USURA IN ITALIA/ Campania e Molise le regioni più esposte: tutta colpa della crisi?

di Redazione Infiltrato.it

Nei periodi in cui la morsa della crisi economica si fa più stretta il rischio di finire in mano agli “strozzini” diventa molto più alto. E se il Molise è – insieme alla Campania – la regione più esposta al rischio usura, allora siamo di fronte ad un Regno, quello di Michele Iorio, che nonostante la (presunta) pioggia di denari continua la sua fase di stagnazione in cui ogni passo falso viene severamente punito. Diventerà questo un tema elettorale su cui confrontarsi in vista delle elezioni regionali di Ottobre?

Tutto è possibile nella ormai ex isola felice. Dove, secondo lo studio della CGIA di Mestre, gli indicatori relativi a disoccupazione, fallimenti, protesti, denuce per usura ed estorsione presentano numeri che non lasciano dubbi: il Molise in pieno il dramma usura. Che sta strozzando l’intera Italia ma in particolare il Mezzogiorno.

“La crisi economica e la conseguente stretta creditizia attuata in questi ultimi anni dalle banche e dagli istituiti finanziari a cittadini ed imprese, hanno peggiorato ancor più la situazione. Il rischio usura attanaglia sempre più il Mezzogiorno, mentre nel Nord la situazione presenta un quadro molto differenziato: a Nordovest è in forte calo, a Nordest, pur essendo ancora a livelli più contenuti dell’ex triangolo industriale, tende ad aumentare. Il responso giunge dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre: la Regione con il livello più alto di rischio usura è la Campania. Segue il Molise, la Calabria, la Puglia e la Sicilia. A Nordest, invece, abbiamo l’area meno interessata, o quasi, da questo fenomeno. Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige, infatti, sono tra le Regioni italiane meno investite dalla piaga dello “strozzinaggio”, anche se nell’ultimo anno, come dicevamo più sopra, il fenomeno è in ripresa anche in questi territori.

Sulla base di un’elaborazione in cui sono stati messi a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti al 2010, quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito, la CGIA di Mestre ha individuato l’indice del rischio usura attraverso la combinazione statistica di tutte quelle situazioni potenzialmente favorevoli al diffondersi dell’azione dei “cravattai”.

Dimensionare l’usura solo attraverso il numero di denunce – commenta il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi – non è molto attendibile perché il fenomeno rimane in larga parte sommerso e risulta quindi leggibile con difficoltà. Per questo abbiamo messo a confronto ben 8 sottoindicatori per cercare di dimensionare con maggiore fedeltà questa piaga. Ma quello che forse pochi sanno, – conclude Giuseppe Bortolussi – sono le motivazioni per le quali molti cadono nelle mani degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi, per artigiani e commercianti sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori economici a ricorrere a forme di finanziamento illegali. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni.”

Ritornando alla metodologia di calcolo di questo indicatore, si evince che nelle aree dove ci sono più disoccupazione, alti tassi di interesse, maggiore sofferenze, pochi sportelli bancari e tanti protesti, la situazione è decisamente a rischio. Ebbene, rispetto ad un indicatore nazionale medio stabilito dagli esperti dell’associazione artigiani mestrina pari a 100, il tasso di usura rilevato in Campania, a cui spetta la maglia nera, è di 166,1 (pari al 66,1% in più della media Italia), segue il Molise con il 158,3 (58,3 punti in più rispetto al dato medio nazionale) la Calabria con il 146,3 (46,3% in più rispetto la media Italia), la Puglia con 146,1 (46,1% in più della media Italia), la Sicilia col 134,9 (34,9% in più della media nazionale). Mentre i meno aggrediti dai “cravattari”, o quasi, sono il Trentino A.A., con un indice di rischio usura pari a 46,7 (53,3% in meno della media nazionale). Segue la Valle d’Aosta con 69,8 (30,2% in meno della media Italia), il Veneto con 72,5 (27,5% in meno della media Italia) e il Friuli Venezia Giulia con 74,7 (25,3% in meno del dato medio Italia).

Se, invece, si analizza il risultato emerso dal confronto con l’anno precedente, al Sud la crescita è stata molto evidente: Molise + 43,3; Puglia +3,1; Calabria +2,3; Sicilia +1,9. Tra le grandi realtà del profondo Sud, solo la Campania, ha ridotto la sua esposizione (-7,9 punti). Bene il Nordovest: in Valle d’Aosta si è registrato un calo del rischio usura pari a –10,2; in Liguria del –5,7; in Piemonte del –5,1; in Lombardia del -0,3. A Nordest, invece, a fronte di una riduzione registrata nel Trentino Alto Adige (-3,3), in Veneto il rischio usura è aumentato di 1,5 punti; in Emilia Romagna di +2,7 punti, mentre in Friuli V.G. addirittura di +8,7 punti.

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