL’ECOMAFIA

Sì, ma anche il risparmio ha un prezzo. Secondo l’Antimafia e gli ambientalisti, si pagherà con l’allentamento della lotta alle ecomafie. L’ultimo rapporto annuale di Legambiente, indica che nel 2014 sono statiaccertati 29.293 reati in campo ambientale, 80 al giorno, 4 all’ora, in aumento rispetto al 2013.

Un giro di affari di 22 miliardi di euro, 7 in più rispetto all’anno precedente.

Ciafani di Legambiente prosegue nella sua analisi:

“Noi auspichiamo che la riorganizzazione possa portare alla nascita di una Polizia Ambientale, questi numeri dicono che è una necessità. Competenze sul tema ce ne sono anche nell’arma dei Carabinieri, ma è fondamentale una forza specifica. Altrimenti si concretizzerà la preoccupazione che si sia smontato un pezzo importante della lotta ai delitti ambientali”.

I Carabinieri impegnati nella tutela dell’Ambiente

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