“Berlusconi sarà arrestato”: ecco di chi è la tremenda profezia. E mezza Italia spera che si avveri

 

“Preparano il nuovo processo per poi fare il Grande Arresto. Berlusconi finirà in cella…” Ecco chi ha scritto la tremenda profezia.

 

“Tutto è pronto per il grande rogo”. Giuliano Ferrara è sicuro, le toghe trascineranno Silvio Berlusconi in un altro processo “Ruby” per corruzione e come sempre hanno il verdetto già scritto. L’accusa dei giudici secondo l’Elefantino è chiara: “Berlusconi non ama giocare a canasta con delle coetanee. Lele Mora non faceva di mestiere il notaio, bensì il procacciatore di starlet per l’industria dello spettacolo, in particolare televisivo. Emilio Fede, che è una maschera della commedia all’italiana da sempre, era amico di Berlusconi. Hanno organizzato con amiche anche avventizie numerose cene private di tono scollacciato e teatrino di un gioco burlesque chiamato bunga bunga”.

Il “Grande arresto” –  Per il direttore del Foglio lo scenario è questo: Berlusconi sarà trascinato in una nuova inchiesta e in nuovo processo. In tempi rapidi entro l’estate tutto sarà già finito con l’inevitabile condanna di Silvio e anche con un “grande arresto”. Ecco lo schema delle toghe secondo Ferrara: “Inseguo il tuo stile di vita che disprezzo, ti condanno per prostituzione senza nemmeno avere la prova di atti sessuali, ti espongo al pubblico ludibrio e poi ti accuso di aver pagato le ragazze per rilasciare false dichiarazioni. Seguiranno decreti di perquesizione, sequestri di conti, interrogatori, e forse arresti tra i quali il Grande Arresto, quello di Berlusconi”.

“Tutti al rogo”–  Insomma il finale della vicenda per Ferrara è già scritto: “Berlusconi sarà sottoposto a un altro rito d’accusa immediato che minaccia di chiudersi entro l’estate e dovrà affrontare senza i suoi avvocati, ora coimputati, le prevedibili conseguenze di una devastante inquisizione delle coscienze disinibite e ora impaurite e confuse. Tutto è pronto per il gigantesco rogo simbolico di una compagnia di giocherelloni che non sapevano di vivere in una Repubblica talebana d’Europa“.

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