LORSIGNORI/ Saluti da Riace

di Fortebraccio

Appassionati come siamo di scienze occulte, geografia e leghe metalliche, ci siamo occupati del presidente dellaCamera, Gianfranco Fini, e del suo predecessore, Pierferdinando Casini. Il rame e lo stagno del Parlamento italiano. Impossibilitati come siamo dal recarci in edicola (a 109 anni anche Fortebraccio ha qualche problema), la prima cosa che facciamo al mattino, mentre ci accingiamo alla quotidiana rasatura,  è quella di seguire con attenzione il giornaleradio e la rassegna stampa di Radio Radicale, Stampa e Regime (condotta in maniera egregia dal collega Massimo Bordin, una promessa dl giornalismo italiano, del quale ci dichiariamo sinceri ammiratori). In attesa che da Bologna i colleghi dell’Unità ci consegnino la consueta mazzetta di quotidiani, attendiamo con ansia che l’uno e l’altra ci forniscano notizie dei due. Non avendone dalla radio, ieri, quando un vago senso di scoramento ci stava vincendo, siamo stati rassicurati da due tra i principali organi di informazione italiani. Fini: “Berlusconi, fine di un regno. Manovra degna di Fregoli”, così il presidente della Camera citato da REPUBBLICA. Casini: “Il Paese danza pericolosamente sull’orlo del burrone”, questa la dichiarazione riportata dall’agenzia giornalistica IL VELINO. La coppia di leghisti, che tanto ha reso famosa la ridente cittadina calabrese di Riace, non perde occasione per criticare il nostro presidente del Consiglio, Cavalier Silvio Basetta, che tra le tante detiene anche la colpa di aver reso celebri questi due attori, provenienti direttamente dall’avanspettacolo della prima Repubblica. Ogni giorno, quando li ascoltiamo, ci convinciamo di come la gratitudine non sia il principale tra i sentimenti italiani, e men che meno siano di patrimonio comune il senso del pudore e quello del ridicolo. Fini e Casini, che diversamente sarebbero sì stati utili, ma alla produzione di targhe, medaglie e monete, sono diventati grazie a Berlusconi due statue della politica. Due bronzi, se ci capite, buoni solamente a fare bella mostra di sé. Ieri, quando entrambi ci descrivevano l’Italia di Fregoli sull’orlo del burrone, avevamo appena finito la nostra quotidiana rasatura e pensando che a quell’ora quella coppia di statue, che negli anni aveva costruito un monumento ben più grande di essi, quello di Silvio Berlusconi, era anch’essa alle prese col dopobarba, abbiamo provato un senso di sollievo e distensione. In fondo, ci siamo detti, gli italiani oltre a due statue dispongono di due fenomeni della politica: ogni mattina, radendosi entrambi, dimostrano alla Patria come anche sulle facce di bronzo a volte cresca la barba.

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