Semestre europeo, ecco il programma di Renzi: ma in Europa il Premier non conta niente

Ieri Renzi a Bruxelles ha aperto il semestre europeo a guida italiana, con un discorso in cui ha esposto ai partner dell’Unione il programma che vuole portare avanti, come riporta Cadoinpiedi. Ma le chiacchiere del paroliere funzionano solo in Italia, tanto è vero che la sala plenaria era mezza vuota, come ha dimostrato una foto pubblicata su facebook da Matteo Salvini. E nonostante le diatribe dialettiche con il capogruppo tedesco del Ppe, Renzi in Europa non conta niente. Con buona pace del suo 40% alle ultime elezioni europee.

 

L’Italia alla guida del semestre di presidenza europea. A differenza dei suoi predecessori Matteo Renzi presenterà ai partner una lista di obiettivi concisi, nella speranza di respingere i paletti che già hanno paventato i Paesi del Nord, Germania in testa. Quattro sfide con le quali il premier vuole coniugare il futuro dell’Italia a quello del Vecchio Continente.

TRA RIGORE E FLESSIBILITÁL’ultimo Consiglio europeo non è stato di buon auspicio. Ma Renzi andrà per la sua strada e chiederà ai partner di rendere meno rigida l’applicazione del patto di stabilità. Il premier italiano non ha intenzione di abbassare il tetto del 3%, ma chiede che il deficit Pil sia calcolato tenendo conto delle riforme fatte, degli investimenti e del ciclo economico in atto. In più, vuole maggiori aiuti ai Paesi in fase di turn-around.

SALVARE I FONDI INFRASTRUTTURALIIl ministro per le politiche comunitarie, Sandro Gozi, si è affrettato a smentire che l’Italia abbia nel cassetto un piano da 240 miliardi per le infrastrutture. Questo perché Matteo Renzi ha altre priorità: deve trovare una soluzione, visto che nell’ultimo decennio abbiamo bruciato qualcosa come mezzo miliardo in fondi Ue. Infatti o mancano le risorse per il cofinanziamento oppure gli adempimenti burocratici sono tali e tanti che slittano i tempi per rispettare i termini dei bandi. Ma è sul primo punto che Roma sta forzando Bruxelles. La proposta italiana al riguardo è semplice e si articola in due parti: da un lato si chiede all’Europa di non inserire i fondi strutturali nel calcolo del patto di stabilità interno; dall’altro si punta a ridurre il livello di cooperazione dei Paesi membri. L’Italia poi chiede l’autorizzazione di usare parte dei fondi strutturali (quelli del monte Fsr in particolare) per sovvenzionare le politiche del lavoro. In questo modo, e assieme al sistema del Fse, la lotta alla disoccupazione potrebbe contare su risorse superiori ai cento miliardi.

IL PIANO PER L’ECONOMIA REALEPer incentivare la ripresa Renzi ha inserito anche una piattaforma per il rilancio dell’industria manifatturiera. L’obiettivo è quello di estendere i fondi per la parte di ricerca e sviluppo nel tentativo di aumentare la competitività e di limitare la delocalizzazione verso i Paesi dove si fa dumping. In quest’ottica il governo italiano vuole trattare a livello comunitario i ritardi nello sviluppo dell’agenda digitale (partendo dal digital divide tra i Paesi membri) e la nascita di un sistema integrato dell’energia.

LA UE DELL’IMMIGRAZIONEPer il premier l’Europa dovrebbe dotarsi di una struttura che coordini le risorse e le politiche per questo capitolo. L’obiettivo è non abbandonare i Paesi che come l’Italia sono lasciati soli a gestire i flussi migratori e le emergenze umanitarie. All’ultimo Consiglio europeo questa linea è stata ridimensionata dai partner. I Ventotto hanno deciso di dare a Frontex, l’agenzia che vigila sulle frontiere comuni, il compito di formare un apposito corpo di polizia. Ma non hanno voluto modificare le regole per facilitare le richieste per ottenere lo status di rifugiato.

Loading...

Potrebbe piacerti anche Altri dello stesso autore