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PRIMARIE NAPOLI/ Un’altra chance per Libero Mancuso

C’è un aspirante sindaco per Napoli di cui tanti ignorano l’esistenza. Libero Mancuso, ex magistrato e candidato voluto da SEL. Rita Pennarola (La Voce delle Voci) lo ha intervistato prima della farsa delle primarie, svoltesi il 23 Gennaio. Mancuso svela la sua idea di città pulita e risponde alla fatidica domanda “su cosa farebbe nei primi cento giorni”, se venisse eletto. Si andrà di nuovo a votare. E Mancuso punterà le sue fiches, sperando che il gioco non resti truccato.

di Rita Pennarola – La Voce delle Voci

Può esistere un filo di luce in fondo a quel buco nero dell’Europa che si chiama Comune di Napoli? Ci sarà qualcuno in grado di ripristinare, nei fatti, quei principi di legalità e democrazia che fuori e dentro Palazzo San Giacomo subiscono da decenni insulti quotidiani?

A queste domande rispondono con un secco, rassegnato “no” le migliaia di ex militanti reduci da una sinistra che ha inflitto cocenti delusioni ed insopportabili amarezze ai sogni di almeno tre generazioni, a Napoli ed oltre.

Il rischio, perciò, è che la campagna elettorale per le comunali partenopee si trasformi nella ormai consueta “guerra per bande” a colpi di pacchetti di voti conquistati, nella migliore delle ipotesi, attraverso i collaudati metodi dei capibastone di gavianea memoria. Il che spiegherebbe anche, a sinistra come a destra, certe candidature all’insegna “dell’eterno ritorno”. Ovvero: quando gli stessi protagonisti dello sfascio si ripropongono spudoratamente come “il nuovo che avanza”. Un patetico de’ja vu.

La premessa serve a cogliere il sentimento comune di ribellione pacifica – quando non di nausea – largamente presente in quella parte minoritaria della popolazione che non ha avuto fin qui “le mani in pasta” nel malaffare e nella mala gestione della città.

Poi, però, dinanzi a quella che una volta si chiamava con orgoglio “sinistra”, si para come sempre lo storico dilemma: meglio restare a contestare dall’esterno, picchiando duro sulle malefatte altrui, o accettare la sfida e provare a cambiare qualcosa “da dentro”?
Comunque la pensiate, noi siamo andati ad incontrare Libero Mancuso: il candidato della sinistra che, se anche non fosse sostenuto da Nichi Vendola in persona (ma lo è), incarna quella figura di magistrato antimafia che potrebbe rappresentare un primo, autentico punto fermo all’interno di quella battaglia fra Stato e anti-stato su cui si giocano le sorti di Napoli e, forse, quelle del Paese.

Mancuso, cinque fra i più gravi errori della passata amministrazione comunale di Napoli assolutamente da non rifare.
Primo errore: aver chiuso i ponti di comunicazione fra il Palazzo e la cittè, e i suoi cittadini. Secondo: aver tenuto “al riparo”, rispetto alla conoscenza dell’opinione pubblica, i bilanci comunali. Terzo: non aver contrastato sprechi macroscopici, ad esempio le tante, inutili esternalizzazioni, con nomine di manager e commissioni di controllo pagate profumatamente dai cittadini e coi risultati che abbiamo visto. Quarto errore: non aver reso efficiente la macchina comunale nemmeno sul piano della riscossione delle entrate. Se ci fosse stato un contrasto vero all’evasione oggi tributi come la Tarsu, la tassa sui rifiuti, non sarebbero per i napoletani così elevati. Quinto: aver bandito gare d’appalto con sistemi che privilegiano i peggiori. Continuo?
Prego.
Le mancanze gravi sono anche tante altre ma, tanto per ricordarne ancora due, i grossi sprechi e mancati controlli all’interno delle partecipate, senza contare la scarsa attenzione a soggetti strategici come le cooperative sociali.
Due cose da fare nei primi cento giorni, se sarà eletto.
Gliene dico quattro: un nuovo statuto comunale, lotta senza quartiere ai conflitti d’interesse, ivi compresi familismi e nepotismi, massima trasparenza dei bilanci, informazione dettagliata sull’utilizzo dei fondi pubblici.
Già, ma cosa farebbe, o cosa farà, un magistrato di fama, come lei, se al Comune di Napoli si troverà di fronte il Sistema di illegalità diffuse, come quelle recentemente denunciate senza mezzi termini dall’ex assessore Riccardo Realfonzo?
Premesso che apprezzo il punto di vista di Realfonzo, da parte mia, quando sussistono gli estremi, il metodo è sempre quello che applicai oltre 35 anni fa: la denuncia penale.
A cosa si riferisce, in particolare?
Nel 1975 Maurizio Valenzi, il giorno dopo il suo primo insediamento al vertice di Palazzo San Giacomo, decise di nominare me come figura di garanzia nell’esecutivo dell’Azienda Tramviaria Napoletana. Accettai. Nemmeno il tempo di arrivare e mi trovai al cospetto di situazioni allucinanti: tutti tiravano fuori dalla tasca biglietti scritti a mano coi nomi delle persone da assumere e in quel bailamme, addirittura, per un caso di omonimia, fu assegnato un posto di lavoro da autista ad un anziano contadino che non aveva neppure la patente, ma lui, naturalmente, non voleva lasciare “il posto” piovutogli dal cielo per nessuna ragione…
Lei cosa fece?
Ovviamente mi ci volle pochissimo ad abbandonare quel consesso e recarmi direttamente alla più vicina stazione dei Carabinieri: era quella di via Foria. Scattarono le indagini e gli amministratori furono costretti a dimettersi. Tutti.
Pensa che oggi accadrebbe la stessa cosa?
Guardi, so bene che parte della popolazione, e non solo a Napoli, dichiara di aver perso fiducia nella magistratura. Ma se si vuole governare questa città e ripristinare la legalità, occorre un patto a monte. Un patto fra amministrazione comunale e Procura della repubblica. Bisogna creare corsie preferenziali, almeno sul piano temporale, per i reati contro la pubblica amministrazione.
Ritiene che un patto del genere sia realisticamente ipotizzabile?
Non solo è ipotizzabile, ma è doveroso.

 

Tratto da “La Voce delle Voci” di Gennaio 2011

 

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