SPECIALE LAPINGRA/ Intervista a Stefano Lodovichi, regista del video “This is not a test”

Amico dei Lapingra e regista del video “This is not a test”, singolo tratto dall’album Salamastra. Nato a Grosseto il 31 agosto 1983, ha iniziato a lavorare sui set professionali a soli diciassette anni. Stefano Lodovichi ha scritto e diretto Noend (2007) e Dueditre (2009), quest’ulitmo vincitore di premi nazionali e selezionato in numerosi festival internazionali (Germania, India, Russia, Australia). Il suo ultimo lavoro, appunto, è “This is not a test” del duo Lapingra.

di Donato Giannini

Stefano, per iniziare, puoi spiegaci qual è la differenza tra girare un cortometraggio nel quale la musica non è la protagonista e un video, appunto, in cui quest’ultima è la parte fondamentale?

Girare progetti brevi come video, spot e cortometraggi, ti permette di curare i dettagli che sempre più spesso, per mancanza di soldi e tempo, nei film non si può fare. L’approccio con la musica è completamente differente, nei video la priorità dovrebbe essere la canzone. Le immagini devono spingerla, aiutarla assecondandone i pregi o nascondendone i difetti. Un corto è un’altra cosa, un piccolo film, e come tutti i film segue linguaggi e regole che variano a seconda della storia che raccontano.

Sul set eravate una piccola comunità, tutti molto amici. Parlaci del ritrovo alle sei di mattina, dei luoghi, del rapporto con gli altri ragazzi e di quanto vi siete divertiti a girare il video? 

Realizzare questo video è stato particolarmente interessante. Mi sono inserito nelle dinamiche artistiche dei Lapingra e insieme a Umberto Petrocelli, abbiamo studiato l’approccio artistico alla canzone. È stato possibile realizzare questo progetto grazie all’aiuto dell’associazione AOISLAND e alla comunità isernina che ci ha supportato fin dall’inizio, permettendo una rapida integrazione ai miei collaboratori e l’appoggio logistico produttivo in una provincia ricca di bellezze naturali e artistiche come quella di Isernia: un set naturale perfetto.

Quanto tempo avete impiegato per realizzarlo?

La genesi del video “This is not a test” è durata due mesi di intensa preparazione. Sono seguiti due giorni di riprese e un mese circa per la post. In linea di massima sopra la media di un “piccolo grande” video come il nostro, di un video realmente indie.

Dal tuo primo corto al video per i Lapingra c’è un filo che lega i tuoi lavori?

Esiste sempre un filo che lega i lavori di un regista. E’ un filo che passa attraverso i temi che affronta, l’approccio con lo strumento, e che matura secondo la crescita personale e stilistica dell’autore. Qualè il filo?

Parliamo del tuo lavoro. Le difficoltà che ci sono in Italia in  un settore come il cinema. E inoltre, come organizzi il tuo lavoro e con quale criterio scegli le persone che ti aiutano?

Le regole sono sempre le stesse di quando ho iniziato ad annusare il mondo del cinema professionale circa dieci anni fa: spingi per farti notare e coltiva le conoscenze giuste. Poi ovviamente ognuno decide quali priorità seguire. Nel mio caso fare un buon video, realizzare un bello spot, è possibile soltanto se ho intorno persone competenti con le quali dialogare facilmente. Queste si scelgono sul campo, ma alla fine non è mai soltanto un senso unico. Ci si sceglie un po’ a vicenda.

Il cinema che preferisci (il genere a cui ti ispiri o più vicino a te), i registi che ti hanno influenzato, il perché della scelta di quest’arte e cosa intendi per cinema?

Sono tantissimi i registi a cui mi ispiro. Appartengono tutti a periodi differenti, ma penso che gli esempi più interessanti e utili in questo periodo provengano dal mondo della pubblicità e dei video. Tra questi mondi non sento differenze sostanziali perché si parla sempre di audio-video, di raccontare storie in immagini secondo regole differenti. E se si conoscono le regole allora non c’è differenza tra un linguaggio e l’altro. Poi il cinema è un lavoro come un altro, è fondamentale che venga visto come un mestiere.

Cosa significa essere un regista e quanto intervieni nel lavoro dei tuoi collaboratori?

Essere un regista significa conoscere codici differenti. Codici per comunicare con i vari reparti, per farsi capire dagli attori, codici comuni per giocare insieme agli altri. Significa che devi sapere bene un po’ di tutto per poter chiedere con chiarezza ciò che hai in testa. O almeno significa sapersi vendere bene. In fin dei conti è un mestiere che si fonda appunto sul linguaggio. La difficoltà sta nel trovarne uno proprio, e renderlo con il tempo magari uno stile.

Quali sono le indicazioni che dai più spesso agli attori?

Non ho indicazioni particolari o trucchetti, quelli magari verranno con l’esperienza. Per ora cerco di capire che tipo di attore o attrice mi trovo davanti. Solitamente cerco di far indossare al meglio il ruolo, aggiustandolo qua e là. Ma è un lavoro che va fatto insieme alla persona che ti trovi di fronte. Ogni volta è un lavoro nuovo.

Per concludere, spiegaci  questa esperienza cosa ti ha dato e dove, secondo te, possono arrivare i Lapingra?

Penso che il video dei Lapingra sia stato per me un passo in avanti. Questo in particolar modo perché in fase di creazione mi sono lasciato andare a regole e a un immaginario visivo fuori dai miei schemi. Angela e Paolo, anche grazie al mondo che ruota attorno a questa piccola ma viva comunità  artistica molisana, rappresentano una freschissima realtà musicale indipendente. Ogni traccia  di Salamastra vive di uno slancio epico verso qualcosa di più grande: è come una creatura leggendaria che aspetta il suo momento nascosta nelle acque scure di un lago. Quel momento penso che stia per arrivare.

 

 

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