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Comunali Roma: tra un Ale-Danno che rischia di vincere e i soliti disservizi sulle spalle dei cittadini

A poco meno di quindici giorni dalle elezioni comunali di Roma la confusione che regna intorno al Pd e le influenze a livello nazionale dell’accordo con il Pdl potrebbero impallinare definitivamente Ignazio Marino. Ne trae vantaggio Gianni Alemanno che rischia una clamorosa rimonta al ballottaggio nonostante abbia inanellato fallimenti e scandali a go go durante la gestione della città. A questo si aggiungono inefficienze per due miliardi di euro, che ricadono – ovviamente – sulle spalle dei cittadini.

 

di Viviana Pizzi e Maria Cristina Giovannitti

Siamo ormai negli ultimi quindici giorni prima delle elezioni comunali di Roma. Sappiamo bene che in questo periodo di tempo è vietato pubblicare o diffondere sondaggi relativi alla competizione. Resta comunque il fatto che la battaglia sarà senza esclusione di colpi. La credibilità degli studi che sono stati fatti in passato sul movimento di voti ci hanno  però anche insegnato a diffidare.

Resta però che il presunto vantaggio di Ignazio Marino dopo la presentazione delle liste sembra essersi assottigliato e non di poco. Un sondaggio di Spincon addirittura riduce la forbice a  meno di un punto percentuale. Una differenza che aumenta invece se si considerano le coalizioni in campo.

 

I GIOCHI SONO ANCORA APERTI: TUTTO PUÒ SUCCEDERE

Il confronto tra i due sondaggi dice una sola cosa. Nonostante i romani ne abbiano abbastanza del centrodestra non sono completamente attratti dal personaggio Ignazio Marino.

Perché se Alemanno raggiunge quasi il suo sfidante nella percentuale di voti al candidato sindaco così non avviene per il resto della coalizione. E a Roma come in tutti gli altri comuni al di sopra dei 15 mila abitanti e anche alle elezioni regionali è possibile trovarsi davanti a questo risultato.

Come è possibile? Semplicemente optando per il voto disgiunto. Ossia scegliendo di votare la preferenza per una lista di centrosinistra per poi dare il voto a un candidato sindaco diverso.

E le indicazioni sembrano voler dire proprio questo. La popolarità di Ignazio Marino è quindi in caduta libera. Questo perché da quando si è candidato ha commesso una serie di errori politici che non potranno essere dimenticati facilmente.

Uno dei primi sbagli commessi è stata l’esclusione dell’Italia dei Valori dalla coalizione che lo sosteneva. Un passo, come ricordiamo qui, fatto all’ultimo minuto e del tutto arbitrariamente.

A chi andranno i voti dell’Idv? Probabilmente a una lista di centrosinistra diversa (Centro democratico e Sel le più accreditate) ma di certo a un candidato diverso da Marino. Il partito in Italia e nelle recenti elezioni del Friuli Venezia Giulia è accreditato all’1% . Un numero che messo così non significa nulla ma che computato nel testa a testa tra Marino e Alemanno potrebbe essere fondamentale sia al primo che all’eventuale turno di ballottaggio che si materializzerà il 9 e 10 giugno se nessuno dei 22 candidati a sindaco dovesse raggiungere il 50% più uno dei voti.

 

PD ALLO SBANDO: E  ALEMANNO ESULTA

Non aiuta certamente Marino nemmeno il caos che sta subendo il Partito Democratico locale dal 24 aprile. Il segretario cittadino Marco Miccoli ha dovuto rassegnare le proprie dimissioni perché era stato eletto deputato. La richiesta è arrivata anche perché è stato accusato di favorire troppo le candidature dei Zingarettiani a discapito dei franceschiniani e renziani.

È toccato quindi ad Enrico Gasbarra, coordinatore regionale, affidare la segreteria romana di garanzia a Eugenio Patanè.

Marino deve poi rispondere anche di uno strappo con Gentiloni che gli chiede espressamente di non entrare in una dialettica nazionale tra Pd e Sel abusando della sua candidatura a sindaco di Roma.

Il Pd quindi sospetta che il medico possa essere sbilanciato troppo a sinistra. Potrebbero essere quindi anche i piddini stessi a questo punto a prestarsi al ruolo di franchi tiratori e scegliere, durante il voto, un candidato della propria lista e perché no preferire che vinca di nuovo Alemanno piuttosto che dare potere a chi potrebbe spostare l’asse verso Sel di Vendola.

E non è nemmeno da escludere che la parte conservatrice del Partito Democratico, perché no quella vicina a Gentiloni, possa seguire i dettami nazionali che arrivano dal maxi inciucio col Pdl e impallinare definitivamente Ignazio Marino così come avvenuto in Romanzo Quirinale con Romano Prodi.

 

E ROMA POTREBBE FINIRE IN UN NUOVO ALE DANNO

In tutto questo marasma chi ci andrà a godere sarà certamente il sindaco in carica Gianni Alemanno.

Il quale al primo turno potrebbe limitare i danni arrivando a ridosso di Ignazio Marino e recuperare durante il ballottaggio. Del resto anche lui si dice sereno e convinto di essere un mago del recupero. In tutto questo però a perderci saranno solo ed esclusivamente i romani.

Perché Alemanno potrebbe vincere nonostante i numerosi fallimenti inanellati negli anni: nel 2010 lo scandalo delle assunzioni Atac e nel 2012 quello dell’emergenza neve. Non dimentichiamoci nemmeno della sicurezza che tanto aveva promesso ma che non è riuscito a garantire dal 2008 in poi.

Ricordiamo tutti la città bloccata con pochi centimetri di coltre bianca. Non è tutto perché il primo cittadino è lo stesso che ha chiesto il rimborso di 4,5 milioni di euro al governo per le spese del conclave che ha eletto Papa Francesco e che ha chiesto del denaro per il Giubileo 2025 dopo aver perso l’occasione di organizzare le Olimpiadi. E nonostante lo scandalo tangenti Roma denunciato durante il programma Report di Milena Gabanelli.

Se non fosse che questa è l’Italia si potrebbe anche dire: Povera Patria, Povera Roma.

 

LA CAMPAGNA INFUOCATA

Quasi all’ultimo giro di boa – 26 e 27 maggio ci saranno le votazioni per le comunali 2013 a Roma – i candidati sindaci cominciano a scontrarsi con la solita tiritera dei buoni propositi, dei resoconti positivi e del “io farò e tu no”. Nel caso di Roma, la trama si tesse con scandali e scontri interni che rendono ancora più paradossale una situazione politica al massimo della criticità. Fino a poco tempo fa, quasi tutti i sondaggi prevedevano la vittoria di MarinoPd – seguito, con uno scarto di dieci punti, da Gianni AlemannoPdl – e, al terzo posto, De VitoM5S. Dopo le ultime vicende, Swg prevede la rimonta del grillino De Vito mentre perdono punti sia Marino che Alemanno.

 

IGNAZIO MARINO, CANDIDATO SINDACO DEL PD CHE SI INIMICA IL SUO PARTITO – Stando ai sondaggi sembrava il favorito Ignazio Marino del Pd mentre, negli ultimi giorni, anche lui comincia a perdere colpi non solo tra gli elettori ma nel suo stesso partito. Sembra assurdo eppure il suo caso si lega al nuovo governo Letta-Alfano: Marino senatore non ha votato la fiducia a Letta junior, inimicandosi la sua stessa coalizione di centrosinistra. Insomma ha sputato nel suo stesso piatto al punto che si è dimesso dal Parlamento ed il Pd, per le comunali 2013, si trova in una posizione imbarazzante: essere rappresentata da un candidato con cui, ora, non scorre buon sangue.

 

 

IL GRILLINO DE VITO BACCHETTATO DALLO STESSO M5S – E’ noto che il M5S non addolcisce la pillola sui temi politici, tanto più se sono poi sfide elettorali. Nel caso di Marcello De Vito – candidato sindaco alle comunali di Roma – il grillino ci è andato giù pesante tanto da essere bacchettato dallo stesso Stefano Rotondà – ex candidato al Quirinale. In merito al tema “spazi pubblici occupati”, De Vito ha dichiarato di essere a favore della trasparenza e della legalità, per cui di affidare i bandi pubblici alle proposte più credibili, andando contro la linea comune di tutto il gruppo del M5S. Il grillino De Vito ha fatto dietro front – forse per timore di una possibile espulsione – ed è tornato in riga: stando agli ultimi sondaggi, dal 15% sale al 20% favorito dagli scandali che hanno travolto Alemanno.

 

ARRESTATO IL BRACCIO DESTRO DI GIANNI ALEMANNO – Lo scandalo in ‘casa-Alemanno’ di certo non fa bene alla campagna elettorale. Riccardo Mancini, ex ad dell’EUR Spa, è stato arrestato dai Ros nell’inchiesta condotta da Paolo Ielo con l’accusa di concussione e corruzione. Stando alle indagini, il braccio destro di Alemanno – quello che per intenderci ha finanziato la sua campagna elettorale 2006, è stato tesoriere nel 2008  e amministratore delegato dell’Eur Spa guadagnando 198 mila euro all’annoavrebbe ricevuto una mazzetta di 800 mila euro da Brenda Menarini per l’appalto alla fornitura di 45 autobus del comune di Roma.  Nei prossimi giorni sul banco dei testimoni sarà ascoltato anche Gianni Alemanno, intanto già impegnato nelle elezioni. Uno scandalo che fa perdere ben dieci punti nei sondaggi Swg al sindaco uscente. Ma il tema dei trasporti pubblici è un disservizio da sempre usato come cavallo di battaglia elettorale ma – chissà perché – mai risolto realmente.

 

IL TRASPORTO PUBBLICO (PAGATO DA NOI) SERVE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE – Per quanto riguarda il trasporto pubblico il problema non sono solo i disservizi e le inefficienze. Non consideriamo solo mezzi obsoleti come filobus che in media hanno 8 anni pieno di servizio giornaliero – con 7 anni di uso un veicolo è definito ‘inefficiente’ – oppure i treni della metropolitana che arrivano addirittura a 23 anni di uso. Non teniamo conto solo del deficit della manutenzione, molto spesso inesistente per questi veicoli. Prendiamo in analisi anche i costi inutili che questi disservizi ci costano: 2 miliardi di euro all’anno che potrebbero essere tranquillamente risparmiati. Il caso di Roma è esemplare: gli ammortamenti sono inclusi nel contratto e costano 1 euro al km con costi che diventano il doppio rispetto ad altri Paesi come la Svezia o la Gran Bretagna.

Oltre la carente normativa italiana, si aggiunge un’alta evasione fiscale che da anni denunciano i sindacati: secondo le regole attuali il conducente non può fare da ‘controllore’ per cui solo 1 passeggero su 5 viaggia pagando regolarmente il biglietto. Tutto questo costa ai cittadini – i costi sono pagati al 35% con i biglietti, la restante parte con le tasse dei contribuenti – ben 2 miliardi di euro. Niente liberalizzazioni, niente gare pubbliche, niente equiparazioni con le norme europee e nessun sindaco – specie quelli di Roma – che ha cercato di migliorare la situazione forse perché il trasporto pubblico serve in campagna elettorale: il Comune assegna – anche in modo indiretto – il servizio pubblico all’azienda locale. I dipendenti del servizio sono migliaia, tutti elettori ed il loro voto può sempre servire al momento delle elezioni ecco perché, pur perdendo tanti soldi con le inefficienze del trasporto, nessuna amministrazione è mai sembrata davvero interessata a risolvere il problema.

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