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CLARA SANCHEZ/ “Il profumo delle foglie di limone”

“Un romanzo straordinario”, secondo El Paìs; “scuote la coscienza e svela l’orrore che la normalità cela”, scrive El Mundo. Ecco alcuni dei tanti commenti che accompagnano “Il Profumo delle foglie di limone“, il libro – fenomeno di Clara Sanchez che, appena pubblicato, ha scalato la classifica dei bestseller. Nel Gennaio del 2010, quando viene pubblicato in Spagna, riceve subito l’ardito premio Nadal, mantenendo per tutto l’anno sempre i posti più alti della classifiche.

di Maria Ciavotta

Nel Gennaio del 2011 esce in Italia dove riscuote uno straordinario successo, grazie anche al passaparola dei lettori è diventato uno dei libri più letti nel mondo.

 

Quando l’autrice, Clara Sanchez, ha presentato il romanzo ha dichiarato: “E’ il mio romanzo migliore, il più maturo e quello dove ho rischiato di più in ogni modo.”

 

La storia del romanzo nasconde terrore, paura, amicizia e amore. I due protagonisti sono Sandra, una ragazza rimasta incinta di un uomo che non ama, che trova rifugio in una piccola cittadina della Spagna sperando di vivere liberamente e di assicurare una vita migliore al figlio e incontra due anziani, dal passato ignoto.

 

 

Poi c’è Julian, un uomo scampato al campo di concentramento e  alla ricerca dei vecchi nazisti che hanno distrutto il suo passato a cui  vuol far ripagare tutti i mali che ha subito.

 

“Sapevamo bene cosa significava “là dentro”: era il campo di sterminio, dove eravamo finiti a lavorare nella cava. Salva sapeva cosa aveva visto e sopportato, e io sapevo cosa aveva visto lui. Ci sentivamo maledetti. A sei mesi dalla liberazione, con un aspetto pietoso che cercavamo di nascondere dietro un vestito e un cappello, Salva aveva già scoperto che esistevano varie organizzazioni il cui obiettivo era localizzare i nazisti e dar loro la caccia. E noi ci saremmo dedicati a quello. Quando ci liberarono, ci arruolammo nel Centro Memoria e Azione. Io e Salva eravamo due delle migliaia di repubblicani spagnoli internati nei campi, e non volevamo che ci compatissero. Non ci sentivamo eroi, ma piuttosto degli appestati. Eravamo vittime, e le vittime e i perdenti non piacciono a nessuno. Molti non ebbero altra scelta che tacere e sopportare la paura, la vergogna e il senso di colpa dei sopravvissuti, ma noi diventammo cacciatori.”

 

Così Julian entrando in confidenza con Sandra le apre gli occhi, le dice non fidarsi delle apparenze perché niente è come sembra.

 

Il libro si legge velocemente, spinta dalla voglia ma anche dallo spirito di vendetta, per arrivare alla fine, inoltre ha suscitato anche reazioni dai gruppi neonazisti, e si è scoperto che alcuni vivono ancora felicemente, senza aver mai pagato per il male che hanno fatto.  Infatti, secondo un vecchio articolo del Corriere della sera, uno dei più feroci criminali nazisti Aribert Heim, sarebbe ancora vivo; uomo a cui anche Julian da la caccia.

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