Sindaci anti-casta, il Mezzogiorno riparte da quei tre: De Magistris, Emiliano e Orlando

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Segni particolari: tutti e tre hanno vinto nonostante i grandi apparati partitici e burocratici (Pd su tutti) ne avessero decretato la sconfitta in partenza. La vittoria più emozionante fu, probabilmente, quella di De Magistris a Napoli, dove la rivoluzione arancione spazzò via i vari Bassolino, Cosentino, Lettieri e via dicendo. L’affermazione di Orlando invece è la più recente e dibattuta, visto quanto successo con le primarie (si è parlato di brogli ai suoi danni) e visto un passato dove ha sì fatto del bene alla città, ma ha ricevuto anche forti critiche. Risultato? Un quasi suffragio universale: oltre 70% dei voti. La storia di Emiliano risale al 2004 e anche in quel caso la maggioranza del suo partito (indovina chi? Il Pd..) era avversa. Scontata, quindi, la vittoria Emiliano.

 

Se Bersani prosegue nella sua strategia di inciuciare con l’Udc e Grillo utilizza al meglio la rete e il recupero degli astensionisti, cui sembra dare nuova voglia di partecipazione alla vita pubblica, Di Pietro e Vendola rispondono chiamando a raccolta, in Puglia, i sindaci delle tre principali città del Mezzogiorno: vale a dire Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Michele Emiliano, sindaco di Bari.

La scusa per quello che potrebbe essere un nuovo soggetto politico è un convegno che si terrà domani a Bari e che avrà come tema “Il Mezzogiorno risorsa del Paese. Ripartiamo dai sindaci”. Gli analisti, però, già parlano di un’asse Di Pietro-Vendola, che comprenderebbe anche pezzi del Pd in disaccordo sia con Bersani che con i rottamatori di Renzi.

Le ultime elezioni amministrative hanno sancito un dato di fatto: se Grillo è abile a intercettare il voto di protesta nel nord del Paese, altrettanto riesce a fare Di Pietro nelle regioni del sud. E il messaggio, a questo punto, sembra chiaro: “Caro Bersani, l’Udc non conta niente, è con noi che bisogna ricostruire l’Italia.”

Eppure il segretario del Pd, da un pò di tempo a questa parte, sembra aver rinunciato alla foto di Vasto, lasciata sul comò a prendere polvere, in cambio di continui ammiccamenti al “suo” Pier (Casini), con il quale condivide le idee più assurde che un leader di centrosinistra possa avere: grandi (e inutili) opere pubbliche, inceneritori, sostegno incondizionato ai tecnici (aguzzini) del Governo Monti e amenità simili.

Il punto, allora, è proprio questo: su quali basi programmatiche andrebbe ad innestarsi un’alleanza tra Bersani, Vendola e Di Pietro? Come potrebbero questi ultimi due accollarsi gli effetti apocalittici che subirà il Pd, causa sostegno al governo Monti?

Lo si è visto in più occasioni: quando è il popolo a scegliere, il candidato del Pd perde sistematicamente. Milano, Genova, Parma, Napoli, Palermo, Bari sono solo alcuni dei casi più eclatanti.

Del doman non v’è certezza, diceva Lorenzo dè Medici. E nemmeno del futuro prossimo dell’Italia, il cui scenario politico si va ingarbugliando sempre più. Di una cosa, però, siamo sicuri: se Di Pietro e Grillo risultano, ad oggi, i più vicini ai cittadini, di Bersani (e dei dirigenti Pd) si sono perse le tracce.

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