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Abbazia florense: anche il sindaco Barile scarica Pignanelli. Astorino ci bidona, ma Infiltrato scrive

Gaetano Pignanelli era dirigente dell’Ufficio legale del Comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza). Deve rispondere ai cittadini e alle autorità di un parere, protocollo n. 14574, dell’otto settembre 2006, con cui la Regione Calabria accreditò la San Vincenzo De’ Paoli srl come struttura socio-sanitaria operante in locali comunali dentro l’Abbazia florense, monumento del XIII secolo. 

di Carmine Gazzanni

Nel parere, a firma di Pignanelli, è dichiarato il falso: si dice che la De’ Paoli srl esercita l’attività dal 1946, mentre la società esiste dal 2006. Oltretutto, nel documento non si rileva che i locali in questione sono del municipio. Per debiti, l’allora parroco don Franco Spadafora cedette l’ospizio della parrocchia, attivo in quei locali per sessant’anni grazie a un comodato d’uso gratuito concesso dal municipio.

Nella vicenda ci sono responsabilità dell’ex parroco, poi condannato per una vicenda di truffa e appropriazione indebita, della Curia, della politica e di Pignanelli. Abbiamo sentito l’attuale sindaco, Antonio Barile (Pdl; in foto, ndr), che, come il predecessore Nicoletti, ha scaricato Pignanelli. Luigi Astorino (Pdl), invece, è il presidente del Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore. Contemporaneamente, è medico della residenza socio-sanitaria gestita dalla San Vincenzo De’ Paoli srl, contro cui il Comune è in causa per il rilascio degl’immobili. Il 21 settembre ci sarà un consiglio comunale in cui Astorino, che ieri si è negato a una nostra intervista, sarà sottoposto a voto di sfiducia. Per Barile, la mozione su Astorino, presentata dall’opposizione di centrosinistra, è un falso problema, rispettto all’intera vicenda. Il sindaco ci ha assicurato, però, che Astorino si dimetterà dall’incarico di medico della casa di riposo, immediatamente dopo il consiglio comunale del prossimo 21 settembre. L’Infiltrato sta facendo informazione e compiendo azioni civili per il ripristino della legalità. Intanto, ieri abbiamo appreso dall’avvocato Bruno Calvetta, dirigente del Dipartimento Politiche sociali della Regione Calabria, che dopo la visita del nostro direttore Emiliano Morrone in Regione, il Dipartimento in questione ha trasmesso tempestivamente gli atti – e il parere di Pignanelli – al Dipartimento per la Tutela della Salute, oggi competente per la verifica degli accreditamenti delle strutture socio-sanitarie.

Sindaco, lei quando è venuto a conoscenza del documento in cui l’avvocato Gaetano Pignanelli esprimeva “parere favorevole” per l’accreditamento della struttura della casa di riposo? “Ne sono venuto a conoscenza poco tempo fa, nel corso di quel convegno organizzato da Emiliano Morrone. Lì ho sentito di questo documento, poi mi sono messo alla ricerca e l’ho trovato”. Non ci pensa due volte Antonio Barile. È certo di quanto dice. Non ne sapeva niente, prima dell’incontro organizzato dal nostro direttore Emiliano Morrone successivo alla sua inchiesta sull’Abbazia florense di San Giovanni in Fiore (Cosenza). Sarà vero? Prima che i lettori deducano dai fatti, partiamo da principio.

Ormai chi segue Infiltrato.it conosce nei dettagli la vicenda di San Giovanni in Fiore e della sua Abbazia florense. È la storia di un importante monumento al cui interno la Chiesa vi ha gestito per decenni un’opera pia, assistendo e curando anziani bisognosi. Ecco il passaggio importante: dal 1946 i locali, del Comune, sono dati in comodato d’uso alla parrocchia. Nel 2006, per debiti d’importo fin qui sconosciuto, la parrocchia cede l’attività a privati, che ovviamente la riorganizzano per lucro. Ed è proprio su questo passaggio che si addensano dubbi pesanti, proprio sul Comune di San Giovanni in Fiore: quando c’è stata la cessione al privato, infatti, dal municipio, salvo il consigliere comunale Angelo Gentile (Socialisti di Zavattieri), non si sono ha alzate voci. È sfuggito, e la magistratura deve accertare il perché, che quelle stesse strutture fossero (e siano) proprietà del Comune. Nei fatti, dunque, la privata San Vincenzo De’ Paoli srl è da sei anni nei locali dell’Abbazia. Gratis e avendo la gestione effettuato dei lavori all’interno; senza l’autorizzazione delle soprintendenze, scommette Gentile. Immaginate un monumento medievale toccato arbitrariamente. E le soprintendenze? I gestori della casa di riposo non versano un solo soldo ai proprietari, cioè al Comune. Ovvero, a ben vedere, ai cittadini. Il tutto con l’avallo proprio del Comune, dato che l’amministrazione, all’epoca guidata da Antonio Nicoletti, ha espresso parere positivo per l’accreditamento della Regione Calabria (un accreditamento – è bene ribadirlo – per cui la Regione paga oggi un contributo di 41 euro al giorno per ogni ospite della casa di riposo, sul totale della retta). In tale documento comunale – firmato dall’avvocato Gaetano Pignanelli, all’epoca dirigente dell’Ufficio legale del comune – ci sarebbero però pesanti illeciti.

Le responsabilità – pare di capire dalle parole del sindaco – sono allora attribuibili solo allo stesso Pignanelli – perché ha firmato un documento nei fatti falso – e all’ex sindaco Antonio Nicoletti, che già nel 2007 era venuto a conoscenza di quel parere e delle irregolarità svelate oggi da Infiltrato.it. Tanto che, continua Barile, “sul caso, da sindaco ho preso i miei provvedimenti: ho chiesto tanto a Pignanelli quanto all’ex sindaco di riferirmi quanto realmente accaduto. Secondo me ci sono delle risposte che tanto il dirigente quanto l’ex sindaco devono dare, dato che ormai sembra non ci siano dubbi che l’ex sindaco sapesse di questo documento. Tanto che Nicoletti aveva chiesto conto allo stesso Pignanelli il quale però non ha mai risposto. Dal 2007, però, sembra non sia stata intrapresa altra azione da parte dell’ex sindaco. Proprio per questo ho chiesto a tutti e due spiegazioni – all’uno del falso del parere favorevole, all’altro perché in tre anni non ha fatto più niente a riguardo – dandogli dieci giorni di tempo per rispondere”.

Il discorso di Barile fila. Anche noi di Infiltrato.it l’abbiamo più volte osservato: Gaetano Pignanelli ha indubbiamente scritto il falso in quel documento, permettendo l’accreditamento regionale che non aveva alcuna ragione di esistere, dato che i locali occupati dalla casa di riposo erano – e sono – di proprietà comunale (e la società privata San Vincenzo De’ Paoli srl non ha mai versato un quattrino alle casse pubbliche). Per quanto riguarda l’ex sindaco Nicoletti, invece, anche noi abbiamo sollevato un interrogativo: perché, dopo aver scritto una lettera di chiarimenti a Pignanelli e non aver ricevuto mai risposta, non si è mosso per vie istituzionali chiedendo alla Regione la revoca dell’accreditamento?

In realtà, per dovere di cronaca, è bene sottolineare che Barile e Nicoletti avrebbero alibi a cui appigliarsi (più o meno convincenti). Cominciamo da Nicoletti. Alla nostra domanda – perché non è intervenuto? – così ha risposto giorni fa: “Io faccio il sindaco, non lo sceriffo. Vede, bisogna tenere in mente una cosa: nel contempo la Guardia di Finanza aveva aperto un fascicolo sulla vicenda e, quindi, aveva acquisito tutta la documentazione. Sono sempre stato convinto che sia necessario che ognuno faccia il proprio lavoro: certamente io non potevo sostituirmi alla Finanza”. Pignanelli, fin qui silente sulla vicenda, potrebbe dalla sua rispondere di non aver legittimamente mai risposto all’ex sindaco per un semplice motivo: il nove novembre 2007 – data della missiva di Nicoletti – non era più un dipendente comunale, ma era passato all’Ufficio legale della Provincia di Cosenza (particolare non da poco e su cui torneremo domani). Nicoletti, però, avviò l’azione legale per il rilascio degli immobili e per lettera chiese spiegazioni a Pignanelli. Immediatamente dopo la comunicazione, da parte della Regione Calabria, dell’avvenuto accreditamento. Le sue carte sono a posto, ed è vero che della vicenda poi si è occupata la Guardia di Finanza.

Ma torniamo a Barile. Per il sindaco in carica la situazione è cristallina: della vicenda devono rispondere Antonio Nicoletti e Gaetano Pignanelli perché – ripetiamo – del documento illecito firmato dall’avvocato Pignanelli “sono venuto a conoscenza poco tempo fa, quando ci fu quel convegno organizzato da Emiliano Morrone. Lì ho sentito di questo documento, poi mi sono messo alla ricerca e l’ho trovato”.

Qualcosa, però, non torna. Spieghiamo perché. Era il 28 aprile 2010. Antonio Barile era sindaco da 14 giorni (eletto il 12 aprile 2010). Quel giorno arrivano in comune i carabinieri del Nucleo di tutela del Patrimonio culturale: vogliono vederci chiaro sulla vicenda dell’Abbazia florense. Acquisiscono tutti i documenti a riguardo. Anche quel fatidico parere dell’avvocato Pignanelli. È scritto nero su bianco nel verbale – di cui Infiltrato.it è venuto in possesso – redatto dagli stessi carabinieri: gli ufficiali, tra le altre cose, hanno acquisito “nota nr. 14574 datata 08.09.2006 a firma dell’avv. Gaetano Pignanelli del comune di San Giovanni in Fiore” e – come se non bastasse – anche “stralcio del registro del protocollo informatico relativo ai documenti in uscita nel giorno 08.09.2006 (giorno, appunto, in cui è stato redatto il parere, ndr)”. Bisogna capire se da quello stralcio emerge la regolarità del protocollo del parere (che comunque dichiara il falso) o se, al contrario, non vi sia un vero e proprio falso materiale, nel caso in cui non ci fosse rispondenza di protocollo.

Quando arrivano i carabinieri e acquisiscono il materiale con tanto di parere favorevole all’accreditamento, dunque, Antonio Barile era già sindaco. Come poteva non sapere? Immaginiamo quanto potuto accadere quel giorno: arrivano i carabinieri, presentano l’ordinanza, richiedono e acquisiscono i documenti. Ammettiamo pure che il sindaco non fosse presente. È mai possibile che nessuno gli abbia detto nulla dei carabinieri, dei documenti, del fascicolo? È mai possibile che nessuno abbia richiesto e ripreso il verbale del 28 aprile 2010 (quello di cui siamo venuti in possesso)? La risposta al giudizio dei lettori. Qualcosa, comunque, non quadra. Perché mai Barile ci avrebbe detto di non conoscere il parere, se nel verbale c’è il riferimento nero su bianco al documento firmato Pignanelli?

L’altra bella chicca è: come mai a firmare quel parere (contenente il falso) fu Pignanelli, dirigente dell’Ufficio legale e Attività produttive, e non Pietro Marra, dirigente municipale del Settore Politiche sociali? La domanda ci sta tutta, perché ad accreditare, poi, sarà il Dipartimento regionale Politiche sociali. E, oltretutto, il rappresentante legale del Comune, l’allora sindaco Nicoletti, non venne informato dal Pignanelli della stesura e poi della trasmissione di quell’assurdo parere.

Domande, queste, che al momento rimangono senza risposte. La vicenda, intanto, si tinge di contorni sempre più foschi. L’unico atto concreto, finora, è la mozione di sfiducia presentata dai consiglieri di minoranza e rivolta al Presidente del consiglio comunale Luigi Astorino (visto il palese conflitto d’interessi, dato che lo stesso lavora come medico nella struttura della casa di riposo e visto il ruolo determinante svolto dal Comune per l’accreditamento della struttura stessa). La discussione, ci dice Barile, ci sarà il 21 in Consiglio comunale (giorno nel quale, ci conferma Barile, Astorino dovrebbe presentare le dimissioni dalla struttura). “Io ho detto pubblicamente – ci dice il sindaco – che per me c’è una forma di incompatibilità morale, tanto che ho invitato il presidente Astorino a dimettersi dalla struttura, anche se non c’è dubbio che non esiste alcuna incompatibilità istituzionale tra il ruolo di presidente del consiglio comunale e quello che il dottor Astorino ricopre alla casa di riposo”. Insomma, per Barile sarebbe una questione superflua: “Si è alzato un polverone esagerato rispetto a quanto realmente successo. Pensare che ci siano documenti che dicono il falso, pensare che l’ex sindaco non ha fatto quello che doveva fare ed ora stare a parlare di Astorino, mi sembra proprio esagerato. Non c’è dubbio che la cosa sia stata strumentalizzata a mestiere, perché, nei fatti, questo è un problema ridicolo rispetto alle altre questioni relative ai locali della casa di riposo”.

Ne volevamo parlare anche con il diretto interessato. Proprio con il dottor Astorino. Ma non ci è stato possibile. Avevamo fissato un appuntamento direttamente con lui alle 20,30 di ieri. Ma quando l’abbiamo richiamato – più e più volte – ci ha risposto la Wind. Vuoi vedere che Astorino, non contento dei suoi molteplici lavori, ha intrapreso una carriera pure nella telefonia?

 

PRECISAZIONE DEL SINDACO DI SAN GIOVANNI IN FIORE, ANTONIO BARILE

In merito al documento firmato dall’avvocato Gaetano Pignanelli, il sindaco di San Giovanni in Fiore, Antonio Barile, ci ha fatto sapere che ritiene il contenuto non rispondente al vero. Questo, informa l’interessato, è il suo pensiero. Barile, dunque, non ritiene falso quel documento, ma crede che il suo contenuto non risponda al vero.

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