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SANITÀ/ La triste parabola del Pronto Soccorso e le attese snervanti

Il metodo che sembrava poter gestire al meglio i tanti pazienti in attesa, sembra non servire più, non essendo nemmeno i codici rossi o gialli possibili da gestire. Al Nord sembra andare meglio ma se andiamo al centro-sud le cose si fanno drammatiche. In Abruzzo, Lazio e Molise le attese arrivano quasi ovunque a raddoppiare, mentre non va meglio in Sicilia, Puglia e Campania.

 

di Newsalfemminile.it

Grande problema irrisolto nei nostri pronto soccorso, sono le attese snervanti e molte volte fatali nel caso di infarti. Si calcola che l’attesa può arrivare in media a 10 ore per avere una cura da un medico d’ospedale. Gli allarmanti dati sono risultati da una ricerca effettuata dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato, indagine per capire lo stato di emergenza nei punti di soccorso ospedalieri nel territorio italiano. In alcune Regioni, per le attese snervanti con malati in critica difficoltà, la situazione è oramai al collasso, registrando un aumento di accessi pari al 50% in più, totalizzando circa 30 milioni di richieste da soddisfare con lo stesso personale di sempre.

Chi oggi ha la sfortuna di recarsi all’improvviso al Pronto Soccorso dell’Ospedale più vicino, deve aspettarsi avventure al limite della realtà, sperando come di una vincita al lotto, di uscirne curato e alcune volte vivo. Il metodo che sembrava poter gestire al meglio i tanti pazienti in attesa, sembra non servire più, non essendo nemmeno i codici rossi o gialli possibili da gestire. Al Nord sembra andare meglio ma se andiamo al centro-sud le cose si fanno drammatiche. In Abruzzo, Lazio e Molise le attese arrivano quasi ovunque a raddoppiare, mentre non va meglio in Sicilia, Puglia e Campania.

Per toccare dei dati con mano pensiamo che in Abruzzo l’attesa arriva a 450 minuti a confronto di una media italiana di 240. Queste attese si aggravano in maniera insopportabile e pericolosa, con la gestione delle malattie causanti attacco cardiaco. Si arriva in totale (dalla chiamata al 118 al ricovero ospedaliero) a picchi massimi di 600 minuti e dove va meglio abbiamo un intervento si soccorso in 200 minuti, obbiettivamente troppi per un essere umano che sta rischiando di morire. La ricerca ha inoltre fatto affiorare una mancanza di un protocollo standard per il dolore al torace e l’assenza di una rete cardiologia efficiente, che prolunga eccessivamente la media del tempo di attesa.

Ambulanze ed elicotteri per il soccorso non sono sufficienti in tutta Italia, aggravando ulteriormente la situazione, che con la sosta troppo lunga per lo stazionamento in ospedale, portano il problema ad essere insofferente e in alcuni casi irrisolvibile. Da fare c’e molto forse troppo per dare un’assistenza a tutti i cittadini efficiente , ma soprattutto di diritto, per la sicurezza alla vita.

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