Sicurezza, Difesa e Intelligence

MEGAVIDEO CHIUSO/ Anonymous lancia l’operazione Tango Down: 30 mila hacktivists per una crociata di libertà.

di FS

Chissà cosa avrà pensato Robert Muller, il Capo del Federal Bureau of Investigation (F.B.I.) quando ha scoperto che i suoi dati personali – tra cui generalità, indirizzo, nome della moglie e di altri familiari – erano finiti in rete. Chi ce li ha messi? Qualcuno che non ha preso molto bene la decisione del Bureau e del Dipartimento di Giustizia americano di chiudere Megaupload Limited e Vestor Limited, le due compagnie che gestivano anche Megavideo. Secondo il Governo americano si tratta di un’organizzazione criminale, di una “Mega Conspiracy”, secondo tanti altri di un vero e proprio attacco alla libertà del Web. Benvenuti nella Nuova Era, quella della Cyber War.

Con l’accusa di aver violato copyright per 500 milioni di dollari, l’F.B.I. e il Dipartimento di Giustizia americano hanno tratto in arresto Kim Dotcom, Kim Schmitz e Kim Tim Jim Vestor, fondatori e direttori di Megaupload Limited e Vestor Limited. Ai tre arresti eccellenti si aggiungono altri sei nomi, tutti legati alle due compagnie incriminate: Finn Batato, Julius Bencko, Sven Echternach, Mathias Ortmann, Andrus Nomm, Bram van der Kolk.

I “cospiratori” – così li definisce il Governo americano – avrebbero accumulato profitti illegali per 175 milioni di dollari e si sarebbero macchiati del reato più grave, quello per cui rischiano fino a 50 anni di carcere (nemmeno un serial killer pedofilo…): aver attaccato la supremazia delle multinazionali dell’intrattenimento, tra cui la Universal.

Eroi, per chi ama il Web libero, paladini di un futuro senza confini e senza copyright,com’è giusto che sia Internet; “criminali”, per quei parrucconi che vorrebbero applicare al Web le medesime regole di una qualsiasi altra attività. Peccato non abbiano ancora compreso che la blogosfera va incentivata nella sua creativa libertà piuttosto che ingabbiata dentro assurdi paletti.

E, sarà un caso, ma la chiusura di Megavideo capita proprio mentre negli States infuria la battaglia per la libertà di espressione su Internet: infatti il Congresso stava dibattendo sul Sopa, la legge contro la pirateria online, su cui si erano scagliati colossi quali Wikipedia, Google, Yahoo, Facebook e Twitter.

Nonostante il promotore del SOPA, il deputato repubblicano Lamar Smith, abbia comunicato il ritiro del provvedimento, “fino a quando non ci sarà un accordo più ampio su una soluzione”, cioè fino a tempi migliori, c’è qualcuno che non ha preso affatto bene questo attacco istituzionale alla libertà del Web.

Chi? Anonymous, chiaramente, il gruppo di hacktivists che – dopo aver comunicato al mondo le sue intenzioni, e cioè quelle di vendicare la chiusura di Megavideo – ha mandato in palla alcuni tra i più importanti siti americani, tra cui quello del Federal Bureau of Investigation, della major Universal, della Mpaa (la Motion Picture Association of America), della Riaa (Recording Industry Association of America), della Warner Music, dell’ufficio del copyright statunitense, della Casa Bianca, di Vivendi International e altri.

Nel comunicato fatto girare da Anonymous, non una chiamata alle armi, ma un richiamo a conoscere e ad agire”, si accusava “Il Governo degli Stati Uniti di aver “superato ogni limite dandoci un falso senso di libertà. Pensiamo di essere liberi e di poter fare quello che vogliamo, ma in realtà siamo molto limitati e abbiamo un grosso numero di restrizioni per quello che possiamo fare, per quello che possiamo pensare, e anche per come veniamo educati. Siamo stati talmente distratti da questo miraggio di libertà, che siamo diventati esattamente cosa cercavamo di evitare.

Contro questo Governo americano che “ha ordito intrighi, tramando modi per incrementare la censura attraverso il blocco degli ISP, il blocco dei DNS, la censura dei motori di ricerca, dei siti, e una varietà di altri metodi che direttamente si oppongono ai valori e alle idee che condividono sia Anonymous, ovviamente, che gli stessi padri fondatori di questo paese, che credevano nella libertà di parola e di stampa” si è scagliata una legione di 30 mila hacktivists, che ha colpito come un corpo unico.

“Dovevate aspettarvi la nostra reazione”, scrivevano. E sono stati di parola.

Di una cyber war in atto da tempo ne parlammo anche con il super esperto Fabio Ghioni, secondo cui “è una faccenda molto realistica di cui pochi sono ancora consapevoli”. E proprio l’escalation di botta e risposta tra gli hacktivists di Anonymous e le istituzioni corrotte lasciano presagire che alle tre W più famose del mondo se ne aggiungerà una quarta: World Wide Web WAR.

Benvenuti nella Nuova Era.

 

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