L’incredibile storia del blogger Daniele Andaloro

Daniele Andaloro è un blogger e un amico di Infiltrato.it :ci racconta l’assurda storia di un elefante, Giancarlo Elia Valori, che prova a schiacciare il topolino Daniele.

Un blogger, il capo della massoneria contemporanea e il fiore di loto

tratto da danieleandaloro.blogspot.com

Oggi ho sentito l’esigenza di prendermi un piccolo spazio personale all’interno del blog, facendomi largo tra le parole dei più autorevoli giornalisti e scrittori che quotidianamente trovano risonanza in questo minuscolo megafono di informazioni.

E vorrei farlo raccontandovi un fatto accadutomi qualche tempo fa..!
Qualche mese fa, dalle pagine di questo blog, è stato pubblicato un post dal titolo “Giancarlo Elia Valori: il massone che fu espulso dalla Loggia P2”, contenente una foto del Valori, un riferimento ad alcuni suoi dati personali tratti dal sito dei Cavalieri del Lavoro ed un articolo di Gianni Barbacetto che riguardava lo stesso.
Non era la prima volta che, per pura passione civica, riportassi articoli, video e foto tratti dai vari siti d’informazione e che riguardassero le inchieste più scottanti e le vicende di dominio pubblico di uomini, politici e personaggi pubblici facenti parte della società civile.
Non avrebbe dovuto stupire, quindi, che anche le notizie inerenti colui il quale era stato definito dall’ex pm Luigi De Magistris come “il capo della massoneria contemporanea”, trovassero cittadinanza in questo blog.
Più volte, infatti, sono stati pubblicati, oltre all’articolo di Gianni Barbacetto, anche quelli di giornalisti come Pietro Orsatti, Antonio Mazzeo ed anche tutta una serie di informazioni tratte dal libro “Il caso Genchi, Storia di un uomo in balia dello Stato”, di Edoardo Montolli, dai quali emergeva l’intreccio politico-economico-giudiziario intorno a Giancarlo Elia Valori: “nell’inchiesta Why not, avocata all’indomani dell’acquisizioni dei tabulati di Giancarlo Elia Valori, unico a vantare un’espulsione dalla P2 di Licio Gelli; nelle indagini sulle scalate BNL e Antonveneta, nelle quali risultava in contatto con molti di quei protagonisti, da Francesco Gaetano Caltagirone a Marcellino Gavio a Stefano Ricucci; i contatti telefonici che ebbe nello stesso periodo delle indagini sulle scalate con tre generali delle fiamme gialle e soprattutto con il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, che proprio quelle indagini conduceva (e che aveva sequestrato l’archivio Genchi) ed anche le chiamate con indagati e politici come Latorre e Cossiga; nelle indagini Cirio e UMTS, nelle quali risulta ancora una volta in contatto con Achille Toro, il quale si stava occupando anche del crac Cirio, tra i cui indagati c’era un altro dei migliori amici di Elia Valori, Cesare Geronzi.
 
Ancora riguardo i rapporti intessuti a livello internazionale dal potente manager, dalla Cina alla Corea del Nord, dal Medio Oriente alla Libia, dalla Romania di Ceasescu all’Argentina di Juan Domingo Peron. Ed infine i suoi contatti con gli ambienti dei servizi segreti, in particolare con il generale Giuseppe Santovito, con il faccendiere Francesco Pazienza e con il giornalista di Op Mino Pecorelli.
A fronte di tutte queste informazioni, rese attraverso la semplice trascrizione di articoli già esistenti sulla rete e pubblicati su altri blog e siti internet, non mi era pervenuta mai alcuna richiesta di rettifica o quant’altro, circa la loro presenza tra le pagine di questo blog, anche perché sarebbe stato inutile attaccare chi si fosse solo limitato a riportare articoli scritti da altri, avendo, tra l’altro, sempre cura di riportarne la fonte da cui venivano tratti.
Ma in un giorno di giugno c. a. succede una cosa inaspettata:
ricevo una mail certificata da parte dell’avvocato di Giancarlo Elia Valori, con una richiesta ben precisa: “ Il Professor G.E.Valori si oppone al trattamento dei dati per i seguenti motivi legittimi: DIRITTO ALL’OBLIO PER DIFFUSIONE DATI PERSONALI SUL SITO IN QUESTIONE”.
Il legale si appella al diritto del proprio cliente alla tutela del trattamento dei propri dati personali, precisamente nome e cognome del prof Elia Valori.
Quest’ultimo, attraverso la lettera precisa: “La diffusione dei miei dati personali sulla pagina del sito mi comporta un ingiusto pregiudizio. Si richiede dunque o l’oscuramento del mio nominativo sull’articolo: Giancarlo Elia Valori, il massone che fu espulso dalla Loggia P2 oppure la possibilità di accedere all’articolo solo mediante una ricerca (“la c.d. interdizione dell’indicizzazione” così come prevista dai vari Provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali)”.
 
La lettera si conclude con una ulteriore precisazione:
“Il prof Elia Valori si riserva di rivolgersi all’autorità giudiziaria o al Garante (con segnalazione, reclamo o ricorso: art 141 s.s del Codice) se entro 15 giorni dal ricevimento della presente istanza non perverrà un riscontro idoneo”.
Colto alla sprovvista e poco abituato a simili pretese, non essendo neanche un giornalista, ho provveduto a trasformare in forma anonima l’articolo, pur comprendendo di stare alterando l’articolo scritto da un giornalista.
Esattamente un mese dopo, la corte di Cassazione scriverà una sorta di memorandum sui rapporti tra informazione e riservatezza: la libertà di stampa e il diritto alla privacy sono entrambi beni costituzionali, ma la prima «prevale» sulla seconda. «L’attività di informazione è chiaramente prevalente rispetto ai diritti personali della reputazione e della riservatezza, nel senso che questi ultimi, solo ove sussistano determinati presupposti, ne configurano un limite», scrive la Corte. Un principio valido anche per il giornalismo d’inchiesta che è forse «l’espressione più alta e più nobile dell’attività di informazione».
 
Nel frattempo, però, senza arte ne’ parte, se non quella di essere un cittadino di questa Repubblica che oltre al dovere di informarsi ha scelto anche quello di informare, sono stato costretto a piegarmi alle pretese del potente di turno. E quale potente..!
 
Che si tratti di una intimidazione “gentile” nei confronti di chi non può permettersi certe libertà, in un paese come il nostro, in serio pericolo democratico, trapela tra le righe. E’ semplice colpire chi non ha mezzi e notorietà per potersi difendere. E davanti alla prospettiva di dover rispondere con avvocati agli avvocati, resta solo, ahimè, fare un passo indietro.
Ma io non mollo: continuerò ad informare, continuerò a riportare tutto quanto possa testimoniare le bassezze e le meschinità di quanti, in questa nostra Italia, si permettono di manovrare le sorti di un intero paese, nell’incuranza di chi crede di essere impotente di fronte a tali prepotenze.
Continuerò a credere che il cambiamento passa attraverso la conoscenza e come questa sia ultimo baluardo rimasto ai cittadini onesti per difendere la dignità.
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