Sicurezza, Difesa e Intelligence

Connessione tra i segreti svelati da WikiLeaks e la cultura della ‘ndrangheta: da Assange a U Tiradrittu

Polvere bianca, purissima. Oppure tagliata all’estremo, allungata a piacimento in nome dell’onnipotente e ubiquo denaro. Destinazione vip, ville, caste, l’alto bordo. O il gran mercato dei pezzenti, dello stento: i nuovi bassifondi. Prezzi stracciati, col 2X3 e le offerte pacco al cliente, stolto, spento e squattrinato per definizione.

di Emiliano Morrone

Ormai, infatti, non c’è più il ceto medio, quello dei vizietti, delle corna, della messa domenicale, dello spasso e del griffato in ufficio o alla cresima della figlia del collega. Del perbenismo interessato, canterebbe Francesco Guccini; della piccola borghesia, chioserebbe Pier Paolo Pasolini.

 Se c’è un monopolio perfetto, oggi, non è nella comunicazione, nell’editoria, nell’industria farmaceutica, del petrolio, del software, delle armi. Parlo d’un monopolio libero, senza concorrenza, penali, condanne, risarcimenti miliardari per violazioni di legge. Mi riferisco a quello della cocaina, che ha reso celebre la ‘ndrangheta. L'”onorata società”, con la complicità di pezzi della politica, prosegue indisturbata il suo lavoro, e ricicla, lava, investe. Ovunque. Quindi controlla, prende appalti, costruisce, vende. Alimenti, saponi, pellicole d’alluminio, plastica, rasoi, schermi al plasma, cellulari. In ipermercati luccicanti, convenienti, accessoriati. Nei quali c’è pure lo spazio bimbi, coi giochi, le formine, la gomma, i pupazzi. Dove ci stanno i lilleri, però; leggere O mia bella madu’ndrina, di Antonino Monteleone e Felice Manti, per un quadro generale del fenomeno “Cosa nuova” al Nord.

 La merce, scriveva Giorgio Concato in L’angelo e la marionetta, seduce sempre. Ed è la sua ricca esposizione, come quella delle prostitute agghindate, che fa impazzire il compratore, lo eccita, elettrizza, disinibisce.

 Immersi nel fluido dell’economia, dove anche le parole insignificanti possono diventare, isolate, campionate o ritmate, materia di mercato, non siamo più capaci di leggere la realtà, il presente, le sue strutture. Mi viene in mente, in proposio, “Triccheballacche” di Orlando Portento, o “Fu Fu Dance” del Gabibbo.

 C’è una connessione tra i segreti svelati da WikiLeaks e la cultura su cui si fonda la ‘ndrangheta. Una connessione che va articolata e discussa. E qui ne renderemo conto. (continua domani)

 Assange e i suoi hanno mostrato – si badi, non dimostrato – quanto la doppiezza, l’ipocrisia e il doppiogiochismo costituiscano i pilastri della diplomazia internazionale. Ma, attenzione, non si tratta d’uno speciale tatticismo di categoria, per cui si dispiegano logiche, linguaggi e sistemi propri dei reparti più blindati e misteriosi dei governi.

 Forse semplificando, si può sostenere che la finzione degli addetti ai rapporti fra Stati, federazioni, unioni e strutture di potere è identica a quella che caratterizza i rapporti umani in tutte le culture attraversate, plasmate, da disparità di risorse e posizioni (nella gerarchia dell’imperio). Sia pure essendoci, nel caso della diplomazia, uno specifico politico con tutta la sua aura istituzionale.

(continua)

 

Tratto dal Facebook di Emiliano Morrone

 

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