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MODA 2011/ Inizia l’era post Galliano

La collezione di Christian Dior che ha sfilato a Parigi ha molto di John Galliano.Nonostante gli abiti abbiano fisiologicamente perso un po’ della drammaticità che li contraddistingueva a causa di un’inevitabile ripetitività, l’evento ne acquista per altri motivi: siamo di fronte alla fine di un’epoca che dura ormai da quindici anni e che ha irreversibilmente cambiato la moda. È l’ultima collezione fatta per Dior da Galliano.

di FMB

Il tutto è iniziato giovedì scorso quando il designer è stato arrestato (e poi subito dopo rilasciato) per le accuse di ‘violenze leggere’ e di ‘insulti di carattere antisemita’ in seguito ad un diverbio avvenuto con una coppia, Geraldine Bloch e Philippe Virgitti, sulla terrazza di un caffè in Rue de la Perle, nel tradizionale quartiere ebraico di Parigi.

E’ stato reso noto anche un video scioccante in cui lo stilista si rivolge alla donna dicendo: “Gente come te dovrebbe essere morta. Tua madre, i tuoi antenati sarebbero tutti finiti nelle camere a gas”.

Il presidente Bernard Arnault e gli altri vertici della LVMH, il grande gruppo del lusso proprietario anche di Dior, si sono sentiti costretti a dover concludere la collaborazione con il direttore creativo senza nemmeno attendere gli esiti dell’inchiesta.

Ma il ruolo di John Galliano è stato sicuramente chiave per l’evoluzione dell’azienda e per quella moda mondiale.

Lo stilista di Gibilterra (dove nasce nel 1960 da genitori spagnoli) arriva alla Maison come successore di Ferrè.

L’architetto-stilista italiano era stato infatti assunto per ridare alla Griffe quell’immagine irraggiungibile che aveva in passato. A metà degli anni ’90 però, le ricerche di mercato iniziavano a segnalare la presenza di un pubblico giovane e di nuovi ricchi che per la prima volta si affacciavano al consumo di beni di lusso.

Se Ferrè aveva rialzato nuovamente Dior alle vette dello stile con collezioni e sfilate di indimenticabile eleganza, era necessario Galliano per riportare definitivamente in auge il marchio.

Il designer dai modi irrituali e arroganti ha iniziato l’avvicinamento della Maison alla moda di massa, ma contemporaneamente la sua creatività è riuscita a catalizzare totalmente l’attenzione per molte stagioni.

La sua idea è che l’abito sia una forma di travestimento e che possiede un forte potere comunicativo. Egli stesso diceva: “La teatralità appoggia il messaggio che voglio trasmettere al di là degli stessi abiti: il vestito è un copione al servizio della donna”.

La stratosferica spettacolarità delle sue sfilate le ha rese, per più di tre lustri, uno dei momenti più attesi del calendario della moda di Parigi.

Ma la personalità irriverente che accompagna il genio di Galliano era già ben nota da tempo a Bernard Arnault, tanto che la sua posizione all’interno del gruppo sembrava essere traballante anche prima di questo episodio.

Si parlava di una sua sostituzione e si facevano già dei nomi, gli stessi che riemergono anche ora che è stato licenziato in modo perentorio.

Secondo i rumors, infatti, Sidney Toledano, CEO della griffe, avrebbe già incontrato Stefano Pilati, l’attuale designer di Yves Saint Laurent. Ma tra le candidature emergono anche Riccardo Tisci, al momento direttore creativo di Givenchy, Aber Elbaz di Lanvin (che però sembra essere indicato anche come probabile successore di Karl Lagerfel in Chanel) e Camille Miceli, ex assistente di Marc Jacobs e attuale responsabile del reparto che determina la maggior parte dei fatturati della maison Dior, pelletteria.

Paradossalmente però, il momento che Galliano ha “scelto” per la sua uscita di scena, è stato ottimo per la comunicazione aziendale.

Infatti la sfilata è stata adoperata dalla LVMH come strumento fondamentale per scusarsi e chiarire. È iniziata con leluci puntate su Sidney Toledano che ha chiesto scusa per le affermazioni del designer leggendo una breve storia dell’azienda che, oltre ad includere la persecuzione nazista cui è stato vittima lo stesso Christian Dior e che ha determinato la deportazione della sorella di quest’ultimo nel campo di concentramento di Buchenwald, l’invenzione del New Look, la bancarotta e la resurrezione degli ultimi anni, palesava il rammarico dell’azienda per la fine della collaborazione.

Inoltre lo show si è concluso in modo emblematico. Al posto dell’uscita finale che vedeva protagonista l’estroso stilista, attraverso la quale mostrava le sue istrioniche metamorfosi, sono subentrati tutti coloro che lavorano duramente per la realizzazione e la qualità che contraddistingue Dior, il tutto accentuato dal fatto che indossavano camici bianchi.

L’azienda ha voluto esprimere così che il designer è importante, ma non determinante per una maison come Dior.

Nei giorni seguenti, nel fashion system è calato un ossequioso e quasi timoroso silenzio che è stato rotto solamente da Karl Lagerfeld.

Il kaiser della moda si è dichiarato furioso per quanto fatto dal collega britannico e preoccupato che quel comportamento possa essere ricondotto a tutto il mondo della moda. Ha proseguito, inoltre, dicendo che nell’era di internet bisogna osservare una prudenza ancora superiore soprattutto perché essere il volto di Dior è antipodico ad atteggiamenti del genere.

Ma ciò che rimane di tutto ciò è l’amara immagine di John Galliano: un uomo ubriaco, che è stato considerato un guru della moda dagli atteggiamenti simili a quelli dei poeti maledetti, e che ora sembra solo un triste nostalgico nazista.

Lo stilista, dopo essere stato licenziato, ha prenotato un lungo soggiorno in un centro di rehab in USA.

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