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RIFIUTI/ Napoli, la camorra e le Mani sulla Città: tutto cominciò quella notte…

Chi pensava che la camorra avrebbe steso un tappeto rosso allo “sbirro” De Magistris si sbagliava di grosso. Il vento che si sta alzando, fortissimo in questi giorni, è quello che alimenta il fuoco dei roghi e infesta l’aria di tutta Napoli. Ed è lo stesso di sempre. “Le mani sulla città”, come titolava il regista Rosi nel magistrale film del ’63, sono ancora lì, e provano in ogni modo a strozzare la voglia di cambiamento che il capoluogo campano reclama. Andiamo a scoprire i retroscena di questa nuova emergenza rifiuti, cercando di capire quale sarà il prossimo scenario.

 

Il 30 Maggio scorso Luigi De Magistris diventa il nuovo sindaco della città. “Napoli liberata, abbiamo scassato tutto”, questo lo slogan del post-ballottaggio, cui replica, torvo, il grande sconfitto Berlusconi: “I napoletani se ne pentiranno.” In pochi credevevano alla minaccia del Premier, che puntualmente si è materializzata sotto forma di munnezza.

La camorra, che aveva lanciato un segnale al Governo, preferendo l’astensione al voto per Lettieri, ha atteso qualche giorno, in silenzio, prima di aprire il tavolo delle trattative con il nuovo Sindaco e mettere sul piatto ciò che più conta: la salute dei cittadini. E quando Berlusconi si è lasciato scappare le uniche parole sensate dal 1994 ad oggi – e cioè che Napoli è ancora in mano alla camorra e candidare Mara Carfagna sarebbe stato un suicidio – tanti benpensanti e radical chic hanno gridato allo scandalo, ritenendo la frase del Premier un’offesa grave per la città.

Come se la camorra non esistesse più,come se la sola presenza di De Magistris in città potesse servire da spaventapasseri per gli innocui uccellini della malavita napoletana. Come se una storia lunga più di un secolo venisse spazzata via in un lampo elettorale.

Come se la battaglia per la legalità fosse già finita, ancor prima di cominciare.

Chi non aveva messo in conto l’azione ricattatoria della camorra evidentemente crede ancora a Babbo Natale, che va in giro con le renne, magari a ripulire Napoli.

Dopo il trionfo dell’ex magistrato con il 65% dei voti, qualche osservatore si è limitato ad una cruda analisi, che tenesse conto della bassa affluenza, appena il 50%, e delle preferenze accordate a De Magistris, il cui totale ammonta a poco più di 250.000 voti, in una città di un milione di abitanti. Quindi, Napoli liberata sì, ma per un quarto. E il resto? Toccherà lavorare duro per ripulire certe incrostazioni granitiche, che offendono la città oltre che il buon senso civico.

La nuova emergenza rifiuti ha una data di inizio ben precisa.

Il caos è scoppiato nella notte tra venerdì 17 e sabato 18 Giugno. Dalla sera alla mattina Napoli si è ritrovata con tonnellate di immondizia sparse per strada. “Fino al venerdì la città era pulita come non si vedeva da tempo”, ci racconta una fonte che vuole rimanere anonima e che vive nei Quartieri Spagnoli, “poi il sabato mattina, quando mi sono svegliato, la sorpresa: le strade erano di nuovo stracolme di munnezza. Talmente tanta da non lasciare spazio a dubbi: qualcuno, nella notte, ce l’aveva portata.”

Qualcuno chi?

“I clan camorristici sono gli unici a possedere la forza organizzativa per mettere in ginocchio la nuova amministrazione. Ma non ci sono prove della loro colpevolezza.”

Certo, le prove come sempre sono difficili da trovare, ma gli indizi non mancano. Perché la nuova rivolta è scoppiata proprio nella notte tra il 17 e il 18 Giugno? Quale “pericolosa” azione amministrativa era stata messa in campo? Perché i clan hanno reagito con tale forza e prontezza?

Prima di rispondere a questa domanda cerchiamo di fare chiarezza.

Nella video-inchiesta di Alessio Viscardi, “Boicottaggio”, c’è un intervento del Vice-Presidente della Giunta Comunale di Napoli, Elena Coccia, che fornisce un quadro sintetico ma completo della ingarbugliata situazione rifiuti che vivono i partenopei.

La raccolta è a carico del Comune, il trasporto a carico della Provincia e l’individuazione dei siti di stoccaggio a carico della Regione. Ora, è chiaro che per ridurre alla base il quantitativo da smaltire è opportuno far partire una efficace raccolta differenziata. E infatti, nel discorso programmatico del sindaco Luigi De Magistris, durante la prima riunione del nuovo consiglio comunale, il 16 giugno 2011 (attenzione alla data), si è puntato tutto sulla delibera di giunta per la differenziata.

Esattamente 24 ore dopo l’annuncio di De Magistris – uno che quando parla non lo fa mai a vanvera, e a qualcuno saranno fischiate le orecchie – ecco la risposta dei clan.

Ma c’è di più, una responsabilità governativa non da poco, che sta favorendo l’azione intimidatoria delle famiglie camorristiche nei confronti del nuovo che avanza. Come abbiamo visto, la Regione Campania, Caldoro quindi, ha la responsabilità di individuare siti dove stoccare gli enormi quantitativi accumulati nelle strade. Peccato che i siti campani siano ormai saturi, soprattutto a causa dei rifiuti provenienti dalle grandi industrie del Nord. In un quadro simile, l’unica alternativa è contare sulla solidarietà altrui e smaltire i rifiuti in altre regioni d’Italia.

Ma per far questo c’è bisogno del decreto governativo, attualmente ostacolato da Lega e Pdl, che permetta di trasportare l’immondizia altrove, nell’attesa che si organizzi e parta la raccolta differenziata. Senza questo necessaria collaborazione, De Magistris e Caldoro – che hanno un nemico in comune, Nicola Cosentino – entreranno in crisi.

Che cosa si può fare? Intanto stringersi attorno al Sindaco e non lasciarlo solo, evitare attacchi strumentali e prendere esempio da un gruppo di disoccupati napoletani che si sono rimboccati le maniche –per davvero, non metaforicamente come Bersani – e hanno iniziato a pulire alcune zone della città.

Sperando che la stretta di quelle “Mani” dipinte da Rosi si attenui e piano piano scompaia, o quantomeno capisca che i veri nemici sono altri, a cominciare da quel triangolo che unisce massoneria, servizi segreti deviati e istituzioni deviate, sempre pronte a lucrare sulla pelle dei napoletani. Camorristi, e figli, compresi

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