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LIBRI/ “La banda del buco: storia di un disastro annunciato”

Turatevi il naso. Esce questa mattina (Edizioni Il Bene Comune, Campobasso, € 15) il volume “La banda del buco. Sanità molisana, storia di un disastro annunciato”, scritto dal giornalista e politico Antonio Sorbo.  Il naso turato, in questi casi, è d’obbligo. La materia, comunque la si prenda, sprigiona un tanfo insopportabile. Anzi, più la si maneggia, più i miasmi si sprigionano.

La copertina del libro di Antonio Sorbo

Fatta questa doverosa premessa, cominciamo col dire che il volume si apre con un’inesattezza. Scrive l’autore, nella sua  introduzione: “Questo libro ha una valenza sicuramente locale”. Si sbaglia, Sorbo: il libro, pur essendo una sorta di lente d’ingrandimento su un preciso puntino geografico, mette in risalto un neo cresciuto su un corpaccione, quello del berlusconismo, di cui il Molise, e per precisione l’attuale presidente della Regione Michele Iorio, sono interpreti fedelissimi se non allievi peggiori del maestro. Il turboberlusconismo, se ce n’è uno, abita proprio in Molise, nella terra che fu dei sanniti, popolo fiero e guerriero. Degli antichi fasti, tuttavia, in Molise è rimasto poco o punto, e quella fierezza e quella pugna hanno ceduto il passo ad una perdita di identità e memoria. Gli ultimi dieci anni, quelli trascorsi sotto il governo Iorio (che in realtà, di riffa o di raffa, tra un ribaltone e un controribaltone, spadroneggia in Regione da circa tre lustri) hanno determinato un arretramento morale che è male ben peggiore dei danni arrecati al tessuto economico-sociale della Regione.

Nel mazzo dei danni, è indubbio che l’asparago più alto, quello che svetta per evidenza e dimensioni, è quello della Sanità. Un danno, un buco, come lo ha chiamato Antonio Sorbo, dietro al quale si nasconde una banda politica che, all’inefficienza, ha saputo sommare la rapina elettorale, una messe di consensi lucrata grazie ad un grande carrozzone clientelare che più che alla salute dei cittadini ha guardato alla salute politica di pochi e astuti privilegiati.

Sorbo in oltre duecento pagine fitte di dati, documenti, tracce e impronte digitali lasciate da lorsignori sulla pelle dei cittadini, ricostruisce una ragnatela di nodi difficilissima – per sua stessa ammissione – da districare. Leggendo si ha l’impressione di guardare un tappeto alla rovescia, un groviglio apparentemente caotico di fili di cui non si capisce il senso. Ma alla fine il puzzle si ricompone, la trama assume un senso e una dimensione e il tappeto, girato sul dritto, ci fornisce un’immagine precisa: quello di un sistema sanitaria malato, precisamente incancrenito, dalla politica.

In tal senso la questione Molise diventa questione nazionale, poiché come lo stesso autore scrive, correggendo l’iniziale errore, quello molisano è un “microcosmo marginale dove si possono riconoscere e indagare patologie comuni ad altre realtà ben più importanti e in definitiva ben presenti nel contesto nazionale”.

L’effetto di una gestione politica della sanità sono molteplici e vanno dalle carriere facili per amici e parenti agli interessi e agli affari spregiudicati di una sanità privata che è il rovescio esatto della medesima medaglia di latta della sanità pubblica. Nel libro di Sorbo i servizi inefficienti e lo sperpero di denaro pubblico vengono documentati passo passo, in questo evidenziando una complicità di fatto da parte di un centrosinistra che da anni ha dismesso il vestito di controllore per indossare quello più comodo del commensale. E anche in questo il Molise è il riflesso di un malcostume consociativo di marca tutta italiana. Basti dire che in soccorso di Iorio non solo è intervenuto Silvio Berlusconi, il che parrebbe comprensibile seppur in una logica che non c’appartiene, ma finanche Romano Prodi. E’ proprio il governo presieduto dal professore bolognese a regalare 300 milioni di euro a Michele Iorio, azzerando così il debito accumulato dal governatore molisano al 31 dicembre 2006. Ma non basta nemmeno il salvagente di Prodi, il disavanzo sanitario continua a crescere, sono 133 i milioni accumulati in altri due anni e mezzo “costringendo” alla fine il governo (che nel frattempo è cambiato) a commissariare il sistema sanitario regionale. Commissario, uno dei tanti paradossi italiani, viene nominato lo stesso presidente della Regione: Iorio commissario di Iorio a cui viene assegnato, in veste di sub-commissario, Isabella Mastrobuono, tecnico nominato dal ministero. Questa la cura omeopatica del governo Berlusconi, curare il male col male stesso. A che punto siamo oggi? Dopo una serie infinita di tavoli tecnici e riunioni ministeriali, dagli esiti tutti negativi, di commissari e sub-commissari che vanno e che vengono la sanità molisana è all’anno zero. Conti in rosso, servizi inefficienti, “rivolte” territoriali e di campanile laddove vengono messe in discussione strutture deficitarie e ridondanti.  A fermare la giostra, ma non la voragine, c’hanno pensato le elezioni del prossimo 16 e 17 ottobre. Il Molise, unica regione in Italia a beneficiare di un turno elettorale tutto suo, sarà chiamato a scegliere il suo prossimo presidente. Il governatore uscente, Michele Iorio, corre per il terzo mandato. Il buco cambia, in peggio e crescendo, ma il capo della banda, per i molisani, resta ancora lo stesso.

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