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Il cerchio magico di Renzi? Tutti fedelissimi, “giovani” e rottamatori. E un po’ “berluscones”.

La corrente renziana c’è, esiste, si muove compatta e sta per fare man bassa di quel che resta del Partito Democratico. Ce la faranno a rifarsi una verginità, schivando le accuse di chi li vede come i traditori principali delle pugnalate a Marini e, soprattutto, Prodi? Se l’immagine è tutto, i “giovani” berluscones – ops, renziani – sono messi piuttosto bene. Dal tortello magico ai Renzi-boys.

Li vedi muoversi in Parlamento, specie alla Camera, dove sono più numerosi rispetto al Senato, come un gruppetto organizzato. “Non siamo una corrente”, ripetono i renziani, ma nelle ultime settimane si sono mossi come tali: comunicati congiunti su proposte di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico, raffica di dichiarazioni anti-unità inviate in contemporanea dopo il titolo “No di Renzi al governo Bersani”. Alcuni di loro fanno parte dei Renzi-boys, il “cerchio magico” del Rottamatore.

Il capo in Transatlantico, e non solo, è Luca Lotti, giovane collaboratore del sindaco di Firenze dai tempi della Provincia. Ex capo di gabinetto, classe 1982, da poco diventato padre, di Montelupo Fiorentino, in Palazzo Vecchio divideva la stanza con l’altro braccio destro di Renzi: il portavoce Marco Agnoletti (convivenza forzata: uno è milanista, l’altro juventino). A lui è affidato il compito della trattativa politica con le altre componenti del Pd e con i partiti: parlare con lui è come farlo direttamente con il Rottamatore. “Ma Lotti dov’è?”, si sente spesso ripetere alla Camera dagli altri capicorrente.

L’elemento geografico ha un peso importante: il nucleo dei Renzi-boys è formato da “fiorentini”, anche se non tutti lo sono di nascita, come l’ex assessore al Comune di Scandicci Simona Bonafè, oggi neodeputata.

Gli altri sono arrivati dopo, vedi il presidente dell’Anci Graziano Delrio, volto istituzionale e tra i renziani più autorevoli, tanto che si era parlato di lui, prima del disastro, come possibile ministro in un governo guidato da Bersani.

L’equilibrio fra “fiorentini” e forestieri certe volte subisce forti scossoni, a causa di qualche gelosia; solo i primi, tra i quali l’ex vicesindaco e oggi deputato Dario Nardella (vicino a Enzo Cheli, Giuliano Amato e Vannino Chiti), sono infatti titolati a essere considerati “renziani della prima ora”. Ma a sedare i dissapori, durante la campagna elettorale per le primarie, ci pensava Lotti.

Bonafè invece è stata scelta come volto televisivo. Era fra le tre coordinatrici della campagna di Renzi, insieme a Maria Elena Boschi (avvocatessa, consigliera giuridica del sindaco, classe 1981, oggi neodeputata) e Sara Biagiotti (da poco assessore in Palazzo Vecchio), ed è la risposta catodica alla bersaniana Alessandra Moretti. Non parla fiorentino e questo aiuta nella comunicazione pubblica a sprovincializzare il gruppo renziano; uno degli errori alle primarie, riconosciuto anche dal gruppo del Rottamatore, è stato l’eccesso di localismo.

A dettare i tempi della comunicazione dei parlamentari è invece Michele Anzaldi, neodeputato e storico spin doctor di Francesco Rutelli, che durante le riunioni indica la strategia e i temi migliori per finire sui giornali. Anzaldi fa parte della colonna romana del sindaco, capeggiata da Paolo Gentiloni, che martedì 23 inaugurerà l’associazione “Roma riparte Adesso!“.

Come questa ne nasceranno altre in giro per l’Italia: serviranno da comitati elettorali quando – primarie o nuove elezioni – Renzi tornerà in campo. Ci sono poi, fra i “romani” politicamente più pesanti, il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti e i neodeputati Ernesto Carbone, già collaboratore di Romano Prodi, e Lorenza Bonaccorsi.

Nella commissione speciale siede invece Angelo Rughetti, già segretario generale dell’Anci, che è dal punto di vista tecnico-legislativo il più esperto del gruppo.

Un tempo, a far da numero due di Renzi, c’era Pippo Civati. Ruolo scomodo, come ha imparato chiunque si sia trovato a contatto con il sindaco. L’eccesso di indipendenza politica è poco gradito, si corre il rischio di essere colpiti dalla sindrome del braccio destro e il conseguente siluramento. Richetti, più rottamatore del Rottamatore (lui forse il caffè con D’Alema in Palazzo Vecchio non l’avrebbe preso), già presidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna, ha ereditato quel ruolo. Ci tiene a non aver troppe briglie, per questo ripete sempre di aver “sposato mia moglie, non Renzi”.

Fuori dal Parlamento ma determinante nella strategia renziana, c’è Marco Carrai, imprenditore di Greve in Chianti, abile nel raccogliere fondi, collettore di relazioni internazionali, dagli Stati Uniti a Israele, trasversale a varie congreghe della fede, uno degli organizzatori della cena milanese di Davide Serra. Ai tempi delle primarie gestiva la partita del fundraising insieme all’avvocato Alberto Bianchi, avvocato di Renzi, presidente della Fondazione Big Bang.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – David Allegranti su Huffingtonpost.it

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