Berlusconi salvato dai 20? Tutti voltagabbana e pregiudicati

Tutti conoscono i nomi dei 20, ma pochi sanno che il “Partito dei Responsabili” è composto da voltagabbana, indagati, pregiudicati e condannati.

La politica italiana sta vivendo ore turbolente: voci che si inseguono, dichiarazioni che ne smentiscono altre rilasciate poco prima, accordicchi, conta di deputati, campagna acquisti. Insomma, se prima l’ipotesi elezioni anticipate pareva più che una semplice e remota possibilità, ora, sembra che ipotesi su possibili sviluppi delle vicende politiche non si possano più fare. Almeno da quando ha proferito verbo Francesco Nucara, annunciando la nascita di un gruppo parlamentare, il cosiddetto “Partito dei Responsabili”, che dovrebbe appoggiare il Governo facendo fronte, in questo modo, agli “indisciplinati” finiani.  “Arriviamo a 20 deputati senza iniezioni del Pdl: si tratta di gente che fino ad ora non ha votato la fiducia a Berlusconi”, ha dichiarato alcuni giorni fa Nucara. 20 volti nuovi (e sconosciuti) che salverebbero il Governo.

Ma chi sono questi parlamentari, eterni sconosciuti, nelle cui mani, a quanto pare, ci sarebbe il destino di questa maggioranza allo sbando?

Iniziamo dallo stesso promotore del “partito dei Responsabili”, Francesco Nucara. Iscritto al Partito Repubblicano Italiano dal 1963 e segretario dal 2001, Nucara è stato eletto deputato con il Pri per ben tre legislature, dall’83 al ’94. Nel 2006, poi, è tornato alla Camera, eletto nelle liste di Forza Italia, ma sempre come esponente del Partito Repubblicano. Nel 2008, invece, si è candidato per la lista calabrese direttamente con il Popolo della Libertà, anche se, appena eletto, ha abbandonato (almeno teoricamente) il Pdl entrando nel gruppo misto. Come è facile capire, Nucara nutre una profonda amicizia per il Cavaliere; più volte, infatti, è entrato nel Governo con ruoli di primissimo piano (è stato viceministro dell’Ambiente nel Governo Berlusconi III). E Nucara non ha mai fatto mistero di questa sua lealtà: “Se non fosse per te, Silvio, sarei al massimo il segretario di mia moglie. Senza l’alleanza con il PdL il Pri non esisterebbe. Per me la riconoscenza è un valore”. Ed ora è arrivato il momento di ripagare il Cavaliere: campagna acquisti per salvare il Governo.

Andiamo, allora, a vedere chi potrebbero essere i papabili, i deputati che potrebbero essere reclutati dal duo Berlusconi – Nucara. Iniziamo dagli esponenti del gruppo (sconosciuto) “Noi Sud”. Stiamo parlando di  Elio Belcastro, Antonio Gaglione, Arturo Iannaccone, Antonio MiloLuciano Sardelli. I cinque deputati facevano parte del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, ma per la politica troppo indipendentista e troppo poco filo-governativa, hanno deciso di abbandonare il partito, fondandone un altro, appunto “Noi Sud”, a cui poco tempo fa ha aderito anche la (sconosciuta anche questa) “Lega Sud Ausonia”, partito autonomista e secessionista campano che fa (o aspira a fare) da contraltare alla Lega Nord, anche se, per inciso, il leader Gianfranco Vestuto si è candidato alle elezioni politiche del 2001 proprio con il partito padano, non risultando, ahimè, eletto.

Rimanendo, ancora, sui quattro meridionalisti che aderirebbero al progetto salva-premier una nota di (de)merito va ad Antonio Gaglione. Innanzitutto per il suo voltagabbanismo: nel 2001 viene eletto senatore con la Margherita, nel 2006 si candida nelle liste dell’Ulivo, nel 2008 è sottosegretario al Ministero della Salute nel secondo Governo Prodi e alle politiche (aprila 2008) viene eletto deputato con il Partito Democratico. Ora, pare, è uno di quelli che potrebbe salvare Silvio Berlusconi. Ma Antonio Gaglione è un nome da ricordare anche perché, in riferimento all’attuale legislatura, detiene un record: è il deputato che ha la più alta percentuale di assenze. Le cifre sono da paura: il 91% di assenze. Su 6711 sedute Gaglione ha collezionato ben 6107 assenze (e solo 604 presenze).

Ma continuiamo. I voltagabbana che ora pare siano pronti a dire “si” a Silvio Berlusconi sono una miriade. Iniziamo con Daniela Melchiorre. Classe 1970, un corpo da fare invidia anche alle Ministre, diniana da sempre, nasce nella Margherita: prima presidente a Milano, poi vicesegretario regionale della Lombardia e quindi componente della Direzione Nazionale. Nel 2006 diventa sottosegretario alla giustizia nel governo Prodi in quota PD. Ma quando il Governo cade si ricandida prontamente ad aprile nelle liste del Pdl in quota Liberaldemocratici (con lo stesso Lamberto Dini), ma a luglio dello stesso anno passa al Gruppo Misto e a novembre, sempre del 2008, annuncia il passaggio del suo gruppo all’opposizione e alle europee si candida con una nuova lista, “Liberal Democratici con Melchiorre”, di cui è capolista in tutte le circoscrizioni, ottenendo lo 0,23%.

Ancora, abbiamo Pino Pisicchio. Entra per la prima volta in Parlamento nel 1987 con la Dc, dopodiché aderisce, nel 1997, al “Rinnovamento Italiano” di Lamberto Dini, lista tramite la quale viene eletto al Parlamento Europeo. Nel 2001 entra nella Margherita, poi passa all’Udeur, di cui diventa capogruppo alla Camera e, infine, nel 2006, lo ritroviamo nell’Italia dei Valori. In una nota affermò: “Ringrazio Di Pietro per l’invito che mi ha fatto di capeggiare con lui la Lista di Italia dei Valori in Puglia […] Abbiamo di fronte un compito prioritario, che non è così facile come potrebbe apparire di primo acchito: vincere le elezioni per chiudere con il berlusconismo”. Quando si dice la coerenza.

Molto molto “sui generis” sono anche i vari passaggi di Aurelio Misiti. Inizia la sua carriera politica addirittura nelle file del PCI negli anni ’60. Dopo alcuni anni entra nella Cgil, prima come segretario nazionale della Cgil Scuola-Università, poi come Segretario Confederale della Cgil Lazio. Nel 1995 torna in primo piano nella politica, ancora con Dini, che lo nomina alla Presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. A questo punto viene chiamato in Calabria dalla giunta di centrodestra di Chiaravallotti (2000-2005) e diventa assessore regionale ai Lavori Pubblici (assessore tecnico, ma pur sempre di una giunta di centrodestra). E nel 2006 che fa? Aderisce all’Italia dei Valori e viene eletto e poi riconfermato nel 2008. Dopodichè, a maggio di quest’anno, passa con l’Mpa. Insomma, dopo tutti i partiti anche il turno di Raffaele Lombardo. E ora staremo a vedere se tocca anche a Berlusconi. Sarebbe l’en plein.

Ma attenzione. Non ci sono soltanto eminenti voltagabbana nel circuito dei contattati da Nucara, ma anche fior fior di indagati, condannati, pregiudicati.

A cominciare da Maurizio Grassano. Leghista, presidente del consiglio comunale di Alessandria, alle elezioni politiche del 2008 è risultato il primo dei non eletti. E infatti, quando Roberto Cota è diventato Governatore del Piemonte, è proprio Grassano a prendere il suo posto in Parlamento. Tuttavia, la Lega non lo accoglie nel suo gruppo e allora entra nel Gruppo Misto. Perché il “gran rifiuto” di Bossi? Perché nel frattempo Grassano è stato indagato per truffa ai danni del comune e, a settembre del 2009, è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari con l’accusa di avere inquinato le prove. Per la Procura le prove sono evidenti: dato che l’ente locale è tenuto, per legge, a rimborsare le ditte nelle quali lavorano i consiglieri, per le ore di attività pubblica sottratte all’attività privata, Grassano non ci pensò due volte e, d’accordo con il suo datore di lavoro, ne approfittò. Se fino al ’97, infatti, Grassano guadagnava circa 41 milioni di lire l’anno, dal ’98, tramite rimborsi su rimborsi, giunse a guadagnare sino a 20 mila euro al mese.

Secondo il Pm figurava che Grassano guadagnava il triplo del suo datore di lavoro. I due, secondo l’accusa, avrebbero rubato al Comune 760 mila euro di rimborsi. E notevole, poi, anche il suo comportamento “istituzionale”. Davanti alla richiesta di arresti domiciliari abbandonò immediatamente la Lega Nord, ma non si dimise dalla carica con la seguente motivazione: “Mi dimetto se lo faranno tutti loro (in riferimento a tutti i politici italiani indagati, ndr)”. Alla fine, tuttavia,  fu costretto a lasciare la Giunta Comunale perché pressato dalla sua stessa maggioranza. Ora, pare, possa dare il suo contributo al Governo.

Si parla, ancora, dell’On. Angelo Cera (Udc), condannato ad un anno e sei mesi di reclusione per truffa aggravata ai danni della Regione Puglia e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. In pratica, secondo l’accusa, Cera dichiarò il falso per ottenere il rimborso spese per un viaggio istituzionale a Roma con l’auto di servizio.

E poi un altro nome è quello di Michele Pisacane (Udc), il quale è uno dei tanti “fantuttoni” del nostro Governo: come denunciato ad agosto da Antonio Borghesi (Idv), da deputato è riuscito a far assegnare 300.000 euro al comune di Agerola. Indovinate chi è sindaco del paese napoletano? Lo stesso Pisacane. In pratica Pisacane è uno di quei deputati che “in pieno conflitto di interessi hanno dato denaro a se stessi in quanto sindaci o presidenti di provincia”.

E infine i pezzi da novanta. Tra i papabili, infatti, nomi che circolano sono anche quelli di Angelo Lombardo, Totò Cuffaro e Giuseppe Drago.

Angelo Lombardo, insieme al fratello Governatore Raffaele, è indagato a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo indiscrezioni, a detta del’accusa, intercettazioni e le rivelazioni di un pentito rivelerebbero che i fratelli Lombardo avevano relazioni con il clan storico di Cosa Nostra che faceva capo a Nitto Santapaola e che ora è capitanato da Vincenzo Aiello.

Totò Cuffaro, come sappiamo, è stato condannato in appello a sette anni per favoreggiamento aggravato (la pena è stata inasprita rispetto al primo grado – cinque anni –  in virtù dell’aggravante di aver favorito Cosa Nostra). In sostanza, la procura accusa l’ex Governatore siciliano di aver fatto sapere al boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, attraverso un suo amico ed ex assessore comunale Udc alla sanità, Domenico Miceli (condannato a 8 anni), che nell’abitazione del boss erano state installate microspie. La procura sostiene anche che Cuffaro si sarebbe incontrato in circostanze sospette con Michele Aiello, imputato nello stesso processo con l’accusa di associazione mafiosa. Nell’incontro, secondo l’accusa, si è parlato anche dell’approvazione del tariffario regionale da applicarsi alle società di diagnosi medica, società posseduta dallo stesso Aiello. Per inciso: Aiello ha ammesso entrambi i fatti.

E infine il pregiudicato Giuseppe Drago, condannato definitivamente, nel maggio del 2009, a 3 anni di reclusione per essersi appropriato, quando era presidente della Regione Siciliana, dei fondi riservati della Presidenza senza fare rendiconti.

Insomma, indagati,  condannati, pregiudicati, voltagabbana e fannulloni. Che bella squadra!

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