Aumento Iva, anche gli autotrasportatori scioperano. Disagi in vista?

Una burocrazia sempre più incalzante che arriva dal disegno di legge alla Camera del Movimento Cinque Stelle e l’aumento dell’Iva e del prezzo dei carburanti ha portato gli autotrasportatori a confermare lo sciopero indetto un mese fa e che partirà il 28 ottobre. Italia bloccata? Le premesse ci sono tutte, ma per ora ad essere bloccato è il portafoglio dei camionisti. Alleggerito fino a 900 euro al mese per 15 pieni in serbatoi da 4mila litri.

 

Non è ancora dato sapere quale portata avrà. Il dato certo è però che da Benevento alla Sicilia gli autotrasportatori si fermeranno dal 28 ottobre al 31 ottobre. Lo sciopero è stato proclamato un mese fa e il Governo, come purtroppo spesso accade in questo periodo, ha preso tutto sotto gamba e non ha dato alcuna rassicurazione alla categoria.

La protesta molto probabilmente si protrarrà fino al 3 novembre e tutto questo potrebbe significare molto: blocco delle derrate alimentari e conseguente necessità di fare rifornimento prima del lungo week end che contiene halloween e le festività del 1 e 2 novembre.

I PERCHE’ DELLO SCIOPERO

Sono tutti elencati nei comunicati di Confindustria Benevento e del Aitras della Sicilia.

Si parte naturalmente dall’assenza di interlocutori politici ed istituzionali per finire al caro gasolio, alla reintroduzione del Sistri, all’assenza dei controlli nel rispetto di leggi vigenti per finire con l’aumento generalizzato dei costi, con una pressione fiscale che non aiuta le imprese in crisi. Trasporto Unito resta convinto della necessità di portare avanti la lotta.

I governi nazionale e regionalesi legge nel comunicato di Aitras Sicilianon possono illudere le imprese con promesse che puntualmente vengono disattese. Ogni volta che proclamiamo un fermo si attivano immediatamente sottosegretari e assessori regionali a firmare protocolli con soluzioni a breve e a medio termine, ma una volta ottenuta la sospensione del fermo, tutto finisce nel dimenticatoio, anzi si apprestano a complicarci ancor di più la vita, vedi l’aumento dell’IVA e il disegno di legge presentato alla Camera per modificare l’Albo degli Autotrasportatori”.

Si tratta della proposta presentata dal deputato del Movimento Cinque Stelle Ivan Catalano in cui si chiede la Modifica all’articolo 5 del decreto legislativo 22 dicembre 2000, n. 395, in materia di requisiti di onorabilità dei titolari delle imprese di autotrasporto, nonché disposizione in materia di forme di pubblicazione dei dati della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia.

Gli autotrasportatori non ci stanno e si esprimono in netto dissenso con chi, secondo loro non fa altro che aumentare la burocrazia e rendere la sopravvivenza del settore sempre più difficile.

Un disegno di legge andrebbe approvato – continuano-  quello che abolisce l’Albo Autotrasportatori, una macchina mangia-soldi, che non ha mai aiutato la categoria, ma istituita con il preciso scopo di distribuire poltrone e denari alle caste delle associazioni nazionali, che da trent’anni a questa parte hanno il solo merito di avere distrutto l’autotrasporto italiano senza rendersi conto di avere isolato due regioni come la Sicilia e la Sardegna con leggi e riforme che non hanno tenuto conto dell’insularità di queste regioni, del grave problema infrastrutturale di cui soffrono, del tipo di economia, prettamente agricola, di cui vivono, sopprimendo i collegamenti ferroviari e gli incentivi all’autotrasporto combinato strada-mare. Tutte le nazioni dell’Unione Europea si apprestano ad utilizzare perfino i fiumi per realizzare l’intermodalità incentivata e noi, circondati dal mare, sappiamo solo sopprimere gli incentivi già esistenti”.

L’AUMENTO DELL’IVA E I REALI DANNI AL SETTORE: UNA STANGATA FINO A 900 EURO MENSILI A CAMION

Il vero salasso contro il quale lottano gli autotrasportatori è comunque l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%. E’ questa la grave disattenzione del Governo Letta per la quale combattono ancora.

Quello che ci siamo chiesti noi è quanto incide sulle tasche degli autotrasportatori. Dal Sole 24 ore apprendiamo che il prezzo raccomandato della benzina salirà di circa 1,5 cent euro/litro, quello del diesel di 1,4 ed il Gpl di 0,7 cent. 

Considerando che un camion di autotrasporto ha  un serbatoio benzina da una capacità media di 4mila litri e che per viaggi lunghi ha bisogno anche di un pieno ogni due giorni, abbiamo fatto un calcolo su quello che è il vero salasso nelle tasche degli autotrasportatori ogni mese.

Nel caso di un serbatoio a benzina ogni pieno costerà 60 euro in più. In quindici giorni si troveranno anche di fronte a un aumento delle spese di 900 euro mensili. Se parliamo di diesel il pieno costa 54 euro in più con un incremento nella voce uscite di 840 euro. Se il motore è Gpl ci sono 28 euro in più a pieno e conseguenti 420 euro di spesa mensile in aumento.

Tutto questo naturalmente è calcolato sul singolo camion. In una ditta grande che paga anche per cento camion si parla anche di 90mila euro al mese. Spese eccessive che porteranno a chiusura di aziende e perdita di posti di lavoro. Nell’assoluta indifferenza del potere.

 

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