Fare impresa per gli stranieri è possibile, ma a casa loro. Sponsorizza il ministero dell’interno

L’iniziativa, chiamata Ritorno Produttivo, è compresa nel piano del Viminale inserito nel fondo europeo per i rimpatri. Per il quale nello scorso agosto sono stati stanziati ulteriori 5milioni di euro. E’ rivolta a tutti quegli immigrati che decidano di tornare al loro Paese di origine. E che magari, arrivati senza un soldo in Italia e assunti in un forno, vogliano aprire una panetteria forse anche in Senegal. Chi sceglierà di seguire quella strada avrà diritto al finanziamento del Governo? Certo che si ma non si dice in quale misura.

 

Ne avevamo già parlato nell’articolo titolato esclusiva / Alfano choc, immigrati fora di ball. Dagli Interni 5 milioni al fondo per i rimpatri: e la Kyenge lo sa?. Esiste un fondo europeo per i rimpatri sponsorizzato dal Ministero dell’Interno. E approvato direttamente dal numero uno del Viminale Angelino Alfano.

Nel 2013, mentre Berlusconi veniva condannato in via definitiva per la sentenza Mediaset, ha stanziato ulteriori risorse per i rimpatri pari a 5.039.373,66 euro. Nel precedente articolo avevamo già detto a che cosa erano destinati.

UNA GUIDA DESTINATA AGLI IMMIGRATI PER FARE IMPRESA… MA A CASA LORO

Ora ne abbiamo la certezza, nonostante i numerosi appelli del ministro Cecile Kyenge all’integrazione. Del denaro agli immigrati verrà sicuramente dato. Tutto questo però non per restare in Italia e, appunto, integrarsi. Ma per tornare al proprio Paese per mettere a frutto quello che hanno imparato nel nostro. E aprire una loro attività imprenditoriale, a loro rischio e pericolo di non riuscire nella propria impresa. Non c’è scritto esplicitamente, ma è come se si dicesse a un operaio che ha lavorato in un forno per la durata del suo soggiorno in Italia, di aprire una panetteria nel suo paese di origine, che magari potrebbe essere il Senegal.

E se non si riesce a far tutto, non gli resta che perdere il proprio capitale e magari tentare di emigrare nuovamente.

Il progetto del ministero dell’Interno è riportato anche sul portale di quello dell’integrazione. Si chiama Ritorno Produttivo e si tratta di una guida utile da distribuire all’immigrato che ha voglia di tornare al proprio Paese di origine.

E’ un opuscolo di 50 pagine che dovrebbero insegnare a chi di impresa si intende ben poco, come fare ad avviare la propria attività. Nella prima parte spiega come mettersi in proprio e tutti i rischi e pericoli che si possono correre. Tanti pro e contro che dovrebbero aiutare l’immigrato nella propria scelta. Poi si illustra loro che cos’è la figura dell’imprenditore e come individuare la scelta del prodotto da vendere.

A pagina 13 c’è poi tutto quello che si deve sapere sull’analisi di mercato, sulla concorrenza e sulla scelta del posto dove avviare l’attività. Come esempio, non a caso, si utilizza un negozio di panini. Si arriva successivamente al costo di produzione, il margine di guadagno e il prezzo di vendita. Per poi spiegare cosa sia un business plan e l’organizzazione giuridica di un’impresa. Per passare poi alla gestione del personale da impiegare.

Insomma tutta una serie di consigli degni di un vero economista. Che possono però risultare inutili a chi non mastica nemmeno minimamente l’argomento imprese. Ecco cosa si farebbe per buttare fuori un po’ di immigrati. In perfetta linea con il pensiero del Pdl e dei precedenti Governi Berlusconi, quando si parlava di bloccare i barconi. Ma in perfetto stile contrario a quello del Pd e della ministra per l’Integrazione. Che fa credere a tutti di voler accogliere le persone provenienti dagli altri Paesi a braccia aperte.

LA SPIEGAZIONE DEL GOVERNO DEL PROGETTO

Sul sito del ministro dell’integrazione c’è scritto tutto. Il progetto servirebbe a “Fornire un supporto utile ai migranti che intendono avviare una attività imprenditoriale nel proprio paese”.

E’ questo l’obiettivo di “Ritorno Produttivo. Guida alla creazione e gestione di una micro-impresa per i migranti che rientrano nel proprio paese di origine”, la nuova pubblicazione prodotta dall’OIM Roma.

Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di Coordinamento Oim per il Mediterraneo spiega: “La Guida è stata realizzata nell’ambito del progetto Remploy II, finanziato dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e Immigrazione e dal Fondo Europeo per i Rimpatri, e nasce dalla raccolta e rielaborazione dei materiali didattici prodotti nell’ambito di corsi di formazione sulla creazione di micro-impresa, organizzati per i migranti beneficiari del progetto. I corsi sono stati realizzati da enti di formazione quali l’Associazione Formazione Professionale del Patronato San Vincenzo di Bergamo, il C.E.S.C.O.T. di Genova e la Fondazione Il Faro di Susanna Agnelli di Roma”.

Il Progetto Remploy II ha il duplice scopo di supportare i migranti che desiderano tornare a casa e di promuovere percorsi di reintegrazione socio-lavorativa nei paesi di origine. La guida è disponibile in sei lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese, arabo e portoghese) sul sito OIM. Pronta per chi è disposto ad andare “fora di ball” nel più breve tempo possibile.

Mentre il ministro Kyenge continua a parlare di integrazione in Italia. Quanti soldi a immigrato verranno stanziati in caso di decisione positiva? Nell’illustrazione della guida non c’è nemmeno l’ombra di questa cosa.

Loading...

Potrebbe piacerti anche Altri dello stesso autore