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Cannabis, parla Andrea Trisciuoglio: “ Il ministero della salute riconosce gli effetti benefici ma…”

In Italia si fa leva sulla politica del proibizionismo, quella che – poi – incentiva l’alter ego dello Stato, fatto di malavita ed illegalità. Parliamo di cannabis intesa non solo come “stupefacente da sballo e tossicodipendenza”, così come decreta la legge Fini-Giovanardi. Parliamo soprattutto del suo uso terapeutico, scientificamente provato e riconosciuto anche dal Ministero della Salute ma con tutti i paradossi del caso. Intanto riportiamo la storia di Andrea Trisciuoglio che, nella sua lotta alla legalizzazione delle terapie a base di cannabis, è sostenuto dall’Associazione Luca Coscioni.

 

Parliamo di cannabis, quella che un tempo era definita una “droga leggera” e che, con la legge Fini-Giovanardi ,_n._309 diventa uno stupefante che crea tossicodipendenza al pari della cocaina e dell’eroina. E porta – chi la possiede – dritti dritti in carcere.

LA POLITICA ITALIANA DELLE PROIBIZIONI PARADOSSALI – Eppure, nella Repubblica dei paradossi – ovvero l’Italiail Ministero della Salute riconosce l’efficienza terapeutica dei farmaci a base di canapa. Lo confermano i tantissimi studi: ad esempio quelli resi conti dall’Associazione PICPazienti Impazienti Cannabis  oppure quelli  condotti dalla  University of Kentucky’s Department of Pharmaceutical Sciences , in cui si evidenzia come l’uso di sostanze a base di cannabidiolo riduce le neuro degenerazioni provocate dall’alcool. Il controsenso nasce dal fatto che dal 2007 in Italia una tabella ministeriale permette ai medici di poter prescrivere ai propri pazienti farmaci derivati dalla cannabis. Un nulla osta che non si può mettere in atto perché mancano i protocolli attuativi regionali che rendono impossibili queste prescrizioni – se non in alcune regioni come la Puglia, le Marche e la Provincia Autonoma di Bolzano. In tutto il resto d’Italia la libertà di farsi curare è con la canapa viene negata.

ANDREA TRISCIUOGLIO E L’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI – Prendiamo il caso di Andrea Trisciuoglio, uno dei “fortunati” che può curare la sua malattia – la Sclerosi Multipla – con farmaci a base di cannabis. Può farlo perché vive in Puglia, una delle poche regioni che  ne permette la vendita, la Asl fornisce i farmaci e la Regione paga. Oggi Andrea lotta affinché il diritto e la libertà di curarsi con questi farmaci sia legale in tutta Italia e lo fa supportato dall’Associazione Luca Coscioni  

A noi de L’Infiltrato ci racconta la sua storia.

Caro amico, voglio raccontarti una storia. La mia. Breve non ti preoccupare 🙂 ma che sintetizza quello che è il manifesto politico dell’Associazione Luca Coscioni. Dal “mio” corpo malato al cuore della politica. Eccola: conobbi Luca Coscioni quando era Presidente di Radicali Italiani. Quel Luca che, ad ogni suo discorso, con quella voce metallica del sintetizzatore vocale, forte della sua debolezza, riusciva a far alzare tutti i congressisti. Solo successivamente, il 20 febbraio 2006 mi diagnosticarono la sclerosi multipla (SM). Già, proprio il 20 febbraio 2006, data in cui morì Luca. 

Così hai scoperto la tua malattia ed hai cominciato a curarti?

Si.Luca Coscioni era morto, le sue battaglie no. Per me da quel giorno, per una tragica casualità, quelle idee diventarono ancora più forti. Iniziai a contattare vari altri malati di SM a cui domandavo quali terapie seguissero e soprattutto quali effetti collaterali i farmaci utilizzati provocassero. Ma mi interessava anche sapere come ci si cura oltre confine. Fu allora che iniziai a sentir parlare di cannabis terapeutica e dei tanti effetti benefici che offriva. Vista la bassissima incidenza di effetti collaterali, iniziai una lotta politica per affermare il mio diritto a curarmi legalmente con i farmaci cannabinoidi. E’ una vergogna che si incontrino tantissime difficoltà a curarsi se la terapia (assolutamente le cita, il THC è dal 2007 in tabella II sez.B) è con farmaci che contengano la parola cannabis. La mia lotta contro la sclerosi multipla e la cannabis terapeutica diventava la lotta di tanti altri pazienti.

Italia, Paese del proibizionismo. Eppure a quanto pare la Puglia ha una marcia in più per l’uso della cannabis per scopi terapeutici …

Esatto, lo scorso gennaio, in provincia di Lecce, un gruppo di persone affette da gravi patologie ha deciso di dar vita ad un progetto unico in Italia, il primo Cannabis Social Club (CSC) a uso terapeutico, un luogo dove seguire la crescita di piante di canapa e fare ricerca insieme alle Università. Un sistema controllato che possa garantire nel minor tempo possibile l’approvvigionamento di canapa medicinale a tutti coloro che ne hanno il diritto ma soprattutto il bisogno.

Ci spieghi meglio cos’è il Cannabis Social Club?

Il CSC è una novità assoluta nel panorama italiano che vede ancora criminalizzata la pianta con la quale molti malati in tutto il mondo riescono a condurre una vita dignitosa. 

Tra coloro che hanno dato vita a questa realtà ci sono io, che già assumo legalmente il Bedrocan (farmaco a base di infiorescenze di cannabis) dall’ospedale. Il reperimento di tale farmaco in Italia è molto difficile, sia per una riluttanza alla prescrizione da parte della classe medica, sia per una disomogeneità della legislazione sanitaria regionale che ne prevede la copertura totale delle spese solo per sporadici casi. Ogni giorno, quindi, migliaia di malati sono costretti a coltivare illegalmente le proprie piante o ad acquistare la canapa che consumano per il proprio benessere sul mercato nero aggiungendo così sofferenza a sofferenza, alimentando, peraltro, lo stesso circuito criminale che la normativa sugli stupefacenti mirerebbe a reprimere. Per questi motivi, il CSC ha reputato necessaria una modifica della legislazione attuale, che permetta ai malati di coltivare la canapa privatamente come singoli o come persone giuridiche costituite a tal fine (noi appunto) ed autorizzate dal Ministro della Sanità ai sensi dell’art. 26 del Testo Unico sugli stupefacenti.

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